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Capitolo IV – Ombre nella luce

24 settembre 2007

Un tonfo. Un suono piatto e sordo. Lontano. Un’eco. Che si spegneva. Lentamente. Un lungo silenzio. Poi ancora un suono. Questo ancora più lontano. Perduto.

In un altro mondo.

Pietre antiche. Vestigia di una grandiosità dimenticata. Un monito.

Lì un tempo sorgeva la grande città di Lilith, sorta dal coraggio e dalla follia, dall’illusione che la sciagura sempre si abbatterà su altri, lontani e nemici, mai sui giusti che con il proprio lavoro hanno l’ardire di tentare d’essere felici.

E per quanto tempo l’orgoglio dei costruttori aveva seguito la prosperità del commercio! Per quanto tempo il sole si era riflesso sulle cupole chiare, sui monumenti gloriosi e tracotanti! Per quanto tempo era durata l’illusione!

Ma poi il cielo si era inscurito sulla città dei mortali, la carestia aveva esarcebato diseguaglianze ed ingiustizie, le malattie avevano mietuto messi innumerevoli, le ribellioni avevano macchiato di sangue le piazze dei mercati e delle feste, i negozi erano stati assaltati, i ricchi uccisi e i governanti esiliati.

Ed il canto si era trasformato in grido, il riso in pianto, la gioia in silenzio.

Nessun nemico aveva abbattuto le gloriose mura che tutti ritenevano immortali; nessun nemico aveva fatto strage dei difensori; nessun assedio aveva tagliato viveri e rifornimenti.

Ma gli unici che potevano festeggiare ancora in Lilith erano i demoni Disperazione, Morte e Decadenza.

La pietra era precipitata da sola, la malattia aveva raggiunto palazzi, chiese e case. Dello splendore non era rimasto che un ricordo doloroso.

E Lilith era stata abbondanata. La sua voce divenne il silenzio.

Fino a quei giorni.

Poi tra le pietre inscurite, tra gli architravi ed i colonnati precipitati al suolo, tra la polvere e l’arida terra, erano comparsi di nuovo, dopo anni, visi deturpati, stravolti da fame e sete, piagati e disfatti. I profughi vennero da ogni dove, spinti da un miraggio, da un ricordo o da un demoniaco inganno. E Lilith conobbe di nuovo l’uomo, la mano che l’aveva creata e poi distrutta.

In pochi mesi i suoi nuovi abitanti crebbero tanto in numero e disperazione che se pure quelle lande ancora fossero state coltivate, mai un solo florido raccolto sarebbe stato in grado di sfamare ogni bocca.

Eppure continuavano ad arrivare: mercanti depauperati di ogni ricchezza, donne incinte ed abbandonate, feriti, malati e moribondi. Disertori e soldati traditi dai loro superiori, scampati per miracolo alla morte violenta e condannati ad una ancora peggiore per inedia e privazione. Poi vennero le famiglie devastate dalla sofferenza della perdita, gli ammorbati e gli afflitti. Una massa informe di reietti che camminava senza forza vitale, che si trascinava per le vie del mondo senza in realtà vivere.

Fu di questa popolazione strana ed orribile che s’ammantò di nuovo Lilith.

In un sussulto insignificante che avrebbe fatto inorridire qualsiasi divinità razionale. Ma fece sorridere l’Oscuro Sire.

Sarebbe bastato il semplice scorrere del tempo perché di quella folla umiliata e sofferente non rimanesse traccia: presto il velo pietoso avrebbe coperto quella misera calca nascondendo al cielo il pianto e la vergogna.

Ed invece su quella miseria si scatenò Tormento.

(…continua…)

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