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Erikson – I Giardini della Luna

24 settembre 2007

Il libro “I Giardini della Luna”, pubblicato da Armenia nel 2004, apre una nuova saga, “Il Libro Malazan dei Caduti” e si segnala certo per originalità e complessità.

Proprio quest’ultima caratteristica è fonte dei giudizi più diversi, tanto che basta scorrere per qualche momento le pagine web dedicate ai libri fantasy per ricavarne le impressioni più diverse. Taluno ha così definito Erikson come autore da evitare, sottolineando come i Giardini della Luna siano libro di talmente difficile lettura da scoraggiare anche il più affezionato lettore.

Avvertito da tali giudizi, solo in parte condivisi anche dagli amici che mi avevano consigliato tale lettura, ho iniziato a leggere il libro di Erikson con particolare attenzione, per quanto, sinceramente, non sia accorgimento dal quale di solito prescinda.

Compiuta la lettura, posso concludere che molte delle critiche sono decisamente gratuite.

Erikson compone un’opera certo ardita, segnata all’inizio da taluni salti temporali che hanno forse disorientato coloro che non hanno posto attenzione al fatto che, all’inizio di ogni capitolo, viene vergata la data degli avvenimenti che si stanno per raccontare. La complessità, nel resto della storia, trae origine certo dal gran numero di personaggi che danno vita alle pagine del romanzo e, soprattutto, dalla difficoltà, perdurante, di comprendere fazioni di appartenenza e più ancora di tracciare una linea chiara di demarcazione fra coloro che possono essere ritenuti “buoni” e coloro che devono essere considerati legati all’oscurità.

Per il vero, di tali categorie, il romanzo, così come strutturato, prescinde consapevolmente, in un ardito intreccio dove ogni personaggio è perfettamente delineato nella sua complessità. Sarebbe anzi riduttivo questi catalogare in categorie ristrette e dequalificanti, risultando invece ben vividi nei loro interni contrasti (Paran e L’Aggiunto ne sono esempi lampanti).

La trama è costruita intorno ai personaggi e ne rispecchia quindi appieno complessità e duplicità. Erikson ricorre spesso all’espediente di raccontare gli avvenimenti per il tramite di più voci narranti, cambiando radicalmente di prospettiva. Il risultato è spesso sorprendente ed avvincente.

Spesso vengono volutamente fornite informazioni frammentarie, pressocché incomprensibili, ridotte a poco più che accenni. Molto ricade in presupposti dati quasi per scontati, brevemente riassunti nei capitoli successivi o rapidamente spiegati, per il tramite di diverse voci narranti, molte pagine dopo.

L’effetto è un poco stordente, ma pienamente godibile.

Le battaglie, nel primo libro, non sono molte: tuttavia le stragi non mancano, come pure gli scontri epici tra maghi, demoni e draghi.

In effetti Erikson riprende modelli mai completamente decaduti, dove la magia, pur contenuta in severi argini, non è mutilata o resa servente: il mondo di Eirikson pulsa di magia, vive di magia, nuova e antica, di uomini e dei.

Una particolarità è poi data dalla presenza palpabile prima, protagonista poi, dell'”interventismo” divino: gli dei sono parte in causa ed intervengono direttamente negli avvenimenti, senza però sproporzione.

Il Giudizio complessivo non può essere che buono: 7+

Armenia ha pubblicato già i primi tre libri del seguito, che mi accingo a comprare.

Trama in breve: Sulla cima di una torre antica un ragazzo nobile di nome Paran contempla i segni di una truce battaglia che si sta svolgendo in uno dei quartieri più popolosi. Accanto a lui un ufficiale degli Arsori di Ponti cerca di dissuaderlo dalla malsana idea di intraprendere la vita militare. Intanto, grandi e sconvolgenti avvenimenti stanno cambiando ogni punto di riferimento, mentre l’impero intraprende una nuova via…

[Nota a margine: Per quanto Armenia abbia con Erikson fatto finalmente quel salto di qualità da più parti atteso, rimane insufficiente la qualità grafica e risultano discutibili taluni soluzioni di traduzione, prima delle quali quella relativa al titolo (“La caduta di Malazan” al posto del corretto “Libro Malazan dei caduti” presente invece alla fine del volume)].

PER UNA MIA MOLTO PIU’ AMPIA RECENSIONE CON INTRODUZIONE ALLA SAGA SEGUITE IL LINK AL SITO DI TERRE DI CONFINE


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2 commenti

  1. “Taluno ha così definito Erikson come autore da evitare, sottolineando come i Giardini della Luna siano libro di talmente difficile lettura da scoraggiare anche il più affezionato lettore.”
    Sono d’accordissimo con questo “taluno”… Sembra che i romanzo sia criptato, come il segnale di SKY: se non hai il decoder, sei fregato.
    Superata pagina 200, ancora non si riusciva a capire:
    – Chi fosse il protagonista (o i protagonisti);
    – Chi fossero, da dove provenissero, cosa diavolo stessero facendo e perchè, tutti i personaggi del romanzo.
    – Dove fossero situati i luoghi descritti e che attinenza avessero fra loro i diversi luoghi presentati (nè una consultazione dell’orrenda mappa che correda il volume riusciva a chiarire le cose).
    – Dove volesse andare a parare l’autore.

    Il tutto in uno stile assolutamente farraginoso, dove l’autore eleva il “saltare di palo in frasca” a vette prima d’ora mai raggiunte.

    Sarà come dicono i “talaltri”, e cioè che si tratta di un capolavoro. Però non è possibile obbligare il lettore a studiare i codici di decrittazione della CIA per poter apprezzare un libro.


  2. Davvero una severa critica… dalla quale mi sento di scostarmi non poco, salvo che per un punto: la mappa. Condivido pienamente il giudizio espresso sulla sua inintelligibilità: è stata questa tuttavia una scelta (assolutamente non condivisibile) dell’Editrice Armenia. Dalle informazioni raccolte il libro in lingua originale è corredato di una mappa che occupa due pagine, non solo una. I caratteri sono quindi più grossi e più legibbili ed i luoghi molto meglio riconoscibili.
    Quanto al giudizio sui personaggi, dissento invece notevolmente. Il mondo di Erikson è senz’altro un mondo complesso, con moltissimi personaggi, tutti egualmente importanti ai fini del quadro generale, sicché risulta ben difficile individuare dei protagonisti. Se però, come detto, all’inizio si fa attenzione alle scritte introduttive, dove è ben evidenziata la data degli avvenimenti che si stanno per narrare, si supera con semplicità il primo periglioso ostacolo dei salti temporali (che spariscono poi nel prosieguo della storia, lasciando spazio solo a flashback di limitato respiro).

    Volendo essere d’aiuto ai lettori, preciso questo:
    la storia ruota intorno agli Arsori di Ponti, un corpo speciale all’interno dell’esercito imperiale. Molti indizi consentiranno di comprendere che è fine della stessa imperatrice, per la quale combattono, che essi muoiano. Da qui la decisione loro di muoversi con una certa “autonomia”: dopo la presa (a caro costo) di una prima città, tutto faranno per rendersi il più possibile indipendenti, al contempo cercando possibili alleati e persone che possano abbracciare la loro causa. Ovviamente tutto è compiuto nella massima accortezza, onde evitare che le spie dell’imperatrice si accorgano dei loro reali piani. Gli stessi Arsori di ponti perseguono poi propri obiettivi personali ed hanno priorità diverse.
    La città nella quale gli Arsori riescono ad infiltrarsi è divisa in fazioni: la corporazione dei sicari; la corporazione dei ladri; il consiglio (governanti di facciata); i Maghi (coloro che nella reatà detengono il controllo); la misteriosa figura dell’Anguilla (che sembra tessere i fili di una tela che avvolga tutte le fazioni); la Progenie della Luna.

    E con questo mi sono limitato a solo brevi cenni che non svelano praticamente nulla della trama!
    Come facilemente si comprende, Erikson crea un mondo davvero complesso, insidioso per il lettore, che non può permettersi grandi distrazioni e superficialità. Il che induce a consigliare il libro a lettori fantasy smaliziati ed accorti, che vogliano provare qualcosa di nuovo e, per molti versi, affascinante.



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