Archive for giugno 2007

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Della Fallacia Naturalistica e della Deontica: premessa

29 giugno 2007

Quand’anche ciò apparisse d’effetto assurdo e spaesante, ossia “bello quanto il fortuito incontro su un tavolo operatorio di una macchina da cucire e di un ombrello” (citando Isidore Ducasse de Lautréamont), chi da tempo scorre queste brevi pagine già sa che accanto a passi legati ad un tempo passato che non si vuol abbandonare, pone solida base anche l’ardita analisi; che accanto alla disimpegnata fuga verso lidi lontani, preme forte e vincente l’afflato verso la ricerca, lo studio, la riflessione.

E se vari sono gli interessi e breve il tempo; se lo sguardo segue il volo radente e poi ardito di un’intuizione, così pure lo scritto mutevole appare, e sempre diverso, quasi guida alcuna vi sia a stringerne le redini, “mentre laggiù l’Eridano attende“.

Che rischio vi sia, in un molteplice divagante, non v’è ragione di dubitare. Ma poiché nella sede attuale non v’è neppur ragion di seguire alcuna regola accademica stringente (se non la veridicità delle fonti), così accanto alla mera fuga potrà sempre apparire la digressione che vuol farsi pensiero compiuto, pur nella transeunte immanenza dell’occasione, della circostanza.

Ecco allora che trattar di fallacia non totalmente fuor di luogo appare, non sussistendo alcun reale canone di coerenza stringente che impedisca il salto, che neghi al pensiero il suo slancio o alla passione il soddisfacimento.

A presto dunque il primo passo.

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Critico Tv: Addio Wrestling ?!?

29 giugno 2007

Dal Corriere della Sera: “Coraggiosa iniziativa editoriale della direzione di Italia 1 «nel rispetto dei più piccoli»: non trasmetterà più combattimenti di wrestling. Una iniziativa innescata dalla tragedia che nei giorni scorsi ha visto come protagonista e vittima al tempo stesso il campione Chris Benoit, componente della WWE, la World Wrestling Entertainment. Benoit ha ucciso dapprima la moglie, quindi il figlioletto e poi si è impiccato, il tutto nella propria lussuosa abitazione in Georgia.
STOP AL WRESTLING – Il direttore di Italia 1, Luca Tiraboschi, ha fatto sapere che si tratta di una rinuncia al programma di successo «Wrestling Smack Down!», in onda ogni domenica alle 10.45, fatta «nel rispetto del pubblico dei più piccoli che non può correre il rischio di confondere la realtà con la fantasia». Tiraboschi sottolinea in una dichiarazione che «finché si trattava di botte tra personaggi al confine tra i supereroi dei fumetti e i protagonisti dei cartoni animati, tutto funzionava nei giusti canoni dello spettacolo e del divertimento. Quando poi la cronaca nera più efferata contamina la nostra proposta, allora Italia Uno non ci sta più»
“.

Non nascondo la mia perplessità.

Il wrestling è stato al centro di vive polemiche fin dalle prime apparizioni sulla televisione italiana. Se ne depracava la violenza e l’incoraggiamento alla pericolosa imitazione. Le medesime critiche hanno costretto non molti mesi or sono tale spettacolo (perchè di mero spettacolo si tratta) all’abbandono della prima serata del sabato ed il ritorno al ben più infelice orario della domenica mattina e poi del sabato mattina.

Incoraggiamento all’imitazione. Incitazione alla violenza. Critiche che, come nei posts pubblicati solo ieri, Malaspina ricordava essere state mosse a Goldrake. Chissà perchè io che guardavo il catch giapponese, Goldrake, Zambot III…su su fino a Ken il Guerriero non ho mai picchiato nessuno né ho mai dato il tormento a nessuno. Sull’argomento molto e bene si è già intrattenuto il buon Carlo Becchi, al cui post totalmente rinvio, nulla in particolare avendo da aggiungere o tantomeno da eccepire.

A mio avviso, il wrestling non era ragionevolmente considerabile una minaccia per “i più deboli”, per coloro che più facilmente potevano essere impressionati, ossia i bambini. Se c’era e c’è un pericolo, questo era ed è certo insito nel ruolo di supplenza educativa che spesso i genitori assegnano alla televisione abdicando, di buon grado, per incapacità o superficialità, ai loro obblighi. Il pericolo è insito in quei genitori che si scagliano contro i professori che “fascistamente” (come ho letto in un blog non molto tempo fa) precludono “durante l’ora delle lezioni”(!!!!) l’uso del telefonino agli studenti; che si preoccupano che i loro figli non facciano la figura degli stupidi e provvedano a “farsi furbi”, cercando di ottenere sempre con il minimo sforzo (magari a spese di altri) il massimo risultato; che lungi dal premiare l’impegno e la serietà non insegnano alcun valore; che abbracciando l’imperante relativismo etico dei nostri giorni insegnano che sostanzialmente non esiste alcuna distinzione tra giusto e sbagliato. Salvo poi ovviamente lamentarsi con gli insegnanti che non hanno fatto “il loro mestiere” e non hanno insegnato niente…e con i responsabili delle televisioni per aver mandato in onda messaggi sbagliati che hanno negativamente influenzato la debole prole…(!!!!)

Ovviamente il ragionamento dei responsabili Mediaset nel frangente attuale spero si ponga su un piano diverso, per quanto in realtà i timori resi palesi dalle dichiarazioni rilasciate lascino purtroppo adito a qualche dubbio.

La cronaca della vita reale ha dimostrato che un “buono” del ring è stato capace di uccidere l’intera sua famiglia. Il buono della finzione è risultato essere un cattivo della realtà. Sotto questo profilo ritengo sinceramente che qualche spiegazione ai più piccoli sarebbe stata opportuna: per spiegare che non bisogna smettere di credere “nei buoni” perchè uno di loro si è dimostrato essere tutt’altro; per dar sostegno nel momento della caduta del mito e del risveglio dal sogno. Insomma: per educare.

Da qui, arrivare a sopprimere un programma e, soprattutto, questo programma, mi rende, come anticipato, sinceramente perplesso. Se la finzione dei cartoni e dei programmi come il wrestling spaventa tanto, perché non si provvede nella stessa misura, nel perseguimento dei medesimi fini, nei riguardi di programmi ben più violenti e diseducativi, specie perché reali? Perché, se si teme l’imitazione, se davvero si crede che la mancanza di valori certi possa disorientare, la scure della censura non si abbatte su trasmissioni come i reality e Lucignolo? I primi inculcano nelle menti deboli il principio del “tutto fare pur di apparire”; i secondi mostrano quale assoluta mancanza di valori, quale deriva, intellettuale e morale, conoscono i giovani, presto preda del facile piacere dello “sballo” (in tutte le accezioni possibili).

Mi si dirà: gli orari di trasmissione sono diversi e diverse sono le fasce di età degli spettatori.

Non è vero. I reality “pescano” assidui spettatori nelle fasce dei più giovani: io stesso, in treno, ricordo intere scolaresche accesamente dibattere sulle vicessitudini dei reclusi del Grande Fratello, con tutt’atro che sporadiche imitazioni dei gesti meno nobili di quei sub-normali acclamati agli altari della notorietà come “personaggi”. E molti spezzoni di Lucignolo vengono presentati in fascia pomeridiana.

Che la verità sia ambigua, di difficile interpretazione, non v’è dubbio; che i personaggi nascondano fragilità e debolezze, meschinità e malignità umane è altrettanto certo. Ciò però, lungi dall’indurre all’abdicazione da ogni principio, deve esser sprone per spiegare ed educare, non rinuncia, non resa.

Se la finzione spaventa, se non si è in grado di spiegare il perché un eroe nella realtà possa essere tutt’altro, come si riuscirà a spiegare l’ambiguità, la difficoltà, la tragicità della vita reale?

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Actarus tra noi… (2)

29 giugno 2007

Ecco le ultime 4 puntate dell’intervista a Romano Malaspina (per le prime 3 premi qui):

Quale il suo volto? Eccolo qui:

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Per informazioni sulla sua biografia e per un elenco completo dei suoi doppiaggi, premete qui.

Ultimo sul lavoro è il doppiaggio di Negadon (uscita italiana nell’ottobre 2006):

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Actarus tra noi…

27 giugno 2007

Fu la voce di Hiroshi Shiba, la voce narrante del Koseidon…ma soprattutto fu la voce di ACTARUS, il pilota di Goldrake!

Sì, questo post è per gli appassionati di allora: un omaggio a Romano Malaspina.

Ecco le prime 3 puntate, ricche di testimonianze, aneddoti, curiosità, di un’intervista completa dell’8 marzo 2006 ad una delle voci più famose della nostra infanzia:

Il seguito (salvo non lo cerchiate direttamente su youtube) nel prossimo post…

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Amarcord – Così conoscemmo il Giappone (10)…ed i buoni vecchi “robottoni” (II)

26 giugno 2007

Danguard (1978)

L’autore di questo anime è Leiji Matsumoto (del quale già ho parlato in occasione della Battleship Yamato). E’ autore tra gli altri anche di Starzinger (vedi precedente post), Galaxy Express 999 e Capitan Harlock.

Privo oramai di risorse, il pianeta Terra è condannato. Unica possibile salvezza è il “Decimo Pianeta” Prometeo (oltre Plutone). La grande distanza è un’ostacolo quasi insuperabile, ma fortunatamente l’orbita anomala che quest’ultimo segue renderà possibile il raggiungimento del grande insperato obiettivo. Le speranze terrestri sono affidate ad Arin, pilota del Danguard, figlio di uno dei piloti della prima missione, purtroppo fallita. Sua guida è il comandante Dan, un uomo misterioso il cui viso è celato sotto una maschera di ferro e i cui ricordi sono stati cancellati. Questa la odiosa pena che il Cancelliere Doppler commina a coloro che non ritiene degni…e questo probabilmente il destino del padre di Arin, ingiustamente accusato di essere il responsabile del fallimento della prima missione. Arin si troverà ben presto a dover tener testa all’arcigno istruttore, combattuto tra il risentimento per il trattamento disumano che questi gli riserva ed il dubbio angoscioso che sia il suo stesso padre.

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Dopo diversi combattimenti sul pianeta Terra, finalmente inizia la battaglia nello spazio. Il Danguard non ha armi particolari di distruzione totale. La lotta in effetti è principalmente tra uomini, più che tra macchine straordinarie. I nemici infatti non sono gli appartenenti ad una razza aliena, dotati di strani poteri. Nemmeno demoni o mostri. Sono solo uomini, con passioni particolari, traviati da aneliti troppo forti e dalla follia della loro guida Doppler. Come si comprende dalle poche righe qui subito sopra, grande attenzione nella storia è data alle sensazioni dei personaggi ed alle loro interazioni.

Alla fine della serie il pazzo Doppler, contaminato dalle radiazioni, impazzito del tutto si schianterà contro il decimo pianeta. Cadrà, per mano dello stesso Doppler, anche il capitano Dan che alla fine, recuperata la memoria, rivelerà di essere proprio il padre di Arin.

Nota: da rilevare le non poche somiglianze tra Danguard e Goldrake: Arin in tuta spaziale non vi ricorda per caso Actarus?

Daikengo (1982)

Dalla sigla già si capisce molto della storia…e questo senz’altro non induce a ritenere particolarmente profonda ed avvincente la trama. Invece non è proprio così. Rigel, il protagonista, è il secondo di tre fratelli, principi del regno di Emperius. Il maggiore dei fratelli, Samson, primo a scendere in campo contro i Magellani, assetati di potere, cade per mano del malvagio Roboleon che in un combattimento all’arma bianca lo colpisce vigliaccamente alle spalle.

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Il re Empel decide allora di ricorrere al potere di Daikengo, “il genio cosmico” da sempre protettore del suo mondo. Designato per l’impresa è Yuga, il fratello più piccolo, ma questi ha paura ed il suo posto è preso da Rigel. Con l’aiuto di Daikengo è facile avere la meglio sui Magellani che infatti capitolano ben presto. Nelle trattative che seguono, per suggellare la pace, i Magellani richiedono la consegna del Daikengo. Il re, incautamente e stupidamente, crede alla parola dei Magellani, ma Rigel no. Quest’ultimo si rifiuta categoricamente di consegnare il Daikengo e determina la sua caduta in disgrazia: perde la possibilità di ascendere al trono ed è bandito! La storia prosegue con i vari scontri tra Rigel ed i Magellani. Daikengo diviene presto il difensore della libertà di tutta la galassia contro l’oppressione Magellana. Rigel, per sua fortuna, non è comunque solo nell’ardua impresa: è affiancato infatti dalla bella e forte Cleo, figlia di un ministro del regno di Rigel, e molto spesso riceve l’insperato aiuto di Bryman, un cyborg che molto induce a ritenere il fratello scomparso del protagonista, Samson. L’ultima battaglia è combattuta su suolo nemico, nel pianeta d’origine dei Magellani. Qui disvelerà il suo potere proprio l’oscuro Magellano che troverà la morte per l’intervento di Bryman.

Ufo-Diapolon (1976)

Ricordo abbastanza bene anche questa serie. Soprattutto la follia di un robottone dalle sembianze di giocatore di football americano (cfr: Gordian). La storia non è dissimile da molte altre: alieno sfuggito alla barbarie che ha soffocato il suo pianeta; robottone che solo lui può attivare… Tratto caratterizzante è forse solo la fine.

Il tradimento di uno dei generali di Dazaan rende possibile la riconquista del Cuore di Energia da parte degli Apolon, legittimi signori del pianeta. Takeshi, pilota di Diapolon o meglio, attraverso la “fusione del corpo”, parte integrante dello stesso (diventava un gigante all’interno del robot che a sua volta diveniva una sorta di armatura enorme), cede la propria energia per risanare il pianeta. Ma Dazaan non si dà per vinto e si allontana dal pianeta con la madre di Takeshi. Questi, privo dei poteri necessari, non può trasformarsi in Diapolon, ma in suo soccorso giunge lo spirito del padre che gli dona l’energia per un’ultima trasformazione. Takeshi salva così la madre e libera l’energia Apolon ridonando vita al pianeta (scena con aridi deserti che divengono verdeggianti pianure ecc.). Dazaan, compresa la definitività della sconfitta si suicida scagliandosi contro il pianeta.

Nota: nella sigla viene evidenziato un triangolo con tre luci all’interno: se tutte le luci si spegnavano, l’energia che sostanziava Takeshi era esaurita e questi rischiava di giungere a prematura morta. Proprio per questa ragione i tempi dei combattimenti dovevano essere ridotti al minimo…

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Apocalyptica

25 giugno 2007

Molti sanno già quale è il mio gruppo preferito.

In un blog che sono solito visitare, nonsolomusica, ho tratto notizia di gruppo che in precedenza mai avevo sentito nominare: gli Apocalyptica. Incuriosito, ho cercato qua e là notizie loro riguardo. Il gruppo nasce nel 1996 ad Helsinki, Finlandia, composto da quattro violoncellisti: Eicca Toppinen, Paavo Lötjönen, Max Lilja e Antero Manninen. Il loro primo album, Play Metallica by Four Cellos, contiene esclusivamente covers dei Metallica, come dice il titolo suonate da 4 violoncelli. Il risultato è ben più piacevole di quanto si possa immaginare!

Successivamente nel 1998 esce Inquisition Symphony: accanto a covers dei Metallica, Pantera, Faith No More, Sepultura, sono inclusi anche 3 brani originali di Eicca Toppinen.

Nel 1999 Antero Manninen viene sostituito da Perttu Kivilaakso. Nel 2000 esce Cult, con 10 canzoni originali e 3 covers. Nel 2002 Max Lilja lascia il gruppo e raggiunge gli Hevein.

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Nel 2003 esce un nuovo album, Reflections con nuovi afflati sperimentali. Alcune canzoni vedono alla batteria Dave Lombardo, degli Slayer.

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Nel 2005 esce il loro ultimo album, che prende il nome da quello della Band.

Qui altri video

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Amarcord – Così conoscemmo il Giappone (9)…e le corse impossibili

25 giugno 2007

Delle linee tematiche abbracciate dagli anime giapponesi, quella delle corse di auto fu una delle più floride. Il presente post è dedicato a questa.

Superauto Mach 5 (1967)

Il più vecchio di quelli che ricordo, oggetto di citazioni anche in “la famiglia Griffin”. Univa humor fanciullesco e azioni impossibili. I 7 segreti della Mach 5 erano attivati da pulsanti sul volante dalla A alla G. Della trama non ricordo praticamente nulla.

Per ottenere informazioni di pregio ho quindi dovuto far ricorso a fonti diverse che la mia memoria.

Stranamente tutti i siti italiani che conosco sono apparsi del tutto manchevoli, non aiutandomi in alcun modo a diradare le nebbie. Stranamente è apparsa invece molto informata la wikipedia inglese.

Il titolo originale della serie di Tatsuo Yoshida (morto nel 1977 all’età di 44 anni) è Mach Go Go Go, che vede la luce, come manga, negli anni ’60 e diviene anime nel 1967. Protagonista è Go Mifune.

Grande attenzione è stata riservata ai richiami di immagini ed ai giochi di parole tra auto e pilota. Così la M sul casco di Go richiama il nome di Toshiro Mifune, attore giapponese di cui Yoshida era un grande ed appassionato fan. Il nome Go è omofono del numero 5 giapponese. Talché il titolo della serie ha triplice lettura: Go sta per 5, il nome della macchina; è il nome del pilota; vale anche per la parola inglese “Go!”, Vai!

La serie ebbe un grandissimo successo, in tutto il mondo. Fu il primo anime ad avere notorietà globale.

La trama è abbastanza semplice (ma non la ricordavo per nulla). Figura centrale dell’anime è Racer X, un pilota mascherato che in realtà è il fratello maggiore di Go allontanatosi dalla scuderia per dissidi con il padre. Il misterioso pilota aiuterà il più possibile Go rimanendo però sempre nell’ombra. La serie termina senza permettere di comprendere se Go ha capito davvero che il misterioso pilota è in realtà il fratello.

In produzione è il film ispirato da questo mito anni ’60: visualizza il sito.

Il classico anime per eccellenza in ambito “corse impossibili” fu senza dubbio l’indimenticato ed indimenticabile

ken il falco (1976, in italia 1979)

La serie segue le vicende della scuderia Sayongi ed, in particolare, della sua punta di diamante Ken Hayabusa, il superbolide. Loro avversario implacabile è la Black Shadow, misteriosa organizzazione determinata a prendere il controllo di tutto il settore delle gare automobilistiche. Per tal fine raggiungere, la Black Shadow non conosce remore: le menti dell’organizzazione non esiteranno a sacrificare i loro stessi piloti pur di riuscire nell’intento. Le corse si trasformano così in gare ad eliminazione “fisica” diretta: chi raggiunge il traguardo non solo è tra i più veloci, ma anche tra i più fortunati sopravvissuti. La macchina di Ken, Machine Hayabusa, motorizzata con le successive evoluzione di un propulsore da jet (dal V1 al mitico V5), sarà ovviamente sempre tra i primi. Almeno fino alle ultime puntate, quando entra in pista Ryu Stella Cadente, pilota Black Shadow. I due ingaggeranno lotte serrate. La reciproca stima li condurrà alla fine all’amicizia. Nell’ultima gara scenderà in campo anche il grande capo, Ajab, alias Benny Kramer, pilota squalificato anni prima perché responsabile dell’incidente in cui trovarono la morte ben 13 piloti tra cui il fratello di Ken.

Nota: L’ultima corsa termina davanti al Duomo di Milano.

Supercar Gattiger (in Italia 1978-1979)

Come in Ken il Falco anche qui le gare sono ad eliminazione fisica diretta. La scuderia protagonista può contare su 5 vetture che si uniscono in una unica, potentissima, che riesce a saltare ad altezze inverosimili e distrugge gli avversari, appartanenti alla Black Demon (anche loro solitamente uniti in mostri-auto insensati) con una sorta di artiglio della tigre.

Protagonista è Jo Kabuki, il cui padre è stato ucciso dall’esplosione della sua auto in circostanze misteriose. La madre di Jo è nella Black Demon, al servizio del crudele padre (nonno di Jo). Interverrà più volte, nelle vesti di pilota misterioso, per salvare Jo dalla morte.

Grand Prix (1977)

In questo anime le gare si svolgono in Formula 0, dove tutti i limiti di velocità sono stati aboliti. La macchina pilotata da Takaya è la mitica Samurai in grado di viaggare a 400 Km/h grazie ad un motore a turbina. Ha 8 pneumatici. Delle serie basate su corse di auto è quella che cerca una migliore aderenza al reale, pur nelle esagerazioni tipiche della fantasia. Punti di unione con la realtà sono le descrizioni di alcuni macchine reali e alcuni personaggi: Mario Anderlain alias Mario Andretti, Emerson Finaldi alias Emerson Fittipaldi.

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