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Amarcord – Così conoscemmo il Giappone (13)…ed i Cavalieri del Re

28 ottobre 2007

Tra le categorie curate dall’Oracolo dei Venti, il diario-amarcord delle “vecchie” serie televisive e dei “vecchi” cartoni animati di una volta, dei mitici anni ’80, è una di quelle di maggior successo. Non nascondo peraltro che, anche laddove minore fosse stato il numero dei lettori, avrei proseguito imperterrito a scriverne, perché in un solo momento, rivedendo e riascoltando quanto accompagnò intere mie giornate, vengo catapultato indietro, di molti anni, sulla via tracciata da un ricordo e quelle giornate, seppur non in egual misura ed intensità, rivivo ed apprezzo, alla ricerca ed al recupero di quanto si teme perduto e, fino ad oggi almeno, per fortuna, scoperto ancora integro.

Degli anni ’80 ho già trattato, seguendo diverse linee tematiche. Uno degli ultimi post era intitolato “Gli Sports molto poco praticabili”. Chi lo ha letto sa benissimo che vi è ancora molto da dire: non tema! Provvederò in seguito.

Mi sia consentito oggi tuttavia aprire una nuova linea tematica all’interno del diario delle sigle indimenticate: i loro autori.

I Cavalieri del Re sono un gruppo che i fortunati hanno visto ancora esibirsi ai raduni dei fans dei vecchi cartoni. Ecco, in ordine cronologico, alcuni dei loro migliori (ed indimenticabili) successi. Ad ogni sigla allego breve riassunto esplicativo del relativo cartone.

Sasuke (1981) [già segnalato in precedente post]

Sasuke è un ragazzino dell’apparente età di 10 anni. Scampato per miracolo agli assassini della madre, Sasuke si rifugia nella foresta, fin quando il padre, Sarutobi, ninja molto noto e temuto, tornato da una lunga guerra, non riesce a ritrovarlo e ad avvicinarlo di nuovo all’insegnamento delle tecniche ninja. Sasuke riprende così il percorso interrotto anni prima ma mai abbandonato. Spesso cercherà di mettere al servizio dei deboli e degli oppressi quanto da lui appreso e non esiterà a mettere a repentaglio la propria vita. Purtroppo i risultati non saranno quasi mai proporzionali agli sforzi profusi: la cattiveria e la viltà anche di coloro che avrà difeso, risulterà preponderante fino ad annichilire i risultati conseguiti. A volte con il padre, più spesso da solo, il piccolo Sasuke si troverà così a viaggare per un Giappone feudale crudele ed avvilente, dove ai pur conseguiti successi, faranno seguito spesso sofferenza e dolore. Pari o superiori a quelli patiti per ottenerli.

Sasuke è solo in senso molto lato l’archetipo dell’attuale Naruto, anime apprezzattissimo anche in Italia e trasmesso (per ora in replica) su Italia1 alle ore 14 del lunedì, mercoledì, venerdì. Sasuke è un anime ben più violento e spietato: gli ammiccamenti umoristici sono pressocché assenti e, quando vi sono, spesso si tramutano in momenti di tragicidità stordente. Crudo, severo e profondamente triste, l’anime Sasuke è un piccolo capolavoro, dello stesso autore di Ninja Kamui: Sanpei Shirato.

Note: Il personaggio di Susuke Sarutobi è ispirato al personaggio leggendario Kazuki Sasuke, che la tradizione vuole appartenente ai “Dieci di Sanada“, un gruppo di 10 Ninja agli ordini di Sanada Yukimura nella battaglia del castello di Osaka nel Periodo Sengoku (quello nel quale è ambientato Inuyasha e che abbraccia gli anni dal 1478 al 1605).

Sarutobi significa “salto della scimmia”, dai Kanji Saru (sciammia) e Tobi (salto). Il termine ricorre anche in Naruto: è il nome del Terzo Hokage. Anche il nome Sasuke Uchiha richiama l’antico Kazuki.

La Spada di King Arthur (1981)

Ennesima rivisitazione, questa volta giapponese e sinceramente molto discutibile, della leggenda di Re Artù. Le figure meno riuscite erano proprio quelle dei cavalieri della Tavola Rotonda: Lancilloto non aveva spessore e risultava così davvero soltanto una figura di secondo piano; Parcival era ridotto ad un grassone goffo e rivestiva il ruolo dell’elemento divertente da coinvolgere in “simpatici” siparietti; Tristano suonava all’arpa sempre la stessa melodia. Tuttavia la storia (almeno la prima) era apprezzabile: i cavalieri neri di Lavick, la strega Medessa, la figura dell’eremita Narsian…indimenticabili! Come la puntata in cui Medessa evoca gli spiriti di antichi cavalieri oscuri e ne fa orribili non-morti!

L’anime è stato di recente ritrasmesso da alcune emittenti locali.

Questa la sigla completa, con immagini anche della seconda serie:

L’isola dei Robinson (1982)

Per comodità di lettura riporto il testo, davvero ottimo, della sigla:

Con grande tempesta, tuoni e lampi la nostra avventura incominciò,
Il mare in burrasca, i forti venti, il grande veliero affondò.
Tutta la notte cercammo gli assenti ma più nessuno si salvò,
E trascinati da forti correnti finalmente terra si toccò.

Ora siamo su quest’isola poche le comodità,
Ma come in una grande favola noi viviamo in libertà.
Sembra un paradiso l’isola, qui non c’è malvagità,
Mai la vita si fa gelida, regna la serenità.

Ma quando buio si fa verso sera scende la paura,
Il grande fuoco s’accenderà, la capanna resterà sicura.
Tutti in coro si canterà ninna nanna nella luna chiara,
Ed il piccino s’addormenterà.

Vita libera sull’isola, piccola comunità,
La natura ci fa regola con la sua maternità, hey!

Il sole è già alto su nel cielo, i pappagali parlano di già,
Le trappole pronte attendono al suolo, oggi buona caccia si farà.
La piroga è scesa in alto mare, quanto pesce porterà,
Al campo muore l’ultimo fiore nel vecchio mondo chi ci tornerà.

Ora siamo su quest’isola poche le comodità,
Ma come in una grande favola noi viviamo in libertà.
Sembra un paradiso l’isola, qui non c’è malvagità,
Mai la vita si fa gelida, regna la serenità.

Ma quando buio si fa verso sera scende la paura,
Il grande fuoco s’accenderà, la capanna resterà sicura.
Tutti in coro si canterà ninna nanna nella luna chiara,
Ed il piccino s’addormenterà.

Ora siamo su quest’isola poche le comodità,
Ma come in una grande favola noi viviamo in libertà.
Sembra un paradiso l’isola, qui non c’è malvagità,
Mai la vita si fa gelida, regna la serenità, hey!

Vita libera sull’isola, piccola comunità,
La natura ci fa regola con la sua maternità, hey!

Una storia divertente e piacevole. La famiglia Robinson naufraga su un’isola deserta…che non è, né sarà mai, per tutta la lunghezza della serie, un vero e proprio paradiso. Nelle prime puntante Franz, il maggiore, rischia di perdere la vista a causa del veleno di un misterioso insetto; la mamma dovrà lottare da sola contro un branco di lupi inferociti riuscendo, nella disperazione di dover difendere i figli piccoli, a trovare in se stessa inatteso coraggio e quasi inesauribile forza; metà della famiglia prenderà la malaria. Nel prosieguo, molte le avventure e le insidie, alle quali la famiglia sarà sempre far fronte con ingegno e caparbia. Nel vero spirito dell’opera di Defoe.

L’anime è stato di recente ritrasmesso da Italia1, se non vado errato questa e la scorsa estate. La sigla è stata però sostituita da una cantata da Cristina D’Avena. Per quanto meno orribile del solito, quest’ultima sigla non ha però nemmeno possibilità di essere posta a confronto con quella del 1982.

Il Libro Cuore (1982)

Rivisitazione gentile di un classico della nostra letteratura. Un anime attento, ben costruito. Un piccolo capolavoro anch’esso, purtroppo a quel che mi risulta mai più colpevolmente trasmesso in televisione.

Nella versione integrale il testo della canzone è il seguente [in neretto la parte omessa]:

Ricordo ancora il primo giorno a scuola,
le mie matite e i pennarelli blu.
Che lontano quel tempo, come vola,
verdi giorni che non tornan più.

Quanti giorni su quei neri banchi,
quanti sogni non ricordo più.

Ma un pensiero assopito si fa avanti,
è quel libro che leggi ora tu.

Il tamburino sardo
corre senza aver paura,
alto tiene il suo stendardo,
messaggero di ventura.

Va, parte il bastimento,
Genova è ormai lontana.
Marco va nel nuovo mondo,

terra sudamericana.

Oh, caro vecchio libro “Cuore” con la tua semplicità
continui a far sognare i ragazzi d’ogni età.

Mio vecchio libro “Cuore” mai nel tempo scorderò,
le pagine d’amore forse fuori moda un po’.
Ma ieri ho visto il mio ragazzo che
toglieva un po’ di polvere da te.

In castigo dietro alla lavagna,
quante macchie con l’inchiostro blu.
Con la mente che naviga e sogna
su quel libro che leggi ora tu.

Lo scrivano fiorentino,
nel profondo della notte,
scrive sotto un lumicino
cento e mille più fascette.

La vedetta in alto sale,
grande premio al suo valore.
Fiori getta l’ufficiale,
copre tutto un tricolore.

Oh, caro vecchio libro “Cuore” con la tua semplicità
continui a far sognare i ragazzi d’ogni età.

Mio vecchio libro “Cuore” mai nel tempo scorderò,
le pagine d’amore forse fuori moda un po’.
Ma ieri ho visto il mio ragazzo che
toglieva un po’ di polvere da te.
Ma ieri ho visto il mio ragazzo che
toglieva un po’ di polvere da te…

* – * – *

Quanto avete or ora visto e sentito è solo un piccolo assaggio. Davvero le sigle di un tempo erano mille volte superiori alle attuali. Per testi, ricerca, effetti, contenuti.

Ma avremo modo di riparlarne in seguito.

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3 commenti

  1. […] Leggi il precedente post sui Cavalieri del Re […]


  2. […] – Prima Puntata […]


  3. […] – Così conoscemmo il Giappone 13 […]



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