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Capitolo IV – Ombre nella luce (3)

8 ottobre 2007

Molti non si accorsero del suo movimento: gli occhi puntati nella direzione in cui le urla si facevano sempre più vicine, erano preda di un terrore annichilente, incapaci fors’anche di qualsiasi reazione che non fosse tremare; ma i più sentirono l’improvviso cambiamento, s’accorsero del gelo diverso che era striscaito tra loro, ammantando la loro anima non meno che il loro cuore.

Avevano sentito il canto di Tormento, il sibilo, il suono indistinto, il sussurro malevolo che la lama produceva ogniqualvolta veniva estratta.

Alcuni credettero forse, nella follia, in una nuova possibilità di salvezza, quasi che lo sconosciuto fra loro fosse stato colà inviato recando un dono del dio benevolo che sembrava fino a quel momento averli abbandonati.

Alcuni, forse, immaginarono persino che il nuovo venuto fosse una sorta di angelo, un messaggero che avrebbe mostrato loro la via santa.

Certo non lo pensarono coloro che erano più vicini: il suono non era che un riflesso del profondo incubo che la spada celava nella sua anima nera, non era che la promessa di profonda sofferenza ed eterno dolore. Non salvezza, ma condanna. E nemmeno le più misere fra le menti umane, così vicine da udirlo di là dall’urlo angoscioso del vento che continuava a flagellare quella terra infausta, potevano tannto ingannarsi da non rendersene conto.

L’Ombra fra le Ombre si avvide della comprensione che pressocché d’immediato comparve sui loro volti. Riconobbe la paura, l’orrore, la disperazione. In alcuni, senza sorpresa, la rassegnazione.

Ci fu un momento, breve, quasi sospeso, dopo il canto di Tormento, in cui parve che il vento avesse cessato di far udire la propria voce e che le urla si fossero d’improvviso zittite, quasi ogni cosa si fosse messa in attesa.

Poi le urla ripresero, come in un incanto demoniaco, ma da ogni direzione, anche all’interno della piazza, mentre il sangue tingeva persone e cose, e quella folla pallida e disfatta veniva dilaniata.

Tormento tagliava, penetrava, trafiggeva, si spingeva nelle profondità calde delle viscere di uomini e donne, si ritirava nel gelo della notte funestata e terribile, e poi si rituffava nle grembo, nel petto, nel collo delle sue vittime designate, danzando presto frenetica ed insaziabile. In una gioia tracotante ed assoluta che tradiva ogni principio razionale ed era un voluto insulto al cielo ed alla legge che governava il mondo.

Tormento tagliava. E gioiva. Seguendo e guidando la mano di colui che l’impugnava. Assecondando il suo odio freddo, la sua sete di vendetta, rendendosi leggera o pesante a seconda del colpo, dell’affondo o della figura, penetrando rapida o lenta secondo la sua volontà, ma sempre strappando alla sua vittima il maggior dolore possibile.

Così profondamente scendeva, ma poi con estrema lentezza usciva, il suo filo raggiungendo ogni organo, sussultando ad ogni incontrollato spasmo, accompagnando l’ultimo respiro o soffocandolo ancora all’interno del corpo. E penetrava e feriva. E tagliava e scendeva. E strappava e bucava.

Così era la gioia di Tormento.

Così era la sua natura.

(…continua…)

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3 commenti

  1. lo chiamano il blocco dello scrittore.
    non riesco più a scrivere, per me e per nessun altro.
    e mi sono sempre più disinteressata a questo mondo virtuale.
    sono stanca, corro corro e non arrivo da nessuna parte.
    troppo stanca e troppo pigra anche per leggere i tuoi ultimi capitoli.
    forse lo chiuderò il blog, non ha mai avuto molto senso.
    mi ha contattato un uomo di 43 anni, con svariati problemi, elogiandomi e dicendo che le cose che scrivo lo fanno sentire meglio….e altri complimenti di questo genere che purtroppo non ricordo. invece di rallegrarmene, di sentirmi orgogliosa e fiera, non mi interessa un granché. temporeggio nell’ipotesi di cancellare tutto quanto, poi rimando, e ricomincio a pensarci.
    lo chiamano il blocco dello scrittore, io penso di non essere mai stata scrittrice, tutto qui.


  2. So bene di cosa si tratta perché per un anno il romanzo al quale lavoro è stato completamente fermo. Il blog è stata un’occasione per dar sfogo a quanto non trovava altro modo di espressione. Potrebbe esserlo anche per te. Pensaci. Quando si scrive un racconto non si ha idea se mai altri lo leggerà. Quello che si scrive in un blog prima o poi qualcuno lo legge…e se anche chi scrive lo fa più per se stesso che per altro motivo, il sapere che quanto scrivi può appassionare qualcun altro dà sensazioni splendide. Ti consiglio di non chiudere il Tuo blog ed ovviamente di non forzare le cose: ho ripreso a scrivere da poco…ed ora ne ho una voglia matta. Accadrà anche a Te. 😉


  3. grazie per le belle parole….vedremo.



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