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Amarcord – Così conoscemmo il Giappone (8)…ed i buoni vecchi “robottoni”

13 giugno 2007

In due altri posts ho riportato alla memoria i classici: Goldrake, Mazinga Z, il Grande Mazinga, Jeeg, Gundam. Si vedano Amarcord: così conoscemmo il Giappone (1) e Amarcord: così conoscemmo il Giappone (2). Ma molti altri robots hanno segnato la nostra infanzia. Proprio a loro dedico il presente post che di alcuni provvederà anche a riassumere brevemente la trama.

Vediamo quanti di voi se li ricordano:

Astroganga

Non ricordo praticamente nulla della storia, a parte il fatto che Astroganga, non propriamente un robot in realtà, era stato creato da un metallo di origine aliena ed era privo di qualsiasi arma. Charlie, entrando in simbiosi con lui, gli consentiva di percepire perfettamente sensazioni e sentimenti, talché sul viso di Astroganga comparivano espressioni assolutamente umane. I nemici erano i Blaster, caratterizzati dall’avere sul capo un numero, unico segno distintivo, rimanendo per il resto tutti assolutamente identici. Non ho idea di come la serie finisca.

La sigla di Astroganga compare nel film “Cornetti alla Crema” con Lino Banfi.

Getta robot

Un’altra creazione di Go Nagai. E’ il primo robot componibile della storia degli anime…e si narra che questa “invenzione” non fu dovuta al genio del disegnatore, ma a mere esigenze commerciali. E’ già diffusa notizia quella che vuole la nascita dei robottoni di Go Nagai legata ad una mera (e risibile) esigenza pratica: riempire più facilmente e velocemente le vignette; la componibilità di un robot sembra derivare dalla imposizione delle fabbriche di giocattoli, per le quali diveniva più semplice vendere più robots (i componenti) con la pubblicità derivante da un solo anime. Non ricordo molto della trama. Rammento che in base alla diversa composizione, Getta poteva combattere in aria, sottoterra o nel mare. Il nemico della prima serie è l’Impero dei Dinosauri: i mostri lanciati in battaglia sono in effetti solo dinosauri viventi ricoperti di armature e armi di vario genere; il nemico della seconda serie è la Tribù dei Cento Demoni. Lo scienziato creatore del robot è il dottor Saotome, grasso e trasandato.

Zambot III di Yoshiyuki Tomino, autore anche di Mobile Suit Gundam e Daitarn III:

La serie Zambot III fu una di quelle che valse a Tomino il soprannome di “macellaio”: particolarmente violento, vede infatti alla fine la morte di quasi tutti i protagonisti. La trama è buona ed avvincente. Fatta eccezione per i primi episodi che certamente non denotano Zambot III né come particolarmente originale né curato, nei successivi si disvela invece un quadro complesso, preludio dell’amaro finale a sorpresa. Protagonisti della serie sono gli appartenenti alla famiglia Jin, sopravvissuti allo sterminio dell’intera popolazione del lontano pianeta Biar, dal quale sono fuggiti per puro miracolo. Gli abitanti della Terra sono tutt’altro che amichevoli con i rifugiati: in non pochi episodi i protagonisti rischiano la vita per salvare gli abitanti di città minacciate dall’attacco delle truppe di Killer the Butcher, capo dei Gaizok, l’odiato nemico, ma alla fine, invece dei meritati ringraziamenti, sono fatti bersaglio solo di insulti e vere e proprie aggressioni. I Terrestri danno infatti la colpa dei continui attacchi proprio alla presenza della famiglia Jin. Eppure proprio dai Jin verrà la salvezza, anche se a carissimo prezzo. Lo stesso protagonista Kappei vedrà perire gran parte della sua grande famiglia (moriranno anche i due giovani cugini che con lui pilotano Zambot III) e la sua amata Aki, trasformata in bomba umana dai Gaizok. Proprio “le bombe umane” saranno una delle armi più atroci inventate dagli alieni invasori: ignare della bomba che è stata impiantata nel loro corpo, i terrestri traformati verrano lasciati liberi di tornare nelle proprie città e dai propri familiari… La fine della serie è un vero colpo di scena: Killer the Butcher non è altro che un robot controllato da un grande computer, Gaizok, progettato per distruggere…ogni creatura animata da cattivi propositi! Lo stesso computer decide di schiantare la potente base spaziale contro la terra, ma gli utlimi sopravvissuti della famiglia Jin si sacrificano e salvano il pianeta dalla distruzione. Si salvano solo Kappei e i membri più piccoli della famiglia.

Nota: la sigla Zambot III fu la prima in lingua originale ad essere trasmessa in Italia. La sigla di Gundam compare in “Ho fatto splash” un film di Maurizio Nichetti e in “Rag. Arturo de Fanti, bancario precario”, film di Luciano Salce.

Degli ultimi tre robots del post odierno mi limito ad un breve richiamo: sono più recenti ed ogni tanto vengono trasmessi dalle TV locali:

Daltanious

Gordian

God Sigma

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One comment

  1. ebbravo luca. basta parolacce. lo giuro. baci e abbracci.
    giorgia



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