Archive for ottobre 2007

h1

Amarcord – Così conoscemmo il Giappone (13)…ed i Cavalieri del Re

28 ottobre 2007

Tra le categorie curate dall’Oracolo dei Venti, il diario-amarcord delle “vecchie” serie televisive e dei “vecchi” cartoni animati di una volta, dei mitici anni ’80, è una di quelle di maggior successo. Non nascondo peraltro che, anche laddove minore fosse stato il numero dei lettori, avrei proseguito imperterrito a scriverne, perché in un solo momento, rivedendo e riascoltando quanto accompagnò intere mie giornate, vengo catapultato indietro, di molti anni, sulla via tracciata da un ricordo e quelle giornate, seppur non in egual misura ed intensità, rivivo ed apprezzo, alla ricerca ed al recupero di quanto si teme perduto e, fino ad oggi almeno, per fortuna, scoperto ancora integro.

Degli anni ’80 ho già trattato, seguendo diverse linee tematiche. Uno degli ultimi post era intitolato “Gli Sports molto poco praticabili”. Chi lo ha letto sa benissimo che vi è ancora molto da dire: non tema! Provvederò in seguito.

Mi sia consentito oggi tuttavia aprire una nuova linea tematica all’interno del diario delle sigle indimenticate: i loro autori.

I Cavalieri del Re sono un gruppo che i fortunati hanno visto ancora esibirsi ai raduni dei fans dei vecchi cartoni. Ecco, in ordine cronologico, alcuni dei loro migliori (ed indimenticabili) successi. Ad ogni sigla allego breve riassunto esplicativo del relativo cartone.

Sasuke (1981) [già segnalato in precedente post]

Sasuke è un ragazzino dell’apparente età di 10 anni. Scampato per miracolo agli assassini della madre, Sasuke si rifugia nella foresta, fin quando il padre, Sarutobi, ninja molto noto e temuto, tornato da una lunga guerra, non riesce a ritrovarlo e ad avvicinarlo di nuovo all’insegnamento delle tecniche ninja. Sasuke riprende così il percorso interrotto anni prima ma mai abbandonato. Spesso cercherà di mettere al servizio dei deboli e degli oppressi quanto da lui appreso e non esiterà a mettere a repentaglio la propria vita. Purtroppo i risultati non saranno quasi mai proporzionali agli sforzi profusi: la cattiveria e la viltà anche di coloro che avrà difeso, risulterà preponderante fino ad annichilire i risultati conseguiti. A volte con il padre, più spesso da solo, il piccolo Sasuke si troverà così a viaggare per un Giappone feudale crudele ed avvilente, dove ai pur conseguiti successi, faranno seguito spesso sofferenza e dolore. Pari o superiori a quelli patiti per ottenerli.

Sasuke è solo in senso molto lato l’archetipo dell’attuale Naruto, anime apprezzattissimo anche in Italia e trasmesso (per ora in replica) su Italia1 alle ore 14 del lunedì, mercoledì, venerdì. Sasuke è un anime ben più violento e spietato: gli ammiccamenti umoristici sono pressocché assenti e, quando vi sono, spesso si tramutano in momenti di tragicidità stordente. Crudo, severo e profondamente triste, l’anime Sasuke è un piccolo capolavoro, dello stesso autore di Ninja Kamui: Sanpei Shirato.

Note: Il personaggio di Susuke Sarutobi è ispirato al personaggio leggendario Kazuki Sasuke, che la tradizione vuole appartenente ai “Dieci di Sanada“, un gruppo di 10 Ninja agli ordini di Sanada Yukimura nella battaglia del castello di Osaka nel Periodo Sengoku (quello nel quale è ambientato Inuyasha e che abbraccia gli anni dal 1478 al 1605).

Sarutobi significa “salto della scimmia”, dai Kanji Saru (sciammia) e Tobi (salto). Il termine ricorre anche in Naruto: è il nome del Terzo Hokage. Anche il nome Sasuke Uchiha richiama l’antico Kazuki.

La Spada di King Arthur (1981)

Ennesima rivisitazione, questa volta giapponese e sinceramente molto discutibile, della leggenda di Re Artù. Le figure meno riuscite erano proprio quelle dei cavalieri della Tavola Rotonda: Lancilloto non aveva spessore e risultava così davvero soltanto una figura di secondo piano; Parcival era ridotto ad un grassone goffo e rivestiva il ruolo dell’elemento divertente da coinvolgere in “simpatici” siparietti; Tristano suonava all’arpa sempre la stessa melodia. Tuttavia la storia (almeno la prima) era apprezzabile: i cavalieri neri di Lavick, la strega Medessa, la figura dell’eremita Narsian…indimenticabili! Come la puntata in cui Medessa evoca gli spiriti di antichi cavalieri oscuri e ne fa orribili non-morti!

L’anime è stato di recente ritrasmesso da alcune emittenti locali.

Questa la sigla completa, con immagini anche della seconda serie:

L’isola dei Robinson (1982)

Per comodità di lettura riporto il testo, davvero ottimo, della sigla:

Con grande tempesta, tuoni e lampi la nostra avventura incominciò,
Il mare in burrasca, i forti venti, il grande veliero affondò.
Tutta la notte cercammo gli assenti ma più nessuno si salvò,
E trascinati da forti correnti finalmente terra si toccò.

Ora siamo su quest’isola poche le comodità,
Ma come in una grande favola noi viviamo in libertà.
Sembra un paradiso l’isola, qui non c’è malvagità,
Mai la vita si fa gelida, regna la serenità.

Ma quando buio si fa verso sera scende la paura,
Il grande fuoco s’accenderà, la capanna resterà sicura.
Tutti in coro si canterà ninna nanna nella luna chiara,
Ed il piccino s’addormenterà.

Vita libera sull’isola, piccola comunità,
La natura ci fa regola con la sua maternità, hey!

Il sole è già alto su nel cielo, i pappagali parlano di già,
Le trappole pronte attendono al suolo, oggi buona caccia si farà.
La piroga è scesa in alto mare, quanto pesce porterà,
Al campo muore l’ultimo fiore nel vecchio mondo chi ci tornerà.

Ora siamo su quest’isola poche le comodità,
Ma come in una grande favola noi viviamo in libertà.
Sembra un paradiso l’isola, qui non c’è malvagità,
Mai la vita si fa gelida, regna la serenità.

Ma quando buio si fa verso sera scende la paura,
Il grande fuoco s’accenderà, la capanna resterà sicura.
Tutti in coro si canterà ninna nanna nella luna chiara,
Ed il piccino s’addormenterà.

Ora siamo su quest’isola poche le comodità,
Ma come in una grande favola noi viviamo in libertà.
Sembra un paradiso l’isola, qui non c’è malvagità,
Mai la vita si fa gelida, regna la serenità, hey!

Vita libera sull’isola, piccola comunità,
La natura ci fa regola con la sua maternità, hey!

Una storia divertente e piacevole. La famiglia Robinson naufraga su un’isola deserta…che non è, né sarà mai, per tutta la lunghezza della serie, un vero e proprio paradiso. Nelle prime puntante Franz, il maggiore, rischia di perdere la vista a causa del veleno di un misterioso insetto; la mamma dovrà lottare da sola contro un branco di lupi inferociti riuscendo, nella disperazione di dover difendere i figli piccoli, a trovare in se stessa inatteso coraggio e quasi inesauribile forza; metà della famiglia prenderà la malaria. Nel prosieguo, molte le avventure e le insidie, alle quali la famiglia sarà sempre far fronte con ingegno e caparbia. Nel vero spirito dell’opera di Defoe.

L’anime è stato di recente ritrasmesso da Italia1, se non vado errato questa e la scorsa estate. La sigla è stata però sostituita da una cantata da Cristina D’Avena. Per quanto meno orribile del solito, quest’ultima sigla non ha però nemmeno possibilità di essere posta a confronto con quella del 1982.

Il Libro Cuore (1982)

Rivisitazione gentile di un classico della nostra letteratura. Un anime attento, ben costruito. Un piccolo capolavoro anch’esso, purtroppo a quel che mi risulta mai più colpevolmente trasmesso in televisione.

Nella versione integrale il testo della canzone è il seguente [in neretto la parte omessa]:

Ricordo ancora il primo giorno a scuola,
le mie matite e i pennarelli blu.
Che lontano quel tempo, come vola,
verdi giorni che non tornan più.

Quanti giorni su quei neri banchi,
quanti sogni non ricordo più.

Ma un pensiero assopito si fa avanti,
è quel libro che leggi ora tu.

Il tamburino sardo
corre senza aver paura,
alto tiene il suo stendardo,
messaggero di ventura.

Va, parte il bastimento,
Genova è ormai lontana.
Marco va nel nuovo mondo,

terra sudamericana.

Oh, caro vecchio libro “Cuore” con la tua semplicità
continui a far sognare i ragazzi d’ogni età.

Mio vecchio libro “Cuore” mai nel tempo scorderò,
le pagine d’amore forse fuori moda un po’.
Ma ieri ho visto il mio ragazzo che
toglieva un po’ di polvere da te.

In castigo dietro alla lavagna,
quante macchie con l’inchiostro blu.
Con la mente che naviga e sogna
su quel libro che leggi ora tu.

Lo scrivano fiorentino,
nel profondo della notte,
scrive sotto un lumicino
cento e mille più fascette.

La vedetta in alto sale,
grande premio al suo valore.
Fiori getta l’ufficiale,
copre tutto un tricolore.

Oh, caro vecchio libro “Cuore” con la tua semplicità
continui a far sognare i ragazzi d’ogni età.

Mio vecchio libro “Cuore” mai nel tempo scorderò,
le pagine d’amore forse fuori moda un po’.
Ma ieri ho visto il mio ragazzo che
toglieva un po’ di polvere da te.
Ma ieri ho visto il mio ragazzo che
toglieva un po’ di polvere da te…

* – * – *

Quanto avete or ora visto e sentito è solo un piccolo assaggio. Davvero le sigle di un tempo erano mille volte superiori alle attuali. Per testi, ricerca, effetti, contenuti.

Ma avremo modo di riparlarne in seguito.

h1

Capitolo V – Il Buio nella Mente (2)

28 ottobre 2007

– Entra, peste! E che il Vento disperda il tuo odore quando te ne sarai andato. Ma non portare quell’abominio in casa mia, o te ne pentirai.-

Sorien scrutò dall’alto la vecchia donna. Il Pazzo dietro di lui non si era mosso, quasi avesse compreso che in quel frangente l’unica cosa saggia da fare per lui era tacere. Anche Sorien avrebbe tratto notevole vantaggio dal proprio silenzio, ma il ruolo che aveva deciso di assumere lo costringeva a parlare.

– Questa spada ed io siamo inseparabili, strega. Se anche la lasciassi fuori dalla tua casa, entrando ne porterei comunque con me la parte più forte, quella più oscura.-

– Credi che non lo sappia? Ma almeno potrò illudermi che il veleno del metallo non abbia insozzato il luogo dove vivo! –

Sorien guardò l’interno della casa. L’Ammorbata era stesa su una larga, bassa panca di legno che tagliava, in senso longitudinale, il centro di una stanza lugubre, poco illuminata, disordinata e sporca. C’era del sangue raggrumato per terra, certo non della donna, né della strega. Probabilmente era di qualcuno che aveva osato troppo, nel momento sbagliato. Non se ne sorprese. Sulla stanza davano solo due porte, una delle quali socchiusa. Di là poteva scorgere una serie di vasi scuri e fasci di erbe appese alle travi del soffitto. Ovviamente una ben congegnata trappola: non era certo in quel luogo che la vecchia custodiva le sue piante curative e le sue pozioni.

Oltre alla panca, c’erano poi solo due sedie, delle quali una a dondolo, rovinata e lercia, un tavolo di non rilevanti dimensioni ed ingombro di oggetti anneriti e polverosi, uno sgabello. Era chiaro che da molto tempo nessuno si preoccupava più di pulire.

Sorien lasciò la spada all’ingresso, appoggiandola allo stipite della porta, e si accostò all’Ammorbata che, dopo le urla, era evidentemente tornata al suo stato di muta immobilità.

Era nuda. Le vesti erano state raccolte in un ammasso disordinato alla base del tavolo. La mancanza completa di riguardo per le sue cose non l’aveva certo disturbata, né pareva che la sua nudità e la presenza del cavaliere potessero distogliere la sua mente dal vagare di nuovo nel nulla.

Il corpo era martoriato.

Per quanto avesse fatto decisi progressi rispetto al momento in cui l’aveva trovata , il segno delle violenze subite era evidente e sarebbe rimasto tale ancora per molto tempo. Era magra. La pelle, dove non era tormentata da livide vesciche e arrossati tagli, aveva il pallore ed i segni inequivocabili del Morbo. Le ossa si erano quasi tutte rinsaldate, ma sarebbe stato necessario altro tempo perché ritrovassero una certa solidità e sarebbe stato ben difficile in un mondo dove il cibo era un bene che pochi potevano permettersi e quello davvero nutriente praticamente un miraggio.

Le ferite peggiori però, sapeva, erano altrove.

– Hai fatto quello che ti ho chiesto e per cui sei stata pagata? – chiese freddamente, senza distogliere lo sguardo dall’Ammorbata.

– Ho fatto quello che potevo. – Rispose l’altra, rimasta pochi passi dietro di lui, con la stessa freddezza ed il medesimo distacco. – L’hanno tormentata per giorni. Cosa hanno usato, cocci di vetro? –

– Ha importanza? –

Dopo un lieve sospiro la donna ammise: – No. In realtà no. Oramai no. Li hai uccisi tutti? –

Sorien non rispose.

– Hai fatto bene. Peccato tu non sia passato di lì prima. Hanno usato il peggio che hanno trovato, in modo da farla soffrire il più possibile. E anche quando non era sottoposta direttamente a quelle torture, certo non avrà conosciuto che tormenti. Sono brutte ferite. Che non guariscono mai bene, nemmeno quando si cerca di curarle subito. –

E quelle interiori non sarebbero guarite mai nemmeno in parte.

Potrà cavalcare? –

– Sei un povero idiota. E’ già tanto che stia in piedi. Anzi, mi chiedo come ci riesca. Anche se le hai dato del Fiore di Ulisia. L’hai fatto cavaliere? Non è vero?-

– Potrà cavalcare? –

La megera soppesò le parole. – Ho fatto tutto quello che potevo. Tutto quello che sono ancora in grado di fare, ora. Forse un tempo…Ma così…-

– Potrà cavalcare? –

– Le ferite non si rimargineranno mai del tutto. Forse per qualche giorno potrà anche non sentire dolore, ma poi… Non dovrebbe muoversi. Se la fai camminare, la tormenti. Se la fai cavalcare, la uccidi. –

– Dunque non sei riuscita a darmi l’aiuto che cercavo. Restituiscimi i soldi. –

La vecchia rise beffarda: – Ah! Povero pazzo! Pensi seriamente quello che hai detto? Credi davvero che io ti restituirò qualcosa? Per quello che potevo l’ho curata: non è mia colpa se le ferite sono troppo profonde e tu hai equivocato sulle mie reali possibilità. Prendi con te quello che un tempo era una donna e vattene da casa mia.-

Sorien valutò per qualche istante la situazione: poteva affrontare frontalmente la vecchia strega e scontrarsi con lei. Sarebbe riuscito ad ucciderla: non aveva molti dubbi al riguardo. Ovviamente non sopravvalutava il fatto che il tempo l’aveva indebolita: non sarebbe stato comunque facile avere la meglio. Lui poteva contare però su molte risorse delle quali era assai improbabile che la Megera si fosse accorta ed in quei frangenti la sopresa poteva fare davvero la differenza. Avrebbe quindi potuto riprendersi i soldi e, a suo modo di vedere, tutto sarebbe stato compiuto nel migliore dei modi. Un torto, un prezzo. Ma se così avesse fatto, non avrebbe risolto il problema principale per il quale era arrivato fino a quella casa. Se l’Ammorbata non avesse potuto stare in sella almeno per qualche ora e per più di qualche giorno consecutivo, avrebbero dovuto lasciarla indietro, così come aveva detto al Pazzo. Altrimenti, stando al suo passo, non sarebbero arrivati da nessuna parte. D’altro canto sentiva che abbandonare l’Ammorbata non sarebbe stata una scelta saggia: era lei che aveva pronunciato quel nome antico il giorno in cui l’aveva trovata, l’ultima parola prima di chiudersi nel più totale silenzio. Doveva pur significare qualcosa.

Ovviamente, potevano anche fermarsi lì dove erano: il non proseguire avrebbe loro risparmiato fatiche e dolori indicibili. Prima o poi, anche fermandosi, sarebbero morti tutti, non c’era dubbio, ma probabilmente avrebbero sofferto molto meno.

Leilani però non glielo avrebbe perdonato. Aveva preso una decisione e avrebbe dovuto comportarsi di conseguenza.

– Vecchia, tu non mi hai ascoltato. – Si voltò nella sua direzione e la fissò direttamente negli occhi: era chiaro che anche lei stava valutando la possibilità di ucciderlo. La cosa non lo soprese né impensierì. – Ho bisogno che quella donna possa cavalcare. Non ho il tempo né la voglia di spiegartene il motivo e tu non hai il diritto di chiederlo. Devi fare quello per cui sei stata pagata.-

– Altrimenti? – alzò dubbiosa un sopracciglio.

– Farmi lasciare la spada fuori da casa tua e metterti fra lei e me non ti salverà. Credi che non abbia modo di recuperarla se davvero lo volessi? –

La donna non si scompose: – Se il ragazzo la tocca, morirà.-

Sorien non guardò la reazione del Pazzo: – Non ho bisogno dell’internvento di nessuno. Immagino tu abbia capito di cosa si tratta, no? –

La donna, che sembrava aver già visto ogni sorta di maledizione, empietà, viltà e malignità, compiuta dagli uomini o da questi subita, non disse nulla. Era ovvio che avesse capito. Almeno in parte. E per Sorien era ora vitale che comprendesse appieno con cosa aveva a che fare.

– Donna, sappi che quella spada è già desta.-

La Megera impallidì.

(…continua…)

h1

Capitolo V – Il Buio nella Mente

25 ottobre 2007

In un solo momento Sorien ritornò in sè: le nebbie d’incubo che lo avevano avidamente ghermito si dissolsero, sicché si sentì di nuovo libero di agire. Lo trafisse il dubbio che fosse stata Tormento a lasciarlo andare, richiamandolo così al reale, piuttosto che la sua volontà a sottrarlo alla sua malìa, ma quale che fosse la reale ragione per la quale ora si ritrovava di nuovo libero, non esitò: si drizzò di scatto, portò la mano all’elsa e riprese pienamente il controllo di quanto lo circondava.

Al limitare del suo sguardo, diversi sassi che certo il Pazzo aveva scagliato contro la quercia contorta che era la fonte principale dell’ombra in quel luogo, segnavano una strana articolata forma nella quale gli parve di riconoscere un arcano segno di sventura: avevano accompagnato il suo riposo, ma disgraziatamente non avevano impedito, nel loro ritmo piano e uguale, che lentamente scivolasse di là della Veglia, inabissandosi nel Sogno. Non si era davvero addormentato, altrimenti a quest’ora sarebbe morto, ma che per qualche istante avesse comunque abbassato la guardia e si fosse quasi assopito fu cosa che lo sorprese ed inquietò: non era mai successo in precedenza. Si chiese se avesse davvero sovrastimato le sue forze o qualcosa di nuovo non avesse ancora cambiato le carte in tavola. Per quanto sentisse come di vitale importanza la risoluzione di quel nuovo enigma, non potendo contare al momento su alcun aiuto chiarificatore ed incombendo la necessità di far fronte a pericoli più immediati, si costrinse a tacitare la voce che con insistenza lo spingeva a riflettere, per rispondere alle urla che lo avevano richiamato dall’oscuro passato.

Le ombre si erano allungate, anche se non di molto. Il Pazzo era davanti alla porta della casa della Megera, anche se non l’aveva già spalancata di forza come pure si era aspettato ed aveva in parte temuto.

Non aveva idea di come il Pazzo si sarebbe comportato ora: non era uno sprovveduto, ma sinceramente dubitava che fosse pienamente consapevole di chi (o cosa) fosse la vecchia donna davanti al cui uscio si erano fermati.

Una breve occhiata gli fu sufficiente per escludere che qualcun altro si fosse avvicinato alla casa.

Il Pazzo, improvvisamente, si scagliò contro la porta, che tuttavia resistette alla violenta spallata.

– Apri! – Urlò pochi attimi dopo, accortosi che il suo tentativo non aveva sortito alcun effetto.

Dall’interno della casa la voce della Megera arrivò come da una grande distanza: – Non darti pensiero, piccino. Non sono stata io a farla urlare. –

Sorien si avvicinò all’uscio.

Solo pochi momenti. Aveva chiuso gli occhi solo per pochi momenti….

– Non ti credo. Fammi entrare. Subito! – le spalle del ragazzo presero a tremare.

– Non essere impaziente, piccino. Non hai l’età per vedere quello che c’è ora qua dentro, te l’ho già detto. Dammi retta. Aspetta fuori. Dillo al cavaliere: non ho fatto niente di male alla tua amica. –

Sorien colpì la porta una sola volta, con l’elsa di Tormento. Il gesto, come si era atteso, destò le vive proteste della Megera che, pur rimanendo all’interno della sua casa, fece ancor sentir più forte la sua voce.

– Sciagurato! Non toccare casa mia con quell’arma! C’è in te meno senno di quello che pensavo? Sai quello che può fare…quella cosa?!-

– Faresti meglio ad aprire, vecchia. Non amo chi mi contraddice. –

Il ragazzo non ebbe reazioni ed immaginò che non avesse nemmeno in minima parte considerato l’ipotesi che quell’avvertimento avesse a che fare con lui. Gli occhi erano fissi sulla porta, le mani strette a pugno.

– Cavaliere Sciagura, ho già detto che non sono stata io a fare urlare questa donna. Ben altre grida ha lanciato nei giorni passati. –

– Apri lo stesso.-

Dopo qualche momento, sentì i passi della Megera avvicinarsi.

La porta si aprì.

( … continua … )

h1

Capitolo IV – Ombre nella luce (4)

15 ottobre 2007

L’assetata nera bestia si lanciò sulle sue prede con l’avidità dell’esaltazione, con la forza dell’inostacolabile e dilaniò, frantumò, spezzò, strappò.

Quale trepidante trasporto suadente era il danzare al ritmo della sua fame, che legava e sospingeva! Forse il braccio che con tanta forza si fosse per così tanto tempo dilettato con la carne degli indifesi si sarebbe in altra circostanza ben presto arrestato, vinto dalla fatica, se non dall’orrore di cui era partecipe.

Ma così non fu per il braccio che levava Tormento.

Non sentì fatica, né mai esitò.

Forte come era sempre stato le tante volte in cui Tormento aveva danzato, non si placò dopo gli innumerevoli caduti, non si compiacque della rossa messe che aveva mietuto in brevi momenti. Bramava tanto di più, e tanto di più ottenne.

Tutti sapevano che non vi era scampo. Uomini, donne, bambini. Coloro che non cadevano sotto Tormento tentavano la fuga verso l’esterno della città, lontano dalla piazza centrale. Ma là attendevano le Ombre, ancora lorde del sangue di tanti loro compatrioti o famigliari.

La città non risuonò che di urla e lamenti, mentre la sua pietra s’inscuriva di sangue e la follia cantava la sua irrefrenabile gioia.

Si sentiva quasi soffocare…e quasi avrebbe davvero voluto che il suo respiro gli morisse tra le labbra ed il suo cuore smettesse di battere. Sapeva cosa lo attendeva ora, ma non riusciva a fuggire al ricordo ossessionante, alla trappola che lo aveva ghermito e presto lo avrebbe condotto alla distruzione. La sua mente aveva già vacillato in passato. Per giorni aveva vagato senza meta ignorando persino la sua stessa identità.

Ora il medesimo pericolo si ripresentava con la forza e la violenza di una imperitura maledizione.

La donna lo fissa per qualche momento inorridita, incapace di muoversi, persino di guardare altrove.

Lui già pregusta il momento in cui sentirà la lieve resistenza che la sua tenera carne opporrà alla sua lama e poi il fregile calore delle sue viscere riversate al suolo. Ancora di più il momento in cui lei vedrà la bambina che vuole sottrarre alla violenza del massacro cadere uggiolante ai suoi piedi mentre l’ultimo suo respiro si condensa in bianche preghiere dissolte dal vento.

Ma la donna lo sorprende.

Fino a quel momento ha stretto il volto della bambina contro il suo grembo, certo per celare alla sua vista quanto intorno accade. Fino a quel momento ha stretto forte con le braccia il suo capo, per attutire almeno le urla agghiaccianti che tutt’intorno sbocciano come fiori funesti che presto appassiscono.

Ma d’improvviso la spinge via e si mette fra lei ed il carnefice. Fre lei e la sua spada. Disarmata lo affronta, mentre la bambina indugia, ulra e piange.

Un paio di soldati gli arrivano addosso: Tormento li sconquassa.

La determinazione della donna vacilla. La bambina non si è mossa. E allora lei, che sente la sua presenza, si volta, la scaccia, le urla di scappare.

Lui fa un passo. Un altro soldato gli si avventa contro. Fa a brendelli il suo corpo. Lasciandolo in vita quel tanto perché la sua agonia trafigga la donna ed annichilisca la bambina.

Ma la donna è come preda di una forza sconosciuta e nuova. Ignora le urla, ignora il sangue.

Un paio di Ombre entrano in scena, al limitare del suo sguardo. Alcune donne atterrite si lasciano falcidiare senza nemmeno opporsi. I loro uomini fanno la stessa fine pochi attimi dopo.

Intorno non vi è più alcun segno di umanità: vi sono solo fragili individui resi folli dalla paura. Alcuni si uccidono da soli, lanciandosi sulle proprie spade; altri, pur sapendo che tutto è inutile, cercano ugualmente di scappare, scivolano nel sangue dei compagni, cadono a terra, arrancano e muiono, in una parodia della loro insignificante esistenza che quasi lo induce al sorriso.

In quella massa urlante e folle, la donna è ancora là. Spinge con violenza da parte un soldato che le chiede aiuto. L’uomo ha una terribile ferita al ventre; lei forse non se ne accorge, o forse sì. Per aprire una via di fuga per la bambina lo colpisce proprio in quel punto. L’uomo rotola di lato, soffocato dal dolore. Non urla neppure più.

Ha guadagnato non pochi passi, facendosi largo in quella follia urlante ed agonizzante, sospingendo la sua bambina.

Ma lui è veloce.

La donna si slancia in avanti, corre, calpesta corpi, di sconosciuti e amici.

Ed in quel momento Tormento colpisce.

Le apre uno squarcio lungo tutta la schiena. Le spezza la spina dorsale. E poi lui si muove verso la bambina…

Le urla lo destarono improvvisamente, scagliandolo da un incubo ad un altro. Dal ricordo al suo presente.

h1

Stardust: film da non perdere!

14 ottobre 2007

Finalmente un film di genere fantasy davvero da non perdere!

posterstardust.jpg

Ecco il trailer originale:

Chi mi conosce, sa benissimo che di solito il mio massimo apprezzamento va per films tenebrosi, dalla trama complicata ed inquietante. Stardust non è nulla di tutto questo: il suo archetipo è il divertente “La Storia Fantastica” (titolo originale “The Princess Bride“, un vero cult degli anni ’80), non il mitico “Krull” (films dei quali intendo parlare in prossimi posts).

Eppure non posso che consigliarne vivamente la visione.

Il film è tratto dal romanzo di Neil Gaiman, l’autore del celebre American Gods, già segnalatosi per la serie televisiva antologica “The Sandman: book of dreams [dove compaiono lavori di Clive Barker e Tad Williams!]. Gaiman è fra l’altro anche l’autore dei testi inglesi de “La Principessa Mononoke” (anime di Miyazaki), ed autore della serie televisiva di fantascienza Babylon 5. Presto vedremo un altro film nel quale ha dato grande apporto: Beowulf di Robert Zemeckis. Da poco pubblicato dalla Fanucci (2oo7) è poi il suo “Nessun Dove“, ambientato in una misteriosa Londra sotterranea, che diede nascita, negli anni ’90, ad una serie non molto longeva (Neverwhere, appunto [su youtube sono presenti alcuni episodi]). Maggiori informazioni e una breve recensione su Nessun Dove le potete trovate qui: The Digger (già segnalato nel blogroll).

Stardust ha un ritmo incalzante, senza pause noiose o stancanti. La trama è semplice, ma bella; la colonna sonora perfettamente integrata e convincente. I personaggi, tanti, sono tutti ben caratterizzati e, per quanto chiaramente ammicchino a immagini-tipo, mai scontati: indimenticabili!

Tante “le trovate” che rendono ancora più piacevole e divertente la visione: indimenticabili a questo riguardo e spassosissimi gli spiriti dei sette fratelli che si contendono il trono. Splendide immagini, ottima atmosfera.

starfondo.jpg

Da rimarcare il cast di tutto rispetto: Michelle Pfeiffer ritorna al Fantasy dopo 20 anni dall’indimenticabile capolavoro “Ladyhawke” e dopo aver rifiutato di interpretare la strega bianca di “Narnia”; Robert De Niro si diverte e diverte nel ruolo assegnatogli…fino a vestire panni per lui molto inusuali; Peter O’ Toole, come re dispiaciuto di vedere al proprio capezzale ancora vivi quattro figli, è perfetto.

Stardust è in conclusione una piacevole favola, ben costruita, avventurosa, divertente, a tratti “poetica” (senza però volutamente raggiungere le peraltro fino ad oggi inarrivate cime de “La Storia Infinita“), che si svolge in un’ambientazione paesaggistica che ricorda spesso talune immagini del Signore degli Anelli (al quale a volte Stardust sembra ammiccare con rispettose brevi citazioni).

starunicorno.jpg

I toni “visionari” con cui l’avventura è costruita avvincono e rapiscono.

Della trama non anticipo nulla: sappiate che ruota attorno a tanti personaggi e, come già evidenziato, è ben costruita, con tanti incastri e felici soluzioni.

Giudizio: 8

Per la recensione di fantasy magazine, dove troverete anche molte altre curiosità, premete qui!

Ottimo il sito ufficiale, tale da meritare almeno un’occhiata: visita il sito

Update 19 agosto 2008: Il film ha vinto il premio Hugo di quest’anno! Fonte: Fantasy Magazine

h1

Dal Diario di un Metéco: Sì agli esami di riparazione!

12 ottobre 2007

Non sono un sostenitore di questo governo. Ritengo che la maggior parte dei provvedimenti presi sia contro i cittadini piuttosto che a loro favore. Ma di politica, come premesso ed evidenziato in precedenza, non intendo trattare: di polemiche sterili è già fatta la mia quotidiana vita e non voglio che anche il mio blog ne sia occasione.

Tuttavia, nel sentire stamattina folle urlanti che ineggiavano alla lapidazione dell’attuale ministro dell’Istruzione “che ha osato fare quello che nemmeno la Moratti aveva osato fare” ho, per l’ennesima volta in verità, rabbrividito e, per la prima volta, mi sono trovato d’accordo con questo governo.

Come noto gli studenti, per miopia immagino, non considerano mai le conseguenze del loro agire e del loro dire: spesso ritengono che la ribellione contro il potere costituito, quale che ne sia occasione e contenuto, sia legittima e lodevole di per sè.

Oggi, come tante volte in precedenza, gli studenti hanno marciato contro se stessi, nell’idea che la re-introduzione degli esami di riparazione vada contro il loro interesse. Una delle considerazioni portate poi a manifesto delle loro rivendicazioni è che gli esami di riparazione comportano la necessità di lezioni private e che quindi a settembre saranno solo i ricchi a poterli sostenere.

NON HO MAI SENTITO BAGGIANATE PIU’ GRANDI (o meglio, ne ho sentite molte altre e dalle stesse bocche, ma mi piaceva sottolineare il mio pensiero…)

scuola.jpg

La verità vera è che il sistema in funzione fino ad oggi non ha alcun senso, né ragione di essere: i debiti scolastici vengono portati avanti senza essere recuperati per anni; i corsi di recupero sono occasione solo di riunioni fuori orario, seguiti per dovere, ma senza conseguirne i risultati avuti per scopo. Quale stimolo può avere lo studente a ben rendere, se il non-applicarsi ha, alla fine, gli stessi risultati dello studio?!? In fondo, se pure non si è recuperato il debito, ci sarà un’altra occasione, e poi un’altra, così pressocché all’infinito. Mai trovato nulla, fra quanto istituzionalizzato, di più diseducativo.

Chi studia e si applica deve essere premiato; chi végeta sui banchi tanto per trascorrere il tempo no!

L’esame di riparazione è un altolà al lassismo ed un’occasione di crescere, di iniziare a comprendere cosa significhi la responsabilità, di interiorizzare il principio che prima o poi si deve render conto del proprio operato.

Quanto alla spese per lezioni private, sono stato sempre dell’idea che la serietà vi possa ampiamente supplire. Basterebbe attentamente studiare per colmare le lacune. Ma se qualcuno ha delle reali difficoltà, la lezione privata non è occasione certo di sperpero! Tra coloro che oggi scioperavano, avanzando anche l’argomento della spesa, quanti erano gli assidui frequentatori di discoteche, di pub, di locali e via discorrendo?!?

A quanto ne so un’ora di lezioni private costa tra i 15 ed i 30 euro, in ragione della materia insegnata e della professionalità di chi le lezioni impartisce. Quindi, in media, MOLTO MENO DI QUANTO COSTA L’INGRESSO IN DISCOTECA!

Un po’ di spirito di rinuncia non guasterebbe…

h1

Gundam 00

11 ottobre 2007

Gli appassionati avranno senz’altro già provveduto a trovare tutto quanto loro interessava sull’argomento. Per tutti coloro che invece se lo fossero perso, ecco il primo episodio di Gundam 00 (lingua originale, sottotitolato in inglese):

Non essendo né un esperto, né un appassionato lascio ai lettori, anche qui, ogni commento. Personalmente ho l’impressione che si ripercorrano ancora le vie di Gundam Wings che sinceramente non mi aveva granché convinto…