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Dean Koontz: Nel labirinto delle ombre (Forever Odd)

9 giugno 2007

Il romanzo si pone come seguito de “Il luogo delle Ombre” (Odd Thomas). Ritroviamo Pico Mundo, cittadina nel deserto del Mojave, e i personaggi che Koontz ci ha fatto ben conoscere: lo sceriffo Wyatt Porter (“il Capo”); lo scrittore Oswald Boone (“little Ozzie”); Terry Stambaugh (precedente gestore del Pico Mundo Grille), Chester (lo strano gatto di “little Ozzie”) ed, ovviamente, lo spirito di Elvis Presley. Entrando subito in medias res Koontz ricrea d’immediato l’atmosfera che già fu de “Il luogo delle Ombre“, al contempo introducendosi nella dimensione di più rapido movimento propria di romanzi come Intensity.

Odd Thomas è rimasto quello che abbiamo già conosciuto: un nuovo Candido, puro di cuore, dall’animo sensibile e dolce che la sua capacità di vedere i defunti e la forza degli eventi conducono nel pericolo estremo.

La storia, nel perfetto stile del Koontz autore di grandi thrillers, si svolge nell’arco di sole 24 ore, da notte a notte. L’azione vede il protagonista prima vagare tra le strade deserte di Pico Mundo, poi nelle sue viscere (il che dà l’occasione a Koontz per strizzare l’occhio ai corridoi lugubri di basi militari abbandonate di suoi precedenti successi), poi nel deserto. Luogo principale di azione sono però le rovine di un vecchio albergo-casinò, dove Odd Thomas incontra gli spiriti di coloro che, nel devastante incendio di cui fu oggetto, persero tragicamente la vita.

Il romanzo è scritto in prima persona. Stile e forma sono quelli consueti dei thrillers di Koontz: descrizioni rapide per rapide azioni, rallentamenti brevemente digressivi. Decisamente accentuati sono i toni ironici, già conosciuti ne “il luogo delle ombre” ma del tutto assenti in romanzi quali il già nominato Intensity. Giusto un esempio. Odd Thomas ha i minuti contati. E’ in ciò che rimane dell’albergo devastato dalle fiamme; decide, per raggiungere i piani superiori ed evitare di farsi scoprire dai rapitori di un suo amico, di utilizzare il vano dell’ascensore. Si arrampica quindi come può per quasi tredici piani utilizzando al minimo la torcia di cui dispone: “Tredici piani è una lunga caduta in qualsiasi condizione di luce, ma la prospettiva di precipitare tanto lontano nel buio nero come l’inchiostro era particolarmente terrorizzante. Non avevo un’imbracatura di sicurezza, non avevo una cinghia robusta da fissare al sostegno. O un paracadute. Mi ero impegnato nell’arrampicata libera. Fra le altre cose nel mio zainetto c’erano dei Kleenex, un paio di barrette proteiche con uvette e noce di cocco, delle salviettine umidificate profumate al limone, confezionate in bustine di carta d’alluminio. Le mie priorità, al momento di fare i bagagli, mi eramo parse del tutto sensate. Se fossi precipitato per tredici piani…per lo meno avrei potuto soffiarmi il naso, fare un ultimo spuntino e pulirmi le mani, evitando quindi l’ignominia di morire con le narici moccicose e le dita appiccicaticce

Giudizio: 6/7 : Certo non il miglior romanzo di Koontz che abbia fino ad oggi letto (e li ho letti tutti tranne Il tunnel dell’orrore [che ho comunque in casa] e Progetto Proteus). La storia è buona, ma non avvincente: i colpi di scena ci sono, nel miglior stile koontziano, ma nulla che inchiodi alla poltrona il lettore che già conosce Koontz. Il vero punto di forza, come del resto certo ben compreso anche dall’autore, è Odd Thomas. Un personaggio che piace, come in fondo sempre piacciono “i tipici bravi ragazzi” di animo gentile e cuore puro di disarmante semplicità, ritratti con tutte le loro debolezze, i loro dubbi, le loro paure…ma anche la grande forza ed il coraggio. Già abbiamo conosciuto l’alieno de “l’Ultima Porta del Cielo“: in Odd ritroviamo gran parte di quel personaggio. Odd certo non è il bambino che non sappia cosa sono le dentiere e sospetti due anziani coniugi di essere serial killers (cit. l’Ultima Porta del Cielo), ma certo l’affinità non può trarsi in dubbio: lo sguardo di entrambi i personaggi è il medesimo. L’ironia, sotto questo profilo, non stona, certo ben adattandosi ad un personaggio come Odd.

Nel Labirinto delle Ombre” è libro che precipuamente si pone come fine l’unire la suspance del Thriller ad una ironia forte ma non soffocante, in un difficile equilibrio, apprezzabile e piacevole. Certo buono, rispetto al fine, il risultato.

Trama in breve: Qualcuno ha ucciso in modo feroce Wilbur Jessup e ne ha rapito il figlio adottivo, Danny, un ragazzo affetto da osteopsatirosi, “la malattia delle ossa di vetro”. Risultati del tutto errati i primi sospetti, Odd Thomas, amico di Danny, si lancia all’inseguimento, aiutato dai suoi poteri particolari che lo conducono nella Pico Mundo sotterranea…

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3 commenti

  1. sono sempre io la prima a leggere i tuoi nuovi articoli. che stronza. però uffa che palle, tu e le tue recensioni di merda (merda lo posso dire?? non è mica una parte bassa tipo culo cazzo coglioni palle eccetera)
    ci togli il gusto di comprare un libro così tanto per, e di scoprirne la trama via via. ma tanto non fa niente perché non c’ho tempo di leggere ste robe qua.
    il tunnel dell’orrore buttalo pure, è una cagata. stai là tutto il libro cercando di trovarci una conclusione, e invece niente. finisce a cazzo. della serie il mostro non si sa chi era, perché era così, e bla bla bla. a proposito di mostri, di koontz mi era piaciuto in particolar modo quello che in italia è stato edito con il titolo Mostri(outsiders), noi e la nostra mania di cambiare i titoli ai film ai libri eccetera.
    comunque, se ti piace tanto scrivere recensioni, perché non lo fai su qualche webzine o come diavolo si chiamano? dai su, noi vogliamo le tue cose personali, sennò che l’hanno inventato a fà il blog?
    il lettore vuole sangue e suspence!
    cose tipo quanti capelli hai perso nell’ultima settimana, in che modo di ha dato il due di picche l’ultima con cui uscivi, l’umiliante maniera in cui ti trattano i tuoi superiori nel tuo praticantato, ecc. (ma poi perché dovresti essere un “praticantante” e non un avvocato a tutti gli effetti?boh.pregiudizi di una mente logora.
    baci
    giorgia
    (mi censuri anche stavolta per via di tutte le parolacce???)


  2. In effetti l’idea di censura mi ha sfiorato: preferirei utilizzassi termini più consoni. “Mostri” è il primo libro di Koontz che ho letto. Vennero poi “Lampi”, “Visioni di Morte”, “Sussurri”, “La Casa del Tuono”… e poi tutti gli altri (come detto mi mancano solo “il tunnel dell’orrore” e “Progetto Proteus”). Accolgo l’osservazione sugli accenni alla trama, riducendoli a quelli che nella sostanza si trovano anche nel risvolto della copertina.


  3. […] compare per la prima volta ne Il Luogo delle Ombre e poi ne Il labirinto delle Ombre (clicca per la recensione su questo […]



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