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Capitolo II – Il Pazzo

28 febbraio 2007

Leilani… Leilani…Leilani

– Taci – sussurrò al vento.

Leilani…Leilani…Leilani…

Sorien accelerò il passo, per quanto pienamente consapevole che non sarebbe servito a nulla: Elaiath era nella sua mente per torturarlo fin quando non fosse morto. O forse in eterno, indifferente, per quel demone inquieto, valicare o meno il limite ultimo della vita. Sorien non sarebbe riuscito a trovare scampo, nemmeno se sua meta fosse stato un imponente castello o un focolare caldo ed accogliente: un ambiente raccolto, una ristretta cerchia di sicuri amici; in realtà nemmeno la folla avrebbe allontanato o dissuaso i suoi orridi persecutori.

E là dove stava andando non avrebbe trovato nulla di tutto questo. Il pensiero lo colpì con forza, ma non lo fermò: il suo passo divenne presto corsa. Anche se non sarebbe mai riuscito a sfuggire.

Leilani...

Sorien seguì nella notte un tortuoso sentiero, guidato da una memoria attenta e da abilità innate. Non si sarebbe perso, non almeno nella terra degli uomini, dove gli alberi erano alberi e dove le pietre erano pietre. No, per quanto tetra e buia fosse la notte. No, per quanto sconvolti fossero i suoi pensieri.

Si fermò solo quando la luce del fuoco apparve tra le forme contorte e cupe di antiche querce.

Aveva detto al ragazzo che non sarebbe stato via a lungo; che sarebbe tornato. Ma ignorava quale effetto avrebbero avuto in realtà le sue parole su quella mente sconvolta. Non avrebbe fatto del male alla donna, ma ben di poco altro avrebbe potuto dirsi sicuro.

Fece alcuni passi, strappando volutamente alle foglie e ai rami secchi risentiti lamenti.

– Sono io. – disse con voce ferma.

Dal campo non gli giunse alcuna risposta. Non ne fu sorpreso, nè allarmato. Il ragazzo, ne era certo, non avrebbe rivelato la sua presenza fino a quando non fosse stato più che sicuro di non avere nulla di cui preoccuparsi.

Dopo qualche momento, muovendosi lentamente lungo una via diretta, entrò nel cerchio di luce. La donna era dove ricordava fosse quando si era allontanato: leggermente distesa su un fianco, contemplava immobile la fiamma persa in oscuri pensieri. Del ragazzo non v’era apparente traccia.

La cosa non gli piaceva: quale che fosse il luogo in cui aveva deciso di montare la guardia non avrebbe avuto difficoltà ad accorgersi del fatto che era tornato solo e che nessuno lo aveva seguito. Si guardò attorno: le ombre, più vicine, danzanti nel ritmo della fiamma, non gli rivelarono la presenza di alcuno; quelle più lontane, confuse in un oceano di silenzio profondo, non tradirono l’oscuro patto che avevano conchiuso con l’Inganno.

Il tormento per Leilani lo aveva costretto ad intorpidire i propri sensi ed i propri pensieri: poteva essere stato un errore fatale. Aveva dato per scontato che in quelle terre così lontane dagli insediementi umani non vi sarebbe stato nessuno intenzionato ad assalirli. Per questo aveva lasciato che il ragazzo accendesse un fuoco. Per questo aveva lasciato sole quelle due anime disfatte.

Un brivido percorse la sua schiena.

Percepì il pericolo. Dietro le sue spalle.
Ma in ritardo.

Quando si voltò, si ritrovò a fissare la punta lucente di un micidiale dardo.

(…continua…)

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One comment

  1. Ecco…in effetti stava andando tutto troppo liscio e tranquillo…solo un omicidio…anzi donnicidio..sììì…più morti!!!Più sangue denso e obscuro!!!! Più psicopompi (che ci stanno sempre bene)! Ma proseguiamo…



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