Nel vedere con quale attenzione il Pazzo aiutava la giovane donna a scendere dal carro, Sorien ebbe nuovamente a chiedersi di quale natura fosse il legame che li univa. La donna, dopo quello che aveva subito, rifiutava ogni contatto con gli altri esseri umani, chiusa in un mutismo totale ed in una altrettanto profonda indifferenza per tutto quello che intorno a lei accadeva. Solo il Pazzo riusciva a penetrare oltre il limite pressocché invalicabile che la donna aveva eretto fra sè ed il mondo. In quale modo vi riuscisse era per Sorien fonte di interrogativi non di poco conto, sui quali, fino ad allora, aveva avuto poco tempo di soffermarsi.
Si era chiesto se tra i due vi fosse una qualche parentela, ma non aveva riconosciuto nei loro lineamenti alcuna particolare somiglianza; quello che avevano subito rendeva impossibile comprendere se prima avessero avuto legami di affetto: nessun gesto o sguardo tradiva il ben che minimo sentimento, radicato o meno che fosse.
Semplicemente i due riuscivano a comunicare in un modo che a tutti gli altri sembrava precluso. Forse il dolore e le umiliazioni subite li avevano avvicinati più di quanto avrebbe potuto una lunga vita insieme. O forse semplicemente ragione non c’era: in fondo, in quel mondo dissolto, sembrava oramai cancellato persino il ricordo della normalità e della razionalità.
Era un mondo folle, dove bene e male erano divenute parole vuote, dove i confini si erano fatti labili o erano stati annullati. Sicchè la sopravvivenza di un individuo poteva dipendere ben più dagli scherzi della sorte che da proprie abilità o conoscenze.
Gli stessi due che stava guardando ora ben avrebbero potuto diventare ombre. Aveva ucciso i loro aguzzini, ma aveva anche pensato di uccidere loro. Era difficile fermare Tormento una volta che questa aveva bevuto il sangue. Ancor più difficile risultava farlo quando chi la teneva in pugno aveva oramai perso il senso della distinzione tra la pietà e la cieca vendetta.
- Tu hai detto che questa donna può fare qualcosa…- cominciò il Pazzo, mentre riprendeva fiato dopo essere riuscito di peso, senza aiuto, a prendere in braccio la donna e a scendere dal carro. Non era certo stata un’impresa facile: la donna, consumata già in parte dal morbo, non doveva pesare certo molto; ma il Pazzo, per quanto volentoroso, non era certo stato abituato al lavoro duro. Probabilmente, prima che il mondo finisse, era stato un musico o un artista di altro tipo. Certo non un guerriero. E nemmeno un contadino. Aveva una corporatura troppo minuta e muscoli dal volume certo ben miserevole.
- Non ci sono più molte guaritrici in giro. Certo non è la migliore di cui si sia sentito parlare. Ma è l’unica che so ancora in vita. – Non si preoccupò minimante di quello che avrebbe pensato o provato la megera alle sue parole; dubitava che nella donna fosse rimasto tanto amor proprio da risentirsi. Comunque lei rimase in silenzio.
- E se non ci dovesse riuscire? – Si fermò accanto all’ammorbata, che aveva immediatamente liberato dall’abbraccio. La postura tradiva il dolore che la donna stava senz’altro patendo. Ma l’espressione del viso non lasciava trasparire nulla.
- Il viaggio terminerà molto presto. Possiamo raggiungere le montagne dell’Alma, ma certo non potremo andare oltre con quel carro. Senza dubbio dovremo anche smontare spesso e camminare. -
- La porterei io. -
Il Pazzo non si smentiva mai: non ce l’avrebbe fatta nemmemo uno che avesse avuto il doppio o magari anche il triplo della sua forza e robustezza. – Se questa vecchia non riesce…il viaggio per lei termina qui.-
Il Pazzo si irrigidì: – E’ lei che…-
- Il viaggio termina qui – ripetè Sorien per fargli comprendere che su quel punto non c’era argomento che potesse fargli cambiare idea ed al contempo impedirgli di continuare. La vecchia non doveva sapere più dello stretto necessario. Certo, lei avrebbe potuto sfruttare personalmente davvero ben poco quel tipo di informazioni. Ma vi era chi avrebbe pagato volentieri per averle…e tutti, compresa quella megara, avevano fame.
Il Pazzo lo osservò per qualche momento; dopodiché accompagnò l’ammorbata fino all’ingresso della catapecchia nella quale viveva rintanata la megera.
Fece pochi passi, ma il viso dell’ammorbata si inumidì di sudore.
- Cosa le hanno fatto? – chiese la megera.
- Non lo immagini? -
- Sì, ma…-
- Fai quello che devi.-
La donna annuì. Senza che fosse necessario spingerla, l’ammorbata, seppur con difficoltà, la seguì all’interno.
Il Pazzo fece per seguirla, ma la megera glielo impedì: – Tu non puoi entrare. Ci sono cose che uno della tua età non dovrebbe vedere. Non dovrebbe vedere mai.-
Sorien si soprese di una tale nota di attenzione.
Il Pazzo ubbidì.
Era la seconda volta che accadeva da quando lo aveva conosciuto. Due volte nella stessa giornata e a poca distanza.
Davvero al mondo non c’era più alcuna regola.





