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Capitolo III – La Megera

24 marzo 2007

– Bastano? – chiese alla vecchia incurvata sotto il peso di un indecifrabile numero di anni, ben sapendo che la risposta avrebbe anche potuto valicare il limite di ogni decenza: l’onestà era divenuta oramai pietra rara e preziosa e dubitava che un tale logoro sacco ne contenesse o ne avesse mai contenuto una benché minima apprezzabile quantità. La megera, chiusa nel suo abito nero, sporco ed in più punti ricucito, lasciò che le monete scivolassero tra le callose dita, apprezzandone, attenta, il suono ed il numero. – Allora? –

La vecchia distolse per la prima volta, dopo diverso tempo, gli occhi dalle proprie mani: – E se ti dicessi di no? –

Sorien scrutò negli occhi della vecchia donna: attenti, penetranti e cattivi. – Mi convincerei che mi sono sbagliato e tu non sei affatto la donna furba che credevo. La volpe non si fa scappare la gallina quando oramai l’ha tra le fauci. Hai certo notato che le monete hanno nella loro anima più argento di quanto tu abbia visto probabilmente negli ultimi tre anni. –

– Non vedo volpi da un bel pezzo. E quanto alle galline…-

– Inoltre davvero mi vuoi far credere che non soccorreresti un buon viandante?! –

– Tu non sei un buon viandante: tu sei una maledizione, per chi ti conosce e chi ti incontra! – sibilò con spietata malignità.

– Vecchia, tu non sai il mio nome…-

– E non lo voglio sapere! Certo porterebbe sventura maggiore! –

Sorien si allungò per riprendere le proprie monete, ma la vecchia si ritrasse. – No. No, cavaliere, viandante o come per dannazione vuoi farti chiamare. Curerò la tua amica. Ma per darti garanzia di quello che mi chiedi, prima la devo visitare. –

– Io ti pago un servizio, vecchia, ed uno soltanto: mi riprenderò quanto ti ho dato se non starai agli accordi.-

– Ho solo accettato di visitarla e di fare il possibile perché possa cavalcare. Ma non ho visto le sue ferite. Potrei non essere in grado…-

– Sei una guaritrice, no? Non curi ogni ferita? – la incalzò subito spingendo avanti il busto quel tanto da esserle ora sopra la testa.

– Sì, guaritrice. Lo sono. Lo ero. Non c’era nulla che non potessimo curare. Malattia o ferita. Ma ora… Non c’è niente che possa salvarti dal morbo. Se lo prendi, per te è finita. Non hai scampo. E forse, visto il mondo in cui viviamo, non è forse neppure il modo peggiore per andarsene. –

– Non mi interessa la tua filosofia di vita. Voglio che quella donna possa cavalcare. –

– Ed io ti ripeto che devo vedere le ferite prima di poter…-

– I soldi li hai voluti in anticipo. – sorrise

La vecchia parve rimuginare per qualche momento. – Portala, bestia. E vediamo quello che si può fare.-

Sorien si voltò e chiamò il Pazzo che, al margine della radura, aspettava sul carro.

– Chi è questa donna per te? – chiese la vecchia.

– Nessuno: solo un intralcio, se non può cavalcare. –

La vecchia non fece commenti. Chiese invece: – Vi fate trasportare tutti e tre da quel castrone? –

– Mi hai chiamato “maledizione” no? E sai che le maledizioni non viaggiano mai sole. Quindi dietro qualche albero ci sarà il mio destriero. –

– Perché lo nascondi? – chiese senza guardarsi attorno.

– Non lo nascondo affatto: non apprezza particolarmente la compagnia degli estranei. –

La vecchia sorrise: il volto non acquistò né bellezza né tantomeno dolcezza. Poi scosse lentamente il capo.

Il carro si fermò poco dietro di lui.

– State parlando del suo cavallo? – chiese il Pazzo facendo con il capo cenno verso Sorien. – Se volete vi parlo io di quella dannata bestia. Oh sì. Dannata proprio.-

(…continua…)

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