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Segnalazioni dagli autori (1): Morwen – La Ragazza degli Alberi

5 Gennaio 2009

L’Oracolo dei Venti non di rado si è occupato di Fantasy e sotto questo particolare riguardo non poche sono state le recensioni di libri e saghe (ed alcune di esse hanno avuto la fortuna di essere pubblicate sulla rivista ed il sito di Terre di Confine).

Il presente post ha valore diverso.

Qualche tempo fa sono stato contattato dall’autrice di un libro fantasy per ragazzi che mi ha chiesto di far cenno alla sua opera sulle pagine di questo blog. Con molto ritardo, tengo in oggi fede all’impegno che presi allora: con tutta chiarezza preciso che, non avendo letto il libro suddetto, non posso porre in essere alcuna recensione e devo conseguentemente astenermi da qualsivoglia commento.  Una segnalazione è comunque quantomeno dovuta: la giovane autrice, come me ligure ed amante dei manga (le immagini a corredo della presentazione dei personaggi e presenti nel libro sono sempre sua opera) è riuscita in quel che fortemente anch’io voglio, ossia scrivere e pubblicare un romanzo; al suo posto sarei ben lieto che qualcuno, pur nei limiti del possibile, ne desse notizia aumentando il numero dei possibili lettori.

Così Vi presento:

Morwen – La Ragazza degli Alberi

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QUARTA DI COPERTINA:

Lui, un vecchio e burbero drago.
Lei, una giovane strega testarda e infelice.
Aggiungiamo un timido lupo mannaro, una vanitosa vampira e uno zombie
pasticcione.
La sorte li ha fatti incontrare perché portino a termine un delicato
compito… Ma si tratta davvero di casualità o a tirare le fila del destino è
la misteriosa dea Morwen? Tra Leoni illusori, Draghi da Trasporto e minacciosi
Cacciamorte inizia il viaggio alla ricerca delle Tre Spade Leggendarie!

PROLOGO

Secoli orsono, il buio della sera
nascondeva il castello di una strega nera.
Sola e infelice voleva volare
via da quel luogo e un eroe incontrare.
Fu un tiranno che il potere adora
a costringerla a lasciare la dimora,
rendendo schiava la popolazione
e dando ai ribelli una bella lezione.

Ma un drago lottò per il suo salvataggio.
La strega di corsa fuggì dal villaggio
e iniziò con grande fatica
la ricerca di una spada antica.
Monti e colline avrebbe valicato
e innumerevoli nemici incontrato.
Bestie fameliche, maghi potenti,
ma anche tre amici onesti e valenti.

Grazie a loro senza paura
avrebbe affrontato ogni sciagura,
raggiungendo l’ambíta meta
e dando alla storia una fine lieta.

PERSONAGGI

LORY BARTON
Lory è la figlia della defunta Dragologa Sarah Arrow e di Robert Barton, un
famoso commerciante di attrezzature per il gioco del Dryzard. Essendo rimasta
orfana quand’era molto piccola, la strega è stata cresciuta da Balgas, un
anziano mago bianco. Entrambi vivono nello splendido castello di Gottinghen
Falcon, vicino a Kirèa.
Lory adora acconciarsi i capelli come le Sacerdotesse di Erisval e il suo
guardaroba straripa di tuniche in pelo di Dapty, un tessuto resistente alle
magie di basso livello. Apparentemente è un tipo freddo, ma con un semplice
sorriso potrebbe stregare chiunque. La sua arma preferita è la spada, conosce
l’arte di evocare le Illusioni e sa usare incantesimi di magia bianca e nera.

lory

AYRON
Ayron è il bisbetico drago selvatico che salva Lory dalla sua prigionia, al
villaggio di Kiréa. Dopo un’accesa litigata, propone alla ragazza di viaggiare
insieme a lui alla ricerca di un oggetto magico in grado di sconfiggere
l’esercito di Aston, senza però svelarle né di cosa si tratti, né dove si
trovi.
Ayron ha un carattere forte e autoritorio, per questo è spesso conflitto con
Lory. Ma vuole molto bene alla ragazza e lo dimostra in più di un’occasione.

ayron

DANIEL HAWKINS
Dan, ultimo discendente di una celebre stirpe di eroi, è rimasto orfano
quando aveva appena un anno e per crescere si è dovuto fare forza contando solo
sulle proprie capacità.
Negli squallidi quartieri di Soroh, la città in cui è nato, Dan ha subíto
prima l’invidia dei coetanei per la fama ereditata dai genitori; poi le
critiche per non aver contrastato l’insediamento di Aston. Dan si è guadagnato
così la triste reputazione di “pecora nera” della famiglia Hawkins.
Avendo trascorso l’infanzia in grande solitudine, Dan comprende a fondo i
sentimenti di Lory, emarginata per la sua natura di strega. Con la giovane ha
infatti instaurato un solido legame di amicizia.

dan

ARIENNE OSBOURNE
Ary è la secondogenita della famiglia Osbourne e abita al Raverick Castle.
Suo padre, Lord Harmann, è sposato con la contessa Elisabeth Bathory da ben
quattro secoli e mezzo. Suo fratello maggiore si chiama Lilith.
Ary prova un odio smisurato verso tutto ciò che si muove, parla o respira
fatta (forse) eccezione per Dan. Detesta Lory e le procura continuamente un
sacco di guai.

ary

WILL
Will è un tipo molto singolare. Non ricorda né in quali circostanze è risorto
zombie né per mano di chi. All’apparenza dimostra la stessa età dei suoi
compagni di avventura, invece è nato centinaia di anni prima di loro.
Will è il miglior amico di Dan, nutre un’immensa simpatia verso Lory ed è
persino in grado di tollerare la compagnia di Ary (forse per la loro comune
natura di redivivi). È costretto a portare delle bende avviluppate intorno alla
testa, ai polsi e alle caviglie per nascondere un raccapricciante reticolo di
vene. Nonostante questo accorgimento, è piuttosto facile intuire la macabra
verità sul suo conto.

BALGAS VALMONT
Balgas è l’anziano stregone bianco che vive al Gottinghen Falcon. Non lascia
quasi mai il castello e prova un intenso rancore verso gli abitanti di Kirèa,
colpevoli di trattare con disprezzo la sua allieva Lory.
Balgas ha narrato alla strega le eroiche imprese dei guerrieri Hawkins,
destando in lei il desiderio di incontrare un vero eroe. Ma quale ruolo
ricopriva prima di prendere Lory sotto la sua protezione? E da quale fonte ha
ricavato il denaro per acquistare il maestoso castello di Gottinghen? Nel suo
passato si celano oscuri segreti.

DRAGHI DA TRASPORTO
I Draghi si possono dividere in cinque grandi categorie. In genere, la classe
entro cui un drago viene collocato fa riferimento al suo habitat naturale.

Draghi di Fuoco: draghi in grado di emmettere fuoco e sopravvivere a
temperature estremamente elevate.
Draghi delle Acque: vivono lungo i corsi di fiumi e laghi. Non possono
sopravvivere nell’acqua salata.
Draghi dei Cieli: sono i più sfruttati dagli uomini per il trasporto aereo.
Draghi del Vento: veloci, robusti e fedeli. Ma sensibili nei confronti della
luce solare.
Draghi della Terra: la loro caratteristica primaria è la totale assenza delle
ali. I Draghi della Terra sono quindi incapaci di volare e, in genere, di
nuotare.

SPECIE DI DRAGO

Pungo Peperino: È uno dei draghi maggiormente sfruttati per il trasporto
aereo. Ogni famiglia che si rispetti ne possiede almeno un esemplare. Il suo
prezzo ruota intorno alle trecento Lance, ma può salire anche fino a mille
cinquecento se si tratta di esemplari rigorosamente addestrato al volo.Secondo
una statistica, si contano più i Peperini in cattività degli esemplari allo
stato brado. Ma in fondo questi simpatici Draghi dei Cieli sembrano trovarsi
bene con gli umani.
Il Pungo Peperino è una delle razze più piccole: un adulto raggiunge le tre
braccia di lunghezza. Le sue scaglie sono colore grigio perla. Vive in zone di
montagna e depone uova verdognole.

Flashato Infero: È una razza da non sottovalutare, anche se la definirei
meno terribile del Sauro d’Azoria. Gli esemplari di Flashato perdono facilmente
la pazienza ed esplodono in frequenti accessi d’isteria. È impossibile
impartire loro degli ordini o cercare di utilizzarli come mezzi di trasporto.
Il cervello di questi Draghi di Fuoco viene ritenuto di piccole dimensioni
(non più grande di una mela). Presentano scaglie scarlatte e depongono uova
marroni.

Guru Acuto: Ha scaglie color rame ed è frequentemente utilizzato per i
viaggi. La sua caratteristica principale è il muso appuntito, simile al becco
del Dodo Tivetano, da cui sporgono affilatissime zanne.
Nonostante abbia un ottimo rapporto con l’uomo, non è razza da prendere alla
leggera. Gli esemplari selvatici di Guru sono in grado di divorare grossi
animali, come mucche e cavalli, in meno di trenta secondi. Misteriosi decessi,
avvenuti recentemente nello sperduto villaggio di Gaya, sono stati attribuiti
proprio a un branco di Guru. Questo Drago del Vento erutta fiamme dorate. Vive
in media 150 anni. Sulla sua testa spiccano corna ritorte utilizzate per la
preparazione di unguenti.

Dapty Crinato: È un Drago del Vento, allevato principalmente per il suo
splendido manto nero. Il corpo del Dapty, anziché essere ricoperto di ruvide
scaglie, presenta infatti un morbido pelame. Qualsiasi capo d’abbigliamento con
esso confezionato genera una potente barriera magica, refrattaria a malocchi e
incantesimi. Ecco perché le tuniche di Dapty sono le più richieste e apprezzate
da maghi e stregoni.
Ogni anno nella città di Pentac si celebrano sfilate di moda per presentare i
capi fabbricati con questo pregiato tessuto.

Goccio Tundo: È una delle razze più strane con cui abbia mai avuto a che
fare. Le squame che ricoprono il corpo del Tundo sono costantemente impregnate
di una sostanza gelida e appiccicosa utilizzata dall’uomo per fabbricare colle
super-resistenti. La cute stessa del drago produce questo liquido per regolarne
la temperatura corporea e tenere alla larga i parassiti.
I Tundi sono estremamente sensibili al calore del sole; infatti non possono
volare a più di centocinquanta metri dal suolo. Superato questo limite, il
processo di sudorazione del drago rischia di interrompersi e le sue squame
cominciano a disidratarsi, conducendolo velocemente alla morte. Persino le uova
deposte dal Goccio sono dotate di una pellicola oleosa che le protegge dal
calore.
Questa specie viene sfruttata come mezzo di trasporto nelle fredde Terre del
Nord. Nei luoghi dove il clima è più mite vengono allevati esemplari ibridi,
abituati sin dalla nascita a sopportare anche le temperature elevate.
Secondo alcuni Dragologi dovrebbe esistere una categoria apposita per le
razze che, come il Goccio Tundo, preferiscono il clima rigido: i Draghi delle
Nevi. Per il momento il Tundo è classificato come Drago del Vento per la sua
innata capacità di volare a trenta leghe orarie.

Gelma Occhionero: Un drago dall’aspetto simpatico, dotato come il Dapty di
un morbido manto. Presenta delle strane macchie nere intorno agli occhi e per
questo viene soprannominato “drago-panda”. Il Gelma ha la migliore visibilità
notturna fra tutti i Draghi dei Cieli, ma non è considerato un buon mezzo da
trasporto per via delle sue dimensioni ragguardevoli. Manifesta uno spiccato
senso materno. Il prezzo di un esemplare adulto è di circa tremila Lance.

Tonto Sciroccato: Una razza dall’espressione tipicamente svanita. Molti
scrittori, attraverso le epoche, si sono ispirati agli esemplari di Tonto per
creare storie meravigliose, ipotizzando quali pensieri brulicassero nella mente
di queste creature. Ma in realtà, noi Dragologi siamo in grado di fornire una
spiegazione puramente scientifica riguardo alla totale inespressività del Tonto
Sciroccato: le ben misere dimensioni del suo cervello.

BIOGRAFIA DELL’AUTRICE

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Emma Brander è lo pseudonimo di Emanuela Callai, scrittrice ligure nata a
Rapallo il nel 1986 sotto l’ostinato segno del capricorno. Appassionata sin da
bambina di romanzi e fumetti, iniziò a scrivere la saga di “Morwen” all’età di
diciassette anni. L’idea le venne guardando distrattamente un programma
televisivo dove insegnavano a preparare i biscotti di Halloween a forma di
strega e pipistrello.
Emma ha presentato il suo primo libro all’edizione 2007 e 2008 di “Fantasio
Festival”, manifestazione organizzata dalla scrittrice e giornalista Moony
Witcher (autrice de “La bambina della Sesta Luna”, Giunti Junior).
Attualmente, Emma studia Lettere Moderne presso l’Università di Genova. I
suoi autori preferiti sono Philip Pullman e Marion Zimmer Bradley.

“Mi presento: sono Emanuela Callai e vivo a Rapallo, città amata da artisti e
scrittori come Ernest Hemingway. Ho scritto i primi racconti quando frequentavo
le scuole Medie. Dopo due anni di Liceo Classico, decisi di interrompere gli
studi perché non riuscivo ad inserirmi all’interno della mia classe;
quest’esperienza un po’ triste mi avrebbe permesso di descrivere i sentimenti
di solitudine ed emarginazione provati dalla protagonista di Morwen, la strega
nera Lory Barton che sogna di avere degli amici.
Cercai un’attività in cui poter investire le mie energie ed esprimere la mia
creatività, così cominciai a scrivere la saga fantasy intitolata Morwen.
Ebbi l’idea mentre guardavo un programma televisivo. Mancavano un paio di
giorni al 31 Ottobre e i negozi straripavano di maschere mostruose, costumi
raccapriccianti e finte ragnatele argentee. Quell’atmosfera misteriosa e
surreale mi diede l’ispirazione per creare una storia che avrebbe avuto per
protagonisti una giovane strega, un timido lupo mannaro, una dispettosa vampira
e un simpatico zombie.
Come la maggior parte dei fantasy, decisi di ambientarlo nell’affascinante
periodo del Medioevo, arricchendolo con figure leggendarie come i Draghi
(impiegati, in questo bizzarro mondo, come insoliti mezzi di trasporto) e altre
creature immaginarie. La varietà di personaggi che, nonostante la loro
diversità, decidono di formare un’improbabile compagnia per sconfiggere il
perfido tiranno, il succedersi incessante di colpi di scena ma, soprattutto,
l’umorismo che condisce ogni situazione sono gli elementi chiave che rendono
Morwen un romanzo unico e coinvolgente.
Importantissima, nel mio lungo viaggio di scrittrice esordiente, è stata
l’amicizia telematica con la scrittrice italiana Moony Witcher (autrice della
saga “La bambina della Sesta Luna” e “Geno”), che mi ha sempre incoraggiata e
con cui ho partecipato alla manifestazione Fantasio Festival 2007 e 2008, a
Perugia, dove ho presentato il mio romanzo e dove ho tenuto un laboratorio di
Pozioni in veste di assistente insieme al mio collega e amico Fabio Cicolani.

TITOLO DELL’OPERA:”MORWEN – La ragazza degli alberi”
COLLANA: Fantasy
EDITORE: Chimienti Editore, Taranto
PREZZO: 13,00 Euro (2,6% devoluto in beneficenza)
ILLUSTRAZIONI: Emma Brander
CODICE ISBN: 9788861150096
Pagine: 264

DOVE SI PUO’ ACQUISTARE IL LIBRO:

-sul sito IBS http://www.ibs.it/code/9788861150096/brander-emma/ragazza-degli-
alberi-morwen.html
-sul sito dell’editore http://www.chimientieditore.it/Modulo_acquisto2.htm
-oppure ordinandolo in una libreria. La lista dei fornitori è qui: http://www.
chimientieditore.it/Distributori.htm

SITI DELL’AUTRICE:

http://digilander.libero.it/emmabrander/
http://blog.libero.it/emmabrander/

[*Doverosamente si precisa:

- il materiale per l'articolo è stato gentilmente offerto dall'autrice del romanzo;

- la presente segnalazione è compiuta a titolo assolutamente gratuito, non avendo corrisposto l'autrice alcun compenso di qualsiasi natura, nemmeno a titolo di "rimborso spese" (anche perché non ve ne sono)]

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Odd Thomas di Koontz: prossima la realizzazione del film

3 Agosto 2008

I romanzi di Dean Richard Koontz solitamente sono autoconclusivi. Raramente il lettore ha incontrato richiami espliciti ai romanzi precedenti: sotto questo particolare riguardo, i romanzi che hanno per specifico oggetto progetti di modificazione genetica sfuggiti al controllo dei propri creatori rappresentano, nel complesso, eccezioni.

In uno dei primi romanzi, Mostri, si nomina per la prima volta il progetto Francis, nome che richiama immediatamente alla memoria una serie di film in bianco e nero dove un irriverente mulo, di nome Francis appunto, sapeva parlare.

Ecco, per i nostalgici una foto esplicativa:

…e per gli affezionati ecco il link ad una scheda critica accurata.

In Mostri, protagonista era un Golden Retriever dall’intelligenza assolutamente fuori dal comune: era l’unico vero e proprio successo di una serie di esperimenti volti a migliorare l’intelligenza animale per scopi militari.

Del progetto Francis si parla anche, con brevi cenni, in due romanzi successivi ambientati nella tutt’altro che ridente cittadina di Moonlight Bay: L’uomo che amava le tenebre e Tracce nel Buio (il terzo libro della trilogia Ride the Storm non è ancora stato terminato*). In questi due libri Koontz presenta al lettore Christopher Snow, un ragazzo costretto a vivere di notte in ragione di una terribile malattia (reale), lo xeroderma pigmentoso, che rende per lui mortali i raggi di luce troppo intensi, tra i quali, ovviamente, quelli del sole.

Snow è per molto tempo l’unico protagonista che in Koontz ha conosciuto il ritorno.

L’unico, fino a Odd Thomas che, almeno nelle intenzioni dell’autore, dovrebbe essere protagonista di ben sette romanzi (l’ultimo uscito, Brother Odd non è ancora stato tradotto in Italia).

Odd compare per la prima volta ne Il Luogo delle Ombre e poi ne Il labirinto delle Ombre (clicca per la recensione su questo blog).

Odd Thomas è cuoco di un piccolo ed insignificante ristorante fast-food in una cittadina anonima spersa nel deserto…e vede e parla con i morti.

Odd è un personaggio, di là dall’abilità sua propria, particolare: uno spirito candido, buono e particolarmente ironico. Talchè i toni tutti dei romanzi dei quali è protagonista ne rimangono indelebilmente segnati.

E’ di pochi giorni or sono la notizia che Odd Thomas diverrà un film, non il primo e non certo l’ultimo dei films tratti dai romanzi di Koontz (a solo titolo esemplificativo sono stati tratti films da: Mostri, Il Volto della Paura, Phantoms, Cuore Nero, Intensity).

Al momento l’autore ha rivisitato la sceneggiatura e trovato l’attore protagonista.

Non resta che aspettare.

[fonte: Horror Magazine]

[*testualmente, dall'autore: I fully intend to finish the third book, God willing. The problem has been that when I started RIDE THE STORM, I quickly saw that it was going to be different from and potentially much longer than the first two books, and I wanted to take time to consider it carefully before continuing. Then an unprecedented flood of story ideas washed over me, all of which I was passionate about, and I have been busy realizing them for the past few years. Writing talent is a gift that sometimes controls the recipient].

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“Il Marito”: L’ultimo Thriller firmato Koontz

6 Luglio 2008

Teso ed avvincente

Con “Il Marito” Koontz ritorna al genere che gli ha dato forse maggior successo e notorietà: il Thriller puro, diretto, rapido, avvincente.

Non che, per il vero, negli altri suoi romanzi, il brivido teso e l’azione rapida siano assenti (con l’unica eccezione, forse, di Sussurri). Ma gli amanti di Koontz ben conoscono quale rilevante distanza separi romanzi quali Là fuori nel buio, L’uomo che amava le tenebre o Fuoco Freddo, da altri quali Intensity o Velocity.

Come noto, le tamatiche care a Koontz sono varie: mutazioni genetiche fuori controllo (Mostri, Mezzanotte, L’Uomo che amava le Tenebre); manipolazioni mentali e del subconscio (La Casa del Tuono, Quando scendono le tenebre, Falsa Memoria); mostri dai temibili poteri psichici (Il posto del Buio, Incubi, Fuoco Freddo, Sopravvissuto) e più raramente creature sovrannaturali (Là Fuori nel Buio, Phantoms) e alieni (Strangers, L’ultima porta del cielo).

In questi romanzi l’elemento “fantanscientifico” o “sovrannaturale” è preponderante, ma la narrazione è comunque incentrata su quanto accade in pochi giorni, a volte in una sola notte, talché gli eventi si susseguono incalzanti, senza inutili pause, digressioni, cadute di intensità. Si tratta, in poche parole, di veri e propri Thriller-Horror.

In altri romanzi l’elemento sovrannaturale viene lasciato ai margini, a volte appena palpabile, e tutto ruota intorno ad un ristretto numero di personaggi, coinvolti, spesso per caso, negli oscuri piani di invincibili ed astuti serial killers o assassini di professione (Intensity, Velocity).

Il Marito“, agile romanzo di solo 359 pagine, appartiene a questa ultima linea narrativa.

L’elemento sovrannaturale, come anticipato, non dispare totalmente, ma rimane ai margini dello sguardo: si stratta al più di percezioni, presentimenti, tali da aggiungere “un qualcosa in più” alla narrazione, senza però divenire elemento focale.

L’affezionato lettore ritrova qui i tanti elementi oramai distintivi: l’ironia accattivante (anche se non ai livelli forse eccessivi di Thomas Odd), l’azione fotografata nel dettaglio, il colpo di scena convincente mai forzato.

E ritrova ovviamente la descrizione minuziosa di giardini e piante californiane, le battute, i personaggi curiosi. Immancabile la presenza, seppur qui defilata, di un golden retriever*.

Della trama non posso però davvero anticipare nulla, se non giusto l’inizio:

Mitch è un giardiniere. Lunedì 14 maggio si trova al lavoro, come tutti gli altri giorni, con l’amico Iggy, buono, disponibile, ma certo non molto perspicace. Inattesa, alle 11.43, giunge la telefonata di Holly, la moglie di Mitch. Poche parole. Poi alla sua si sostituisce la voce di uno sconosciuto. E ha inizio l’orrore…

Altro non potrebbe da parte mia davvero aggiungersi: pagina dopo pagina, in un vorticare continuo di eventi, il lettore non ha mai modo “di tirare il fiato”.

Le sorprese ed i colpi di scena non mancano certo.

Lo devo ammettere: una volta sono davvero stato colto di sorpresa anche io.

Voto: 8

[* Per chi ancora non lo sapesse, il riferimento è all'affezionato amico di una vita, Trixie, il golden retriever di Koontz, morto qualche tempo fa]

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L’ultimo libro della saga di Terry Goodkind: Scontro Finale (Confessor)

25 Giugno 2008

Un libro intenso e avventuroso, nello stile del miglior Goodkind.

Con Scontro Finale (titolo originale Confessor) giunge alla sua risolutiva fine la lunga e fortunatissima saga de La Spada della Verità, presto trasposta sul piccolo schermo da Sam Raimi (!).

Goodkind porta a conclusione una storia affascinante, brillante ed avvincente, mantenendo intatte nell’originale afflato tensione e spirito: le pagine scorrono rapide, mentre le immagini si fissano con forza nella mente del lettore.

Con il primo romanzo dell’ultima trilogia, Goodkind aveva trasformato molti dei suoi personaggi riuscendo nella davvero difficile impresa di mantenere intatti indole e personali propensioni, ma al contempo modificando quei pur fondamentali tratti della personalità che, svanita dall’esistenza colei che maggiormente li aveva influenzati, dovevano trasformarsi in qualcosa di nuovo.

A seguito dell’evocazione della Catena di Fuoco, Kahlan è infatti stata cancellata dai ricordi di tutti: è come non fosse mai esistita; è divenuta davvero una sorta di Fantasma (da cui il titolo del secondo libro della trilogia). Conseguentemente, i principali alleati di Richard Rahl che maggiormente sono stati influenzati dalla sua tenacia, dal suo profondo amore per la vita, mutano sensibilmente: Ann, la ex Priora delle Sorelle della Luce, ridiventa la fredda mente calcolatrice che brama controllare, pur nel perseguimento di un nobile fine, la vita e le scelte di tutti, mentre Zedd perde gran parte dei tratti più squisitamente umani.

Non sono certo le uniche perdite, ma al protagonista Richard vengono meno risorse sulle quali ha sempre potuto contare, seppur in diversa misura.

Ed intanto, intorno, la Magia muore.

In Scontro Finale viene dunque ancora narrato il tentativo ostinato di Richard, apparentemente senza speranza, di recuperare l’amore della sua vita e di difendere tutto quello che ha più caro, comprese le persone la cui vita sente di sua responsabilità, dalla forza apparentemente inarrestabile e sconfinata dell’Ordine Imperiale.

E’ un’impresa che non può che essere tentata su più piani contemporaneamente: Richard deve impedire che l’Ordine conquisti il Palazzo del Popolo; deve evitare che Jagang si impossessi, attraverso la decifrazione dei Libri delle Ombre Importanti, del potere dell’Orden, unico capace di rompere l’incantesimo della Catena di Fuoco; deve salvare Kahlan dalla prigionia; deve riacquistare il suo Dono ed imparare ad utilizzarlo al massimo delle sue potenzialità. E soprattutto deve riuscire a sconfiggere qualcosa di più potente di qualsiasi magia od esercito: deve trionfare su una ideologia distorta ed ammorbante.

Più volte nel testo si legge infatti che Richard e Nicci (colei che ha lasciato le fila dell’Ordine ed è rinata a nuova vita proprio grazie al cercatore della Verità) sono ben consapevoli che la morte del Tiranno dei Sogni non fermeremme l’esercito oscuro che si è accampato fuori dalle apparentemente inespugnabili mura del Palazzo del Popolo. Bramoso di uccidere, devastare, struprare, ogni uomo del Vecchio Mondo non si fermerebbe nemmeno davanti alla morte del suo condottiero.

Il nemico è dunque qualcosa di tanto potente quanto impalpabile: pur disfatto il potere della Catena di Fuoco e così arrestata la morte della Magia conseguente alla contaminazione dei Rintocchi, la vera vittoria non sarebbe ugualmente conseguita; prima o poi Jagang sarebbe sostituito ed il massacro ripreso.

Pur spesso soggiogato dalla consapevolezza della steriilità di molti suoi sforzi, Richard non si darà però mai per vinto: lui, del resto, anche senza la Spada della Verità, è detentore di entrambe le anime della Magia; sa ballare la Danza della Morte ed essere conseguentemente il più letale degli spadaccini; ma soprattutto è il Cercatore, nato per difendere e far trionfare veri valori morali sull’oscurità annichilente della menzogna.

Scontro Finale non è infatti solo un romanzo Fantasy: l’intera saga è evidentemente nel progetto dell’autore una sorta di manifesto ideologico, la trasposizione romanzata del vibrante ed inconciliabile scontro tra due visioni della vita completamente contrattaposte.

Da una parte il razionalismo positivista strenuo difensore dell’intrinseco valore della vita; dall’altro l’irrazionalismo fideistico antistorico e pessimista che odia perché invidia e che distrugge perché incapace di creare.

Così l’avventura diviene ammaestramento morale, compiuto mito filosofico della riscoperta e conquista da parte dell’individuo delle proprie radici etiche, contro la deriva corruttibile e contaminante della massa cieca, volubile, stolta, facile contemporaneamente al relativismo etico ed alla disarmante stolidità contraddittoria della falsa fede.

La struttura ideologica portante del romanzo (Goodkind è largamente influenzato dall’Oggettivismo di Ayn Rand) non è tuttavia mai tale da soffocare il ritmo incalzante di una narrazione che si mantiene come sempre ancora piacevole e scorrevole.

Ancora una volta il lettore troverà le grandi battaglie, i capovolgimenti di prospettiva, le strabilianti magie, gli imprevisti, gli angoscianti orrori. E come sempre si perderà nei meandri oscuri della Magia così come creata e modellata da Goodkind, in un difficile equilibrio di infinite complicazioni e risoluzioni luminose e trancianti.

Vi saranno molti incontri, in una storia che si chiude simbolicamente quasi a cerchio con il ritorno sulla scena di molti personaggi che sembravano dimenticati od oramai privi di importanza, ed alcune perdite.

Il finale è per molti versi sorprendente e non del tutto scontato.

Per chi ha letto i precedenti volumi della Saga, ovviamente imperdibile!

Voto: 7

[Per più approfondita recensione, visita il sito di Terre di Confine]

Qui subito di seguito il link al blog del traduttore di “Scontro Finale“, che ho avuto modo di conoscere attraverso il sito Anobii (che consiglio vivamente a tutti i lettori e del quale, prima o poi, parlerò un poco nel blog): La Nota del Traduttore

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Erikson – La Dimora Fantasma

21 Novembre 2007

Avevo espresso un giudizio tutto sommato lusinghiero del primo libro della saga di Erikson. Preso dalla curiosità, mi sono lasciato quindi, a breve distanza di tempo, alla lettura del seguito: La Dimora Fantasma.

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E di sicuro non ho sbagliato: sono semplicemente entusiasta.

Erikson crea una storia davvero complessa che s’innesta nel quadro tutt’altro che lineare cui ha dato vita nel precedente romanzo. Volutamente lascia nella trama accenni ad eventi confusi, apparentemente tanto lontani nel tempo e irrilevanti, quanto in realtà necessari se non fondamentali per la comprensione del grande intricato disegno che il lettore percepisce dietro ogni avvenimento, senza però mai essere in grado di afferarne appieno caratteri e limiti.

Permangono quegli elementi caratteristici che disturbano molti lettori e che, in effetti, non poche volte inducono al dubbio, all’errore, comunque allo smarrimento. Talchè non manca il timore di aver abbandonato la tesa attenzione che questo tipo di lettura richiede e la precipitosa ricerca verso le pagine passate, verso i capitoli letti giorni addietro, nella convizione, a volte speranza, di aver perso qualcosa di fondamentale tra i tanti avvenimenti, nel gioco spesso ardito di immagini e parole. Erikson tuttavia è volutamente fuorviante, ambiguo, ingannatore: gioca con il lettore una partita impari, lanciando di pagina in pagina sfide cui è pressoché impossibile resistere, ma delle quali già in partenza si conosce il nome del vincitore.

Perché dietro il primo inganno, ve n’è senza dubbio un secondo. Perché quando si crede di iniziare a comprendere, si viene sorpresi dall’evento traumatico che rimescola le carte in tavola. Un gioco ardito, che pochi sanno mantenere vivo senza stancare o indispettire oltre il limite. In effetti molti sono coloro che odiano Erikson e che dopo le prime pagine de “I giardini della Luna” gettano la spugna ed approdano ad altri lidi.

Ma ne “La Dimora Fantasma” Erikson mostra, di là di ogni ragionevole dubbio, che la complessità che offusca non è affatto il frutto dell’incapacità di un confuso narratore, ma il riflesso costruito ad arte di un mondo folle del quale si vuole rendere partecipe al massimo il lettore.

I Flashback tanto temuti del primo romanzo e, a volte, senza dubbio eccessivi, sono ridotti in momento e frequenza; l’avventura è meno frammentaria; le linee principali da subito individuabili. Si entra subito in medias res e subito si è presi dalla tensione, dalla curiosità, dalla passione.

Anche questa volta Erikson non rinuncia a mettere in campo una moltitudine variegata di personaggi, anche qui di insospettabile ed insperato spessore. Benché, sorprendentemente, siano solo quattro i nomi che il lettore conosce dal primo libro: Crokus, Kalam, Apsalar, Fiddler. Altri nomi ben noti, come Ben lo svelto, compariranno solo verso la metà della storia; altri (Rake, Brood) non avranno apparentemente alcuna importanza. Solo Trono d’Ombra, La fune ed i Segugi avranno un ruolo di rilievo.

I nomi però che resteranno davvero nella mente del lettore sono altri: Coltaine, Icarium e, soprattutto, Duiker.

Come mia oramai consolidata prassi non disvelerò nulla di rilevante della trama, volendo quivi dar vita ad una breve presentazione piuttosto che ad una approfondita recensione.

Mi preme tuttavia solo sottolineare come Erikson sia riuscito a creare nuovamente personaggi indimenticabili che, pur nella volutamente caotica trama, rifulgono come pochi altri nella narrativa contemporanea, benché lontani dai mai del tutto desueti epigogni dell’”eroe senza macchia e senza paura” verso i quali solitamente vanno le preferenze anche inconsce dei lettori.

Travolti da un mondo teatro di lotte titaniche, dove i disegni degli dei si scontrano con le mai sopite aspirazioni di antichi che il tempo confina nel mito, i personaggi di Erikson combattono strenuamente contro tutto e tutti, capaci di gesta eroiche ed impulsi abbietti, tra superiori afflati e bassi istinti. Travolti ma non annientati, vivono di continue rinascite e dolorose sconfitte. Smarriti in un mondo astruso, violento ed impietoso.

Come il lettore. Che viene quivi avvinto dalla storia vorticosa ed appassionante, da leggersi su più piani, inscindibilmente connessi.

In effetti Erikson riesce in un solo libro a legare epica e romanzo d’avventura, horror e fantasy. Le battaglie tra mostruose creauture si inseriscono tra quelle degli eserciti. Il duello si affianca al massacro. In un quadro grandioso e potente che pulsa di immagini vivide che colpiscono e seducono, inquietano e turbano. Tradimenti, torture, sacrifici. Distruzioni apocalittiche. Dei irrequieti. Antichi che tornano a destarsi. Anime perse e maledette.

Di fronte ad un simile elenco chiunque penserebbe all’incontro casuale e fastidioso, quindi malriuscito, di generi diversi e storie diverse, “Tanto materiale avrebbe potuto dare vita a più libri: un delitto mischiare così tanto”. Ed invece il risultato è mirabile. In effetti, rispetto al primo libro che risente senz’altro della prima esperienza, Erikson sublima le già evidenziatesi sue abilità, creando un quadro armonico dove nulla stona davvero: quando pare di aver appena udito la stonatura, si riesce a comprendere che vi è qualcosa in più, che al momento sfugge ma che in futuro, forse dopo centinaia di pagine, troverà spiegazione.

Così la storia, lungi dal crollare su se stessa, vive del suo particolare ritmo (si direbbe afflato) avvincendo ed appassionando.

Davvero indimeticabili molte scene.

Persuasivo. Toccante. Crudele. Epico.

Davvero uno dei migliori romanzi che abbia letto.

Giudizio: 8+

Ringrazio sentitamente l’amico Alessio che mi ha consigliato Erikson!

Unica vera nota dolente la pessima scelta editoriale che ha reso la copertina del libro una delle peggiori che abbia mai visto.

[Questo è il post numero 101. Non avrei mai pensato di scriverne così tanti. Grazie agli affezionati lettori]

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I Consigli del Mentore – Fantasy: Libri Singulares (1)

2 Novembre 2007

Non sono molti i Fantasy che riescono a narrare una storia nei ristretti limiti di un solo volume, per quanto corposo. Penso che nella mia oramai più che ventennale vita di appassionato lettore avrò incrociato non più di una diecina di libri singulares… Ma fra questi, alcuni piccoli tesori.

Ecco allora presentarVi, nella categoria Imprescindibili, nel caso non ne abbiate ancora sentito parlare o non abbiate ancora avuto l’occasione di leggerlo,

L’ECO DEL GRANDE CANTO

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di David Gemmell, il noto autore della Saga dei Drenai, venuto prematuramente a mancare, all’età di 58 anni, il 28 luglio 2006 per complicazioni successive all’intervento di bypass coronarico al quale si era sottoposto. L’ultima sua fatica così, una rivisitazione della Guerra di Troia che ho notato parecchio pubblicizzata in libreria, rimarrà incompiuta, non avendo potuto l’autore portare a termine l’ultimo volume della trilogia. Risulta tuttavia che l’editore provvederà comunque ad una uscita postuma, sfruttando il contributo della moglie di Gemmell che sarebbe riuscita a portare a termine il non facile compito sfruttando i rigorosi appunti del marito.

L’Eco del Grande Canto, edito dalla Fanucci, uscì in Italia nel 1998 (Titolo originale Echoes of the Great Song: 1997), talché non dovrebbe risultare difficile il suo reperimento.

L’Eco è un libro memorabile, affascinante, coinvolgente. Se le prime 70 pagine non sembrano essere di particolare pregio, dopo si è come avvolti dalle invincibili spire di un gorgo possente: lo disse il Codino commentando le pagine dell’Illiade; senz’altro Gemmell non è Omero, eppure è altrettanto certo che accostandosi all’Eco del Grande Canto risulta difficile smettere di leggere, forse impossibile.

I personaggi sono indimenticabili. La storia originale. L’atmosfera perfetta. Ma sono ritmo e toni a rendere il libro di Gemmell davvero uno dei migliori che abbia letto. E tra i pochi ad essermi rimasto davvero nel cuore.

Gemmell è riuscito nell’ardua impresa di unire sentimento ed epica. Si sente in alcune pagine l’afflato suadente della grande storia, del mito indimenticato. Nella dolorosa sofferenza dell’inevitabile decadenza contro cui, nonostante la perfetta consapevolezza, comunque si combatte con ogni forza.

Nell‘Eco palpita l’ultimo battito d’ali di un glorioso rapace che ha volato più in alto di quanto altri abbia mai fatto. Violento, vendicativo, altezzoso, ingiusto ha segnato un’epoca, ha forgiato il tempo a sua immagine e a suo desiderio. Nel suo più alto volo non è mai stato amato: al più temuto.

Eppure quando, vecchio e stanco, per l’ultima volta si alza in volo, la prima volta per una causa giusta, nessuno può rimanere indifferente. Ed anche il più odiato nemico, diviene mito intramontabile.

Giudizio: 9

Per tentare di essere il più oggettivo possibile, segnalo che il mio giudizio, condiviso da tutti coloro ai quali ho regalato copia, non è il medesimo di molte riviste specializzate, per le quali l’Eco è sì un buon libro, ma nulla di veramente rimarchervole.

La critica più severa rileva che il Canto sembra approssimativo in alcune scelte, diverso dallo stile e dalla precisione cui Gemmell ha abituato, talché non è addiruttara mancato chi ha avanzato l’ipotesi che non sia frutto dell’autore di copertina.

E’ una opinione che non condivido. Ho letto molti libri di Gemmell e, semmai, con l’Eco del Grande Canto l’autore è riuscito a raggiungere le vette solo sfiorate in libri quali “i Cavalieri dei Gabala” e “La Perla Nera” (dei quali mi occuperò forse in altra occasione). Che poi sia assente il carattere principe dei personaggi di Gemmell, la continua interiore lotta tra forze opposte di differente natura, è una clamorosa svista. Gemmell ha abituato il lettore al modello del protagonista interiormente diviso, che ha spesso un passato oscuro e che solo in ultimo trova la propria redenzione (in quale misura e per quali motivi tratterò altrove). Nell’Eco mi sembra piuttosto che il motivo venga universalizzato e più semplicemente non si tratti del singolo, ma di un intero popolo.

Lascio comunque al lettore il giudizio finale.

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I Consigli del Mentore – Saghe Fantasy (1)

25 Settembre 2007

Non molti giorni addietro, un amico, passando in rassegna la libreria di casa mia, mi chiedeva quali saghe fantasy avessi letto e ritenessi di poter consigliare. Con una certa insistenza mi suggeriva di mettere per iscritto tali preferenze e metterle bene in evidenza nel blog (di cui lui è un lettore affezionato).

Accetto di buon grado il sollecito.

Avevo in verità già pensato di trattare delle saghe che nel tempo mi hanno più favorevolmente impressionato, non entrando nello specifico della trama, ma limitandomi a commenti che pur generali potessero comunque dare il polso di qualità e pregi.

L’idea rimane ferma, ma non è fuoriluogo, a mio avviso, in un post iniziale, programmatico e di sintesi, quantomeno nominare le saghe di cui poi, se il tempo non sarà tiranno, tratterrò più diffusamente in futuro.

Ebbene:

Tra gli imprescindibili (oltre ovviamente Il Signore degli Anelli):

- Stephen Donaldson: Le Cronache di Thomas Covenant l’Incredulo (trilogia): La Conquista dello Scettro; La Guerra dei Giganti; L’Assedio della Rocca.

La saga, attualmente in ristampa, fu uno dei maggiori successi di fine anni ‘80 della Mondadori (le copertine erano tra l’altro semplicemente splendide, molto meglio delle originali inglesi e lontanissime dalle anonime attuali).

Tratti da rimarcare:

  1. l’antieroe protagonista per antonomasia, Thomas Covenant, un lebbroso, cinico e misantropo;
  2. l’idea di un Male machiavellico che prevede ogni mossa del Bene e la ritorce contro i suoi campioni.

Il Mondo di Ambientazione (La Landa) è intriso di magia; le creature che lo popolano sono molte, ma il bestiario non è dei più floridi.

La seconda trilogia delle cronache (Il Sole Ferito; Il Primo Albero; L’Oro Bianco) non è all’altezza della prima. Donaldson sta attualmente lavorando alle Ultime Cronache (in 4 volumi): è già uscito (non in Italia) il primo volume ed è imminente l’uscita del secondo.

Giudizio: 9

- Tad Williams: Il Ciclo delle Spade (trilogia): Il Trono del Drago; La Pietra dell’Addio; La Torre dell’Angelo Verde

La saga, pressocché introvabile, risale a metà degli anni 90 e fu pubblicata dalla Mondadori interno giallo.

Update luglio 2008: E’ in uscita per Armenia una nuova edizione della saga: da non perdere!

Tratti da rimarcare:

  1. trama semplice ma molto ben costruita, attorno a personaggi indimenticabili di cui è facile innamorarsi;
  2. fantasy classico, con protagonista un ragazzo dagli oscuri natali che timido ed imbranato scoprirà di avere in se stesso una formidabile fonte di risorse.

Nel mondo di ambientazione sono di primaria importanza, oltre gli uomini, solo due creature, simili agli elfi tolkeniani. Bestiario limitato.

Giudizio: 9

* – * – *

Tra i Vivamente Consigliati:

- Terry Goodkind: Il Ciclo della Spada della Verità (15 libri): L’assedio delle Tenebre; La profezia del Mago; Il Guardiano delle Tenebre; La Pietra delle Lacrime; L’ordine Imperiale; La Stirpe dei Fedeli; La Profezia della Luna Rossa; Il Tempio dei Venti; L’Anima del Fuoco; La Fratellanza dell’Ordine; I Pilastri della Creazione; L’Impero degli Indifesi; La Catena di Fuoco; Fantasma; Confessor [ultima uscita].

Pubblicata dalla Fanucci, anche in edizione economica, si caratterizza per idee molto originali ben sviluppate e per una trama accattivante semplice da seguire. Splendide ed indimenticabili talune scene, anche quelle più violente e crudeli.

Tratti da rimarcare:

  1. buona commistione di fiaba, romanzo d’avventura e tipica storia fantasy;
  2. Ben sviluppato il tema di profezie e magie;
  3. buoni meccanismi di trama.

Il mondo di ambientazione conosce molte magie e ne è intriso. Poche le creature fantastiche, ma ben variegato il tipo di poteri cui possono attingere gli umani con il “Dono”.

Rimando comunque alla mia recensione dell’ultimo romanzo della saga pubblicato.

Uscirà a novembre, negli Usa, il telefilm, a firma Sam Raimi, ispirato alla saga: vedi post sull’argomento.

Giudizio: 8

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Erikson – I Giardini della Luna

24 Settembre 2007

Il libro “I Giardini della Luna”, pubblicato da Armenia nel 2004, apre una nuova saga, “Il Libro Malazan dei Caduti” e si segnala certo per originalità e complessità.

Proprio quest’ultima caratteristica è fonte dei giudizi più diversi, tanto che basta scorrere per qualche momento le pagine web dedicate ai libri fantasy per ricavarne le impressioni più diverse. Taluno ha così definito Erikson come autore da evitare, sottolineando come i Giardini della Luna siano libro di talmente difficile lettura da scoraggiare anche il più affezionato lettore.

Avvertito da tali giudizi, solo in parte condivisi anche dagli amici che mi avevano consigliato tale lettura, ho iniziato a leggere il libro di Erikson con particolare attenzione, per quanto, sinceramente, non sia accorgimento dal quale di solito prescinda.

Compiuta la lettura, posso concludere che molte delle critiche sono decisamente gratuite.

Erikson compone un’opera certo ardita, segnata all’inizio da taluni salti temporali che hanno forse disorientato coloro che non hanno posto attenzione al fatto che, all’inizio di ogni capitolo, viene vergata la data degli avvenimenti che si stanno per raccontare. La complessità, nel resto della storia, trae origine certo dal gran numero di personaggi che danno vita alle pagine del romanzo e, soprattutto, dalla difficoltà, perdurante, di comprendere fazioni di appartenenza e più ancora di tracciare una linea chiara di demarcazione fra coloro che possono essere ritenuti “buoni” e coloro che devono essere considerati legati all’oscurità.

Per il vero, di tali categorie, il romanzo, così come strutturato, prescinde consapevolmente, in un ardito intreccio dove ogni personaggio è perfettamente delineato nella sua complessità. Sarebbe anzi riduttivo questi catalogare in categorie ristrette e dequalificanti, risultando invece ben vividi nei loro interni contrasti (Paran e L’Aggiunto ne sono esempi lampanti).

La trama è costruita intorno ai personaggi e ne rispecchia quindi appieno complessità e duplicità. Erikson ricorre spesso all’espediente di raccontare gli avvenimenti per il tramite di più voci narranti, cambiando radicalmente di prospettiva. Il risultato è spesso sorprendente ed avvincente.

Spesso vengono volutamente fornite informazioni frammentarie, pressocché incomprensibili, ridotte a poco più che accenni. Molto ricade in presupposti dati quasi per scontati, brevemente riassunti nei capitoli successivi o rapidamente spiegati, per il tramite di diverse voci narranti, molte pagine dopo.

L’effetto è un poco stordente, ma pienamente godibile.

Le battaglie, nel primo libro, non sono molte: tuttavia le stragi non mancano, come pure gli scontri epici tra maghi, demoni e draghi.

In effetti Erikson riprende modelli mai completamente decaduti, dove la magia, pur contenuta in severi argini, non è mutilata o resa servente: il mondo di Eirikson pulsa di magia, vive di magia, nuova e antica, di uomini e dei.

Una particolarità è poi data dalla presenza palpabile prima, protagonista poi, dell’”interventismo” divino: gli dei sono parte in causa ed intervengono direttamente negli avvenimenti, senza però sproporzione.

Il Giudizio complessivo non può essere che buono: 7+

Armenia ha pubblicato già i primi tre libri del seguito, che mi accingo a comprare.

Trama in breve: Sulla cima di una torre antica un ragazzo nobile di nome Paran contempla i segni di una truce battaglia che si sta svolgendo in uno dei quartieri più popolosi. Accanto a lui un ufficiale degli Arsori di Ponti cerca di dissuaderlo dalla malsana idea di intraprendere la vita militare. Intanto, grandi e sconvolgenti avvenimenti stanno cambiando ogni punto di riferimento, mentre l’impero intraprende una nuova via…

[Nota a margine: Per quanto Armenia abbia con Erikson fatto finalmente quel salto di qualità da più parti atteso, rimane insufficiente la qualità grafica e risultano discutibili taluni soluzioni di traduzione, prima delle quali quella relativa al titolo ("La caduta di Malazan" al posto del corretto "Libro Malazan dei caduti" presente invece alla fine del volume)].

PER UNA MIA MOLTO PIU’ AMPIA RECENSIONE CON INTRODUZIONE ALLA SAGA SEGUITE IL LINK AL SITO DI TERRE DI CONFINE


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Il Circolo Dante

27 Agosto 2007

Tra le mie ultime letture vi è stato Il Circolo Dante, di Matthew Pearl.

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Esistendo un sito ufficiale ben fatto che diffusamente ne tratta, non mi sembra sinceramente il caso di aggiungere molto, nè tantomeno di smentire le buone recensioni riportate.

In effetti il libro è di piacevole lettura e coinvolgente. Alcune scene sono sapientemente descritte e di gran forza; la trama è buona, con colpi di scena ponderati e personaggi credibili.

Giudizio: 7

Non posso dire molto riguardo alla ricerca effettuata dall’autore, non conoscendo sufficientemente la storia della letteratura americana.

Mi permetto solo una breve nota alla lettura.

Nel romanzo si tratta spesso dei canti della Divina Commedia. Per non disvelare nulla della trama, altro non aggiungerò di specifico. Nemmeno quello che può facilmente leggersi nei risvolti della copertina. Mi limiterò solo a rilevare come ad un certo punto si tratti della pena sofferta dagli ignavi e come alcuni dei protagonisti identifichino il “colui che fece per viltà il gran rifiuto” in Celestino V.

In effetti i commentatori più antichi (Iacopo della Lana, Pietro di Dante) ritenevano che il personaggio nominato da Dante fosse l’eremita Pier da Morrone che divenne appunto papa nel 1294 con il nome di Celestino V e solo cinque mesi dopo l’investitura rinunciò all’ufficio, lasciando via aperta a quel Bonifacio VIII causa, a giudiizo di Dante, di tutte le sue pene e della rovina della stessa Firenze.

Già il Boccaccio aveva qualche perplessità in merito a tale identificazione (“chi costui si fosse, non si sa con certezza“) tant’è vero che il Benvenuto riconosceva nell’ignavo invece Esaù, che rinunciò al diritto di primigenitura in favore di Giacobbe.

In realtà molto induce a non ritenere valida l’identificazione con Celestino V: l’attacco di Dante è forte, del tutto ingiustificato se sol pensiero si volge al fatto che l’eremita rinunciò all’ufficio per consapevole scelta e fermo umile riconoscimento dei propri limiti, non certo per vile rinuncia. Per i nemici di Bonifacio VIII, Celestino V, canonizzato già nel 1313, era addirittura segno di virtù da contrapporsi al papa “politico” suo successore.

Personalmente ho sempre ritenuto che l’ignavo che fece il gran rifiuto fosse Pilato, sia per la gravità intrinseca che per la rinomanza proverbiale del suo atto.

Ovviamente tale interpretazione in nulla vuol porsi contro quella mirabile dottrina che vede nello stesso Pilato uno strumento del Gran Disegno di Salvazione e Redenzione.

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Goodkind – Fantasma: successo meritato

5 Agosto 2007

E’ da poco uscito in Italia “Fantasma” il 12° libro della seguitissima saga “La Spada della Verità

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Anche questa volta Goodkind non tradisce le aspettative.
Costituendo solo l’ennesimo capitolo di un ciclo che ha appassionato milioni di lettori in tutto il mondo da diversi anni, non tenterò di riassumerne in breve la trama avvincente, vibrante di rivelazioni e nuovi afflati, ma mi limiterò ad una breve visione di insieme che consenta anche a chi non conosce Goodkind e la sua opera di trarre qualche informazione utile per le sue prossime letture.

“Fantasma” è il capitolo centrale della nuova trilogia del ciclo de “la Spada della Verità” che ha avuto inizio con “La Catena di Fuoco”. Sono presenti tutte le tamatiche care a Goodkind: i lunghi dialoghi afferenti la natura della magia; le riflessioni esistenzialistiche su bene e male, loro natura ed interazione; il rapimento, il sopruso, la ribellione morale; la confusione, la rivelazione, il nuovo insondabile enigma. Centrale come sempre il ruolo dell’individuo (Goodkind ha abbracciato da diversi anni la filosofia oggettivista di Ayn Rand).

Soprattutto, riecheggiando con nuovi accenti e nuove luci quella presente ne “La Fratellanza dell’Ordine“, è fermamente ribadita ancora la codanna morale, vibrante, incondizionata ed assoluta di ogni dottrina che predichi l’ipocrita necessità di umiliazione e privazione, piatto egualitarismo e decadimento sociale.

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A chi cerchi la riflessione distaccata di là dalla tempesta in cui la trama sapientemente sa avviluppare, Goodkind ripresenta in “Fantasma” tutti i temi cui ha abituato, negli anni, i tanti accaniti suoi lettori. Invano si cercherebbe l’innovazione assoluta, la totale novità. Nel corso della storia narrata dal Ciclo della Spada della Verità il protagonista, Richard Cypher è stato più volte rapito e privato della possibilità di ricorrere ad ogni suo potere: la salvezza verrà sempre dalle sue capacità interiori, dalla sua forza morale. “Fantasma” non è sotto questo profilo un’eccezione: anche qui Richard viene privato di una delle sue più grandi risorse. Nuovamente è solo in un mondo che gli si presenta radicalmente ostile.

Eppure il lettore non si stanca.

Il gioco sapiente dei cambi di prospettiva; la suspance creata ad arte; la trama intensa e le continue rivelazioni che sono solo occasione di nuovi enigmi e nuovi slanci, attirano con mesmerica forza, catturano e più non liberano.

Forti, come sempre, le immagini di gratuita violenza. Da brividi il racconto della distruzione di una delle città più belle delle Terre Centrali, (il Nuovo Mondo) e della susseguente occupazione. Come sempre vibrante di spietata determinazione la pena che si abbatterrà su alcuni dei responsabili…nella promessa di una giustizia assoluta che non conosce pietà.

Fantasma” è certo solo un racconto ponte, la preparazione necessaria dell’ultimo risolutivo capitolo (pubblicato da poco in America e quindi non ancora uscito in Italia: Confessor). Mancano le battaglie leggendarie… ma non ne manca affatto la promessa.

Per chi già conosce Goodkind, “Fantasma” non è che una meta intermedia. Ma le rivelazioni che giungono finalmente a ricomporre in un affresco potente e convincente un quadro che negli anni l’autore aveva sapientemente saputo confondere la rendono vitale ed imprescindibile.

Da non perdere.

Giudizio: 7 1/2

[Nota: rilevo solo a margine che la traduzione italiana è purtroppo in molti punti carente. Mi fa specie che non poche volte il congiuntivo sia obliato ed erroneamente sostituito con tempi dell'indicativo, cosa appena tollerabile nel parlato, assolutamente da censurare nello scritto, specie se pubblicato. Ignoro ovviamente se si tratti di "distrazione" del traduttore o svista del correttore. Il fatto che in uno degli ultimi capitoli venga inspiegabilmente inserito brano che fa parte dell'ultimo, induce senz'altro a ritenere che in ultima battuta sia stato tralasciato il controllo definitivo. Spero sinceramente che tali errori, per quanto difficile, siano presenti solo nella mia copia]