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Emicrania

17 giugno 2007

Tra le mie più frequenti letture vi è anche “Le Scienze”, edizione italiana di Scientific American. Per quanto infatti chi bene mi conosce sia da sempre abituato a collocarmi nell’area dei lettori di romanzi, molti e i più vari, nella realtà non disdegno nemmeno d’accostarmi spesso a tematiche ben lontane dalle critiche letterarie. Ovviamente la mia preparazione non è sempre adeguata: quello che so lo devo principalmente ai documentari (che seguo fin dai tempi di Big Bang, il Grande Spettacolo della Scienza) e alle mie ottime insegnanti di scienze delle medie, sia inferiori che superiori (sì: anche al Classico si studia scienze). Tuttavia, per quanto mi ritrovi con lacune varie e sia costretto a ricercare i termini ignoti nell’enciclopedia scientifica, trovo questo tipo di letture appassionanti. Del resto, specie quando si cempenna in tematiche quali l’origine dell’universo, la ricerca scientifica incontra la filosofia e la teologia, sicché anche quelle che paiono distanze siderali tali da scoraggiare l’occasionale incauto lettore, inducono invece al nuovo slancio e alla profonda riflessione.

Bene…

Oggi, tra le mani mi ritrovo un articolo che riporta una notizia che avevo già sentito al telegiornale ma che rileggere mi volge comunque di nuovo all’ottimismo: “soffrire di emicrania potrebbe migliorare le capacità cognitive“. Eh sì, perché come bene quasi tutti i miei conoscenti sanno, soffro di terribili emicranie che mi costringono per giorni a letto, al buio, incapace di fare qualsiasi cosa.

emicrania.jpg

La notizia è ovviamente di quelle da ben soppesare: per quanto possa essere vasto, il gruppo oggetto di esame non è mai tale da escludere ogni dubbio di ricorrenza casuale. Come noto in questo campo è l’induzione a fare da padrone…e tutti sanno cosa accadde a quel tale tacchino americano che per anni, constatato che nessuno gli faceva del male, induttivamente aveva concluso che mai nulla di male gli sarebbe accaduto finché fosse rimasto nella fattoria. Peccato però che poi arrivò il giorno del Ringraziamento e lui era abbastanza grasso…Comunque, tutto quanto sopra premesso, la notizia è questa: pare che chi soffre di emicrania con gli anni veda migliorare le proprie facoltà cognitive (differentemente – ed in senso opposto – dai soggetti che non ne soffrono). Escluso che ciò sia solo il portato degli antinfiammatori usati per curare il mal di testa, molti ritengono che grande influenza eserciti lo stile di vita: chi soffre di emicrania normalmente cerca di dormire a sufficienza, non eccede in caffeina e a volte pratica tecniche di rilassamento.

Vi è però chi sostiene che ruolo determinante nel mantenimento e nel miglioramento delle facoltà cognitive eserciti l’emicrania stessa! Secondo Karen Waldie dell’Università di Auckland “decenni di sofferenza possono indurre il cervello a trovare migliori protezioni a livello cellulare. In fondo chi soffre di emicrania è abituato ad affrontare problemi che gli altri ignorano“.

Usando termini alchemici, sarebbe davvero una buona applicazione della legge dello scambio equivalente!

Speriamo…

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