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Amarcord – Così conoscemmo il Giappone (9)…e le corse impossibili

25 giugno 2007

Delle linee tematiche abbracciate dagli anime giapponesi, quella delle corse di auto fu una delle più floride. Il presente post è dedicato a questa.

Superauto Mach 5 (1967)

Il più vecchio di quelli che ricordo, oggetto di citazioni anche in “la famiglia Griffin”. Univa humor fanciullesco e azioni impossibili. I 7 segreti della Mach 5 erano attivati da pulsanti sul volante dalla A alla G. Della trama non ricordo praticamente nulla.

Per ottenere informazioni di pregio ho quindi dovuto far ricorso a fonti diverse che la mia memoria.

Stranamente tutti i siti italiani che conosco sono apparsi del tutto manchevoli, non aiutandomi in alcun modo a diradare le nebbie. Stranamente è apparsa invece molto informata la wikipedia inglese.

Il titolo originale della serie di Tatsuo Yoshida (morto nel 1977 all’età di 44 anni) è Mach Go Go Go, che vede la luce, come manga, negli anni ’60 e diviene anime nel 1967. Protagonista è Go Mifune.

Grande attenzione è stata riservata ai richiami di immagini ed ai giochi di parole tra auto e pilota. Così la M sul casco di Go richiama il nome di Toshiro Mifune, attore giapponese di cui Yoshida era un grande ed appassionato fan. Il nome Go è omofono del numero 5 giapponese. Talché il titolo della serie ha triplice lettura: Go sta per 5, il nome della macchina; è il nome del pilota; vale anche per la parola inglese “Go!”, Vai!

La serie ebbe un grandissimo successo, in tutto il mondo. Fu il primo anime ad avere notorietà globale.

La trama è abbastanza semplice (ma non la ricordavo per nulla). Figura centrale dell’anime è Racer X, un pilota mascherato che in realtà è il fratello maggiore di Go allontanatosi dalla scuderia per dissidi con il padre. Il misterioso pilota aiuterà il più possibile Go rimanendo però sempre nell’ombra. La serie termina senza permettere di comprendere se Go ha capito davvero che il misterioso pilota è in realtà il fratello.

In produzione è il film ispirato da questo mito anni ’60: visualizza il sito.

Il classico anime per eccellenza in ambito “corse impossibili” fu senza dubbio l’indimenticato ed indimenticabile

ken il falco (1976, in italia 1979)

La serie segue le vicende della scuderia Sayongi ed, in particolare, della sua punta di diamante Ken Hayabusa, il superbolide. Loro avversario implacabile è la Black Shadow, misteriosa organizzazione determinata a prendere il controllo di tutto il settore delle gare automobilistiche. Per tal fine raggiungere, la Black Shadow non conosce remore: le menti dell’organizzazione non esiteranno a sacrificare i loro stessi piloti pur di riuscire nell’intento. Le corse si trasformano così in gare ad eliminazione “fisica” diretta: chi raggiunge il traguardo non solo è tra i più veloci, ma anche tra i più fortunati sopravvissuti. La macchina di Ken, Machine Hayabusa, motorizzata con le successive evoluzione di un propulsore da jet (dal V1 al mitico V5), sarà ovviamente sempre tra i primi. Almeno fino alle ultime puntate, quando entra in pista Ryu Stella Cadente, pilota Black Shadow. I due ingaggeranno lotte serrate. La reciproca stima li condurrà alla fine all’amicizia. Nell’ultima gara scenderà in campo anche il grande capo, Ajab, alias Benny Kramer, pilota squalificato anni prima perché responsabile dell’incidente in cui trovarono la morte ben 13 piloti tra cui il fratello di Ken.

Nota: L’ultima corsa termina davanti al Duomo di Milano.

Supercar Gattiger (in Italia 1978-1979)

Come in Ken il Falco anche qui le gare sono ad eliminazione fisica diretta. La scuderia protagonista può contare su 5 vetture che si uniscono in una unica, potentissima, che riesce a saltare ad altezze inverosimili e distrugge gli avversari, appartanenti alla Black Demon (anche loro solitamente uniti in mostri-auto insensati) con una sorta di artiglio della tigre.

Protagonista è Jo Kabuki, il cui padre è stato ucciso dall’esplosione della sua auto in circostanze misteriose. La madre di Jo è nella Black Demon, al servizio del crudele padre (nonno di Jo). Interverrà più volte, nelle vesti di pilota misterioso, per salvare Jo dalla morte.

Grand Prix (1977)

In questo anime le gare si svolgono in Formula 0, dove tutti i limiti di velocità sono stati aboliti. La macchina pilotata da Takaya è la mitica Samurai in grado di viaggare a 400 Km/h grazie ad un motore a turbina. Ha 8 pneumatici. Delle serie basate su corse di auto è quella che cerca una migliore aderenza al reale, pur nelle esagerazioni tipiche della fantasia. Punti di unione con la realtà sono le descrizioni di alcuni macchine reali e alcuni personaggi: Mario Anderlain alias Mario Andretti, Emerson Finaldi alias Emerson Fittipaldi.

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2 commenti

  1. sei tornato!che bello! allora non l’hai trovata ancora la fidanzata, uffa! vabbè posso candidarmi io?
    comunque, io questi cartoni qua non li ho mai visti, buuuuu! forse ero troppo piccola o forse non ero nata.
    qui fa caldo, a me non va di fare niente, in tv come al solito non trasmettono niente di decente. perché non vieni a trovarmi??
    tanto non lo faresti nemmeno io ti abitassi al piano di sotto. anzi, mi tireresti secchiate di piscio sulla testa. povera me.
    allora visto che ho tempo da buttare via, prima ti importuno sul tuo blog, e poi mi vado finalmente avedere il cartone che una volta avevi consigliato, solo che non mi ricordo il titolo e devo ricercarmelo tra i tuoi post.
    smack smack


  2. […] gli amanti del passato rinvio al mio precedente post, dove trovere sigla originale italiana, breve riassunto della trama, qualche particolarità ed il […]



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