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Metafora e Sineddoche: approfondimento

21 agosto 2007

Dati in precedenza brevi ragguagli su Metafora, Sineddoche e Metonimia, ritorno sull’argomento per qualche breve aggiunta ed approfondimento.

Per Jakobsonlo sviluppo di un discorso può aver luogo secondo due differenti direttrici semantiche: un tema conduce ad un altro sia per similarità, sia per contiguità. La denominazione più appropriata per il primo caso sarebbe direttrice metaforica, per il secondo direttrice metonimica, poiché essi trovano la loro espressione più sintetica rispettivamente nella metafora e nella metonimia” (che per J. comprende anche la sineddoche: n.d.r.*; Jakobson R., Saggi di linguistica generale, Milano 1966).

Nella Metafora sono cioè confrontati termini che hanno un rapporto paradigmatico, di somiglianza: i due termini rimangono l’uno esterno all’altro (es.: capelli e oro); nella Metonimia il rapporto è sintagmatico, di contiguità: il rapporto tra i termini è interno (es.: vela per nave).

Per Henrynella metafora l’intelletto sovrappone i campi semici di due termini appartenenti a campi associativi diversi (e talvolta anche assai lontani l’uno dall’altro), finge di ignorare che vi è un solo tratto comune (raramente ve ne sono di più) e opera la sostituzione dei termini (Henry A., Metonimia e Metafora, Torino 1975).

In capelli d’oro i due campi semici** relativi l’uno a capelli, l’altro a oro hanno un unico tratto o elemento in comune: il colore giallo, che permette lo spostamento semantico e rende possibile la metafora.

* – * – *

Secondo gli autori della Retorica Generale la sineddoche si esprime secondo due moduli differenti:

– nel primo modulo (o scomposizione esocentrica) le proprietà di un elemento sono distribuite alle parti costituenti; attribuisco alle parti di albero (a foglie, rami, tronco) i semi di albero;

– nel secondo modulo (o scomposizione endocentrica) le stesse proprietà di un elemento (es: albero) sono attribuite a sottoclassi di elementi omogenei (pioppo). Il rapporto che unisce classi e sottoclassi è quello di genere a specie. “La scomposizione questa volta non è distributiva ma attributiva, riferendosi ogni parte ad un albero al quale sono attribuiti tutti i semi dell’albero, più dei determinanti specifici“.

La Sineddoche può inoltre essere particolarizzante o generalizzante.

La sineddoche particolarizzante è del tipo vela per nave; quella generalizzante si ha ad esempio con il termine mortali, per uomini, derivante dalla soppressione parziale di semi (mortali sono anche gli animali).

Come più sopra ricordato, per Eco la sineddoche è un caso di interdipendenza semica, consistente nella selezione di un sema per il semema cui appartiene (vela per nave) o viceversa, ossia di un semema per uno dei suoi semi (mortale per uomo).

Si considerino le frasi “ho sette bocche da sfamare” e “hai la bocca per rosicchiare“.

Il lessema “bocca” decontestualizzato ha una costituzione semantica che può teoricamente rappresentarsi almeno secondo due linee che muoveranno in due direzioni diverse. Il punto di maggior vicinanza si ha con faccia e denti. Una linea, quella che per così dire parte da faccia raggiungerà in mete successive testa, corpo, persona, uomo; l’altra, quella che parte da denti, proseguirà con lingua, palato e via dicendo.

Nel primo esempio bocca è uno dei semi che formano il semema persona, sovraordinato rispetto a corpo, testa, faccia, ed, ovviamente, a bocca.

Nel secondo esempio bocca sostituisce denti: il processo è generalizzante perché il termine traslato è un semema che sta al posto di un sema sotto ordinato.

Su questa via, per gli autori della Retorica Generale la Metafora è la risultante di due operazioni consistenti nell’addizione e nella soppressione di semi. Come tale è il prodotto di due Sineddochi, una particolarizzante di primo modulo ed una generalizzante di secondo modulo.

Si consideri la metafora: la betulla è la fanciulla dei boschi

La prima sineddoche (generalizzante) è tra fanciulla (termine di partenza) e flessibile (termine intermedio); la seconda sineddoche (particolarizzante) è tra flessibile (termine intermedio) e betulla (termine di arrivo).

Per Eco, invece, la Metafora è una catena di Metonimie.

[Cliccate sul relativo link per chiarimenti in materia di Antonomasia, Iperbole, Litote]

* -* – *

* Per Eco Sineddoche e Metonimia sono entrambi casi di interdipendenza semica: l’interdipendenza consiste nella selezione di un sema per il semema cui appartiene (vela per nave) o viceversa, ossia di un semema per uno dei suoi semi (mortale per uomo). Si veda oltre.
** Seme è l’unità minima di significato che si realizza nell’ambito di una configurazione semantica: ogni parola (lessema) può essere scomposta in semi; la differenza fra i lessemi è dovuta alla diversa composizione semica. Il Semema è il fascio di tratti semantici (appunto semi) che si realizza in un lessema. Ma si veda meglio in narrativa…

[Per la redazione del presente post mi sono avvalso del contributo imprescindibile di Marchese, Dizionario di retorica e stilistica, Mondadori, 1992]

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3 commenti

  1. […] Al prosieguo gli inevitabili e necessari approfondimenti. […]


  2. sarei grato se lei mi potesse chiarire quale figura retorica si trova nella lirica di Ungaretti”Di queste case/non è rimasto/ che qualche/ BRANDELLO DI MURO.
    Grazie


  3. @Luigi Russo
    San Martino del Carso è noto componimento della raccolta Allegria. La distruzione di un paese non è che la manifestazione sensibile dello strazio interiore. La guerra distrugge ogni cosa e non v’è nulla che a questa sopravviva. Non le opere dell’uomo (le case), nè la sua carne, né tantomeno lo spirito.
    Le prime due proposizioni hanno struttura inversa: il soggetto è in fondo, i complementi all’inizio.
    “Di queste case
    non è rimasto / che
    qualche / brandello di muro.

    Di tanti / che mi corrispondevano
    non è rimasto / neppure
    tanto.
    Il confronto fra il paese devastato e i conosciuti scomparsi pone in risalto la presenza emblematica della case e l’assenza totale di questi ultimi.
    Il fulcro dunque attorno al quale le prime due proposizioni sono costruite è l’antitesi:presenza / assenza,
    L’antitesi illumina il significato di “brandello” il quale viene ad indicare al contempo “parte di casa” e “parte di corpo”.
    “Brandello di muro” è così al contempo:
    – metonimia di casa e paese (muro è parte di casa e quindi di paese);
    – metafora costruita sull’opposizione “brandello di carne” (non presente nel testo, ma presente alla mente del lettore: si dice allora che l’opposizione è in absentia).
    Sperando di essere utile, saluto cordialmente.
    P.S.: Non è ovviamente necessario il Lei…un ciao è graditissimo!
    P.S.: Il nome Luigi Russo è vero? Oppure ho l’onore di rispondere a quesito posto da colui che propose per gli Idilli di Leopardi il nome di Inni Sacri?



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