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Capitolo V – Il Buio nella Mente

25 ottobre 2007

In un solo momento Sorien ritornò in sè: le nebbie d’incubo che lo avevano avidamente ghermito si dissolsero, sicché si sentì di nuovo libero di agire. Lo trafisse il dubbio che fosse stata Tormento a lasciarlo andare, richiamandolo così al reale, piuttosto che la sua volontà a sottrarlo alla sua malìa, ma quale che fosse la reale ragione per la quale ora si ritrovava di nuovo libero, non esitò: si drizzò di scatto, portò la mano all’elsa e riprese pienamente il controllo di quanto lo circondava.

Al limitare del suo sguardo, diversi sassi che certo il Pazzo aveva scagliato contro la quercia contorta che era la fonte principale dell’ombra in quel luogo, segnavano una strana articolata forma nella quale gli parve di riconoscere un arcano segno di sventura: avevano accompagnato il suo riposo, ma disgraziatamente non avevano impedito, nel loro ritmo piano e uguale, che lentamente scivolasse di là della Veglia, inabissandosi nel Sogno. Non si era davvero addormentato, altrimenti a quest’ora sarebbe morto, ma che per qualche istante avesse comunque abbassato la guardia e si fosse quasi assopito fu cosa che lo sorprese ed inquietò: non era mai successo in precedenza. Si chiese se avesse davvero sovrastimato le sue forze o qualcosa di nuovo non avesse ancora cambiato le carte in tavola. Per quanto sentisse come di vitale importanza la risoluzione di quel nuovo enigma, non potendo contare al momento su alcun aiuto chiarificatore ed incombendo la necessità di far fronte a pericoli più immediati, si costrinse a tacitare la voce che con insistenza lo spingeva a riflettere, per rispondere alle urla che lo avevano richiamato dall’oscuro passato.

Le ombre si erano allungate, anche se non di molto. Il Pazzo era davanti alla porta della casa della Megera, anche se non l’aveva già spalancata di forza come pure si era aspettato ed aveva in parte temuto.

Non aveva idea di come il Pazzo si sarebbe comportato ora: non era uno sprovveduto, ma sinceramente dubitava che fosse pienamente consapevole di chi (o cosa) fosse la vecchia donna davanti al cui uscio si erano fermati.

Una breve occhiata gli fu sufficiente per escludere che qualcun altro si fosse avvicinato alla casa.

Il Pazzo, improvvisamente, si scagliò contro la porta, che tuttavia resistette alla violenta spallata.

– Apri! – Urlò pochi attimi dopo, accortosi che il suo tentativo non aveva sortito alcun effetto.

Dall’interno della casa la voce della Megera arrivò come da una grande distanza: – Non darti pensiero, piccino. Non sono stata io a farla urlare. –

Sorien si avvicinò all’uscio.

Solo pochi momenti. Aveva chiuso gli occhi solo per pochi momenti….

– Non ti credo. Fammi entrare. Subito! – le spalle del ragazzo presero a tremare.

– Non essere impaziente, piccino. Non hai l’età per vedere quello che c’è ora qua dentro, te l’ho già detto. Dammi retta. Aspetta fuori. Dillo al cavaliere: non ho fatto niente di male alla tua amica. –

Sorien colpì la porta una sola volta, con l’elsa di Tormento. Il gesto, come si era atteso, destò le vive proteste della Megera che, pur rimanendo all’interno della sua casa, fece ancor sentir più forte la sua voce.

– Sciagurato! Non toccare casa mia con quell’arma! C’è in te meno senno di quello che pensavo? Sai quello che può fare…quella cosa?!-

– Faresti meglio ad aprire, vecchia. Non amo chi mi contraddice. –

Il ragazzo non ebbe reazioni ed immaginò che non avesse nemmeno in minima parte considerato l’ipotesi che quell’avvertimento avesse a che fare con lui. Gli occhi erano fissi sulla porta, le mani strette a pugno.

– Cavaliere Sciagura, ho già detto che non sono stata io a fare urlare questa donna. Ben altre grida ha lanciato nei giorni passati. –

– Apri lo stesso.-

Dopo qualche momento, sentì i passi della Megera avvicinarsi.

La porta si aprì.

( … continua … )

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