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Amarcord – Così conoscemmo il Giappone (12)…e gli sports molto poco praticabili

5 ottobre 2007

In MAI DIRE BANZAI, primo e mitico programma della Giallappa’s Band (che conosce purtroppo ai giorni nostri una molto mal riuscita riedizione con i noiosissimi ed insulsi commenti di Lillo e Greg) molto si ironizzava sulla propensione masochistica dei nipponici concorrenti di quel poco credibile gioco.

A giudicare dagli anime che per tanto tempo ci hanno fatto sognare, l’amore per la sofferenza è in effetti un tratto molto comune in Giappone. Specialmente negli anime dedicati allo sport, questa particolare tendenza si appalesava in allenamenti disumani, spesso senza senso alcuno, tali da far emergere coloro che “veramente” amavano quel determinato sport ed erano disposti a tutto pur di inseguire il loro sogno.

Ovviamente tanto sudore e sangue aveva delle ricompense non da poco. Generalmente infatti alla fine dell’allenamento il pazzo suicida acquisiva abilità impossibili: riusciva a far sdoppiare la palla in volo o a trasformarla in una sorta di cometa distruttrice o riusciva a calciare un pallone con tale violenza da permettergli di raggiungere velocità mai prima di allora pensate. In effetti, visto che i campi di calcio si dilatavano per chilometri e gli avversari saltavano fino al soffitto o sopra le porte (chi non ricorda i gemelli Derrick di Holly e Benji?) difficilmente si sarebbe riusciti a raggiungere positivi risultati se non attraverso tecniche sopraffine ineguagliabili…ed impossibili.

Credo che le maggiori privazioni e le maggiori sofferenze le abbia patite Tommy, la stella dei Giants, che aveva nel padre prima il più crudele degli allenatori, poi il peggiore degli avversari. Ma nessuno degli altri campioni di allora se la passava troppo bene: Mimì si allenava con le catene ai polsi; Holly giocava con una gamba che rischiava di spezzarsi; Mila veniva tempestata dal proprio allenatore di pallonate in pieno volto…

Eppure, per quanto non abbia mai particolarmente amato lo sport, quegli anime li adoravo. In fondo il messaggio era positivo: insisti, soffri e riuscirai a raggiungere qualsiasi traguardo. Molto meglio dei diseducativi messaggi che quasi tutte le odierne trasmissioni televisive inculcano nei ragazzi (reality in prima posizione).

Ma si ritorni con i ricordi a molto tempo addietro.

Il primo cartone di sport che ricordo di aver guardato con passione è senz’altro questo:

Arrivano i Superboys (1970 – in Italia 1982)

We are the eurokids take us so long!
Now, it’s 1980 (nineteen eighty)
been waiting so long
for this is a good year
wine, football and song
everyone get ready
now is going to see
the best goals in football
made in Italy
Three kicks for europe
and three for the cup
three more for the champion
and one goal for love
let our voices ring out
so their heroes that come
all the way from Naples, Milan, Turin and Rome
Now singing
     ‘G’ It’s great to be here
     ‘O’ always is going on field
     and it’s
     ‘A’, oh!, hey! the band’s here
     ‘L’ it’s a long long way…GOAL!!
     we come to see the game!
Now all over Europe
we’re singing this song
“We are the eurokids, take us so long!”
Italy is bothered
let’s see where it stay
one hundred million people
are going to say:
Now singing
     ‘G’ It’s great to be here
     ‘O’ always is going on field
     and it’s
     ‘A’, oh!, hey! the band’s here
     ‘L’ it’s a long long way…GOAL!!
     we come to see the game!
Come on now! Everybody!
(fischiettio)
Now singing
     ‘G’ It’s great to be here
     ‘O’ always is going on field
     and it’s
     ‘A’, oh!, hey! the band’s here
     ‘L’ it’s a long long way…GOAL!!
     we come to see the ga(aaa)me
     ‘L’ it’s a long long way…GOAL!!
we come to see the game!
Everybody now! Everybody!
(fischiettio)
Oh yeah!!

La serie si compone di 52 episodi. Protagonista è Shingo Tamai che, sotto la guida dell’ex portiere della nazionale giapponese, diviene uno dei più forti giocatori del Giappone. Se non vado errato il suo “colpo midiciale” era il “tiro alla sottomarina”: il pallone viaggiava rasente il suolo ad una velocità improponibile e poi si alzava all’improvviso. La caretteristica principe del cartone era quella di inserire all’interno di ogni puntata immagini storiche della nazionale giapponese che ovviamente risultava essere forte quanto l’Argentina. Ricordo tra i personaggi il tipico ciccione che acerrimo nemico di Shingo ne diviene poi compagno di squadra e poi amico. Tra gli avversari rammento chiaramente un tizio orribile con una mascella mostruosa che aveva la particolarità di riuscire a far fare alla palla in volo traiettorie impossibili. In pratica il pallone poneva in essere una parabola rovesciata dal basso verso l’alto, rimaneva per qualche momento sospeso e poi ripiombava in verticale con forza e velocità doppie rispetto alla partenza… e tagliava a metà, per la tutta la lunghezza, le tipiche canne in riva ai fiumi. E lui non guadagnava nemmeno 15.000 euro al giorno! Mah…Altri tempi.

Per il calcio però il cartone che ha fatto scuola è stato senza dubbio

Holly e Benji (1983-1986 in Italia 1985).

Poichè tutti se lo ricordano più che bene, non mi sento di dire altro.

Alla prossima!

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