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Amarcord – Così conoscemmo il Giappone (4 bis): Blue Noah

24 maggio 2007

Tra coloro che leggono o comunque scorrono le pagine del presente blog, alcuni sono direttamente conosciuti dallo scrivente. In una piacevole discussione, taluni mi hanno chiesto di un’astronave diversa dalla Battleship Yamato che aveva però con questa numerosi punti di contatto.

Eccola qua: Blue Noah, Mare Spaziale (Uchu kubo Blue Noah), introdotta da una delle migliori sigle italiane di cartoni animati:

La sigla giapponese è mantenuta all’interno dell’anime a sottolineare i momenti in cui la nave riemerge dagli abissi o quelli in cui è raggiunto il culmine della battaglia:

Per quanto non pochi e ben visibili siano i debiti che Blue Noah, prodotto nel 1979, ha nei confronti del precedente Battleship Yamato, le due serie narrano storie e vicende affatto diverse. In Blue Noah, il pianeta Terra è stato sconvolto dall’ingresso, nella sua orbita, del pianeta artificiale Gotham, cagione di un rilevante spostamento dell’asse terrestre che ha fatto sì che molte città si inabbissassero. Le forze terrestri sono state presto battute da quelle Gothamiane, risultate vincenti su ogni campo di battaglia.

Presto i Gothamiani provvedono ad installare misteriose apparecchiature che si riveleranno poi essere convertitori ambientali in grado di modificare le condizioni atmosferiche del pianeta Terra al fine di renderlo abitabile dalla specie aliena.

Ultimo baluardo è la Blue Noah, nave da battaglia che riassume in sè le capacità di un sottomarino, di una portaerei e di una corazzata. Come la Yamato fantascientifica, anche la Blue Noah ha un cannone di devastante potenza, chiamato “a particella”, il cui uso costringe per diversi momenti alla totale immobilità la nave stessa, privata di ogni fonte di energia.

Scopo della Blue Noah è raggiungere il punto numero 9, dove si trova una base segreta che la doterà di motori antimateria che le consentiranno di lasciare il pianeta ed affrontare direttamente il satellite Gotham.

Poco prima dell’ultima battaglia viene però svelato il triste segreto che si cela dietro quest’ultimo. Scoperto l’enorme potenziale della Blue Noah e subite le prime devastanti sconfitte, le truppe di invasione giunte sulla Terra chiedono ripetutamente l’invio di rinforzi che verranno però sempre misteriosamente negati. La ragione? In realtà il pianeta Gotham è un pianeta morto. Concepito da un folle per consentire alla popolazione di un pianeta lontanissimo di raggiungere paradisi eccelsi, si è rivelato nulla più che una trappola per tutti coloro che si sono affidati alle sue celle di ibernazione ed ai suoi mezzi di sostentamento. Le truppe inviate sulla Terra sono le uniche a disposizione: i civili ibernati sono nella maggioranza morti ed i militari sopravvissuti sono troppo pochi per governare le possenti navi da battaglia.

Quando la Blue Noah raggiunge Gotham, vinto l’ultimo irriducibile, non trova più alcuna resistenza. I vinti, ultimi sopravvissuti, decidono di abbandonare l’orbita del pianeta Terra, ma l’energia rimasta è insufficiente per abbandonare il sistema solare. Il pianeta Gotham, causa l’ennesima gravissima disfunzione, precipita nel Sole.

Serie pregevolissima, gradevole, mai noiosa o scontata. Da notare la cura dei piani di battaglia.

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2 commenti

  1. […] daemones ut quae non sunt, sic tamen quasi sint « BECK – Mongolian Chop Squad Amarcord – Così conoscemmo il Giappone (4 bis): Blue Noah » Amarcord – Così conoscemmo il Giappone… ed un po’ della sua storia (4) […]


  2. […] Su Blue Noah […]



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