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Capitolo V – Il Buio nella Mente (3)

5 novembre 2007

– Non è possibile… Tu menti! – sussurrò appena, sospesa tra la speranza che quella semplice frase avesse la forza di dissipare ogni dubbio e la nascente consepevolezza che mai sarebbe riuscita ad eradicare una verità che sentiva farsi evidente.

– Fai le tue valutazioni. Forse hai pensato di uccidermi: tolto di mezzo me, ritieni di non avere nulla da temere da parte del ragazzo. Che scappi, muoia o rimanga al tuo servizio, ti lascia del tutto indifferente. Una volta che io sia morto, potresti lasciare l’arma dove si trova ora, ed attendere che la mia aurea si disperda. Allora potresti prendere tu la spada, almeno per il tempo necessario per liberartene. Ma la cosa non può funzionare se quell’arma è già desta. Ed io ti posso assicurare che lo è. La tua magia non ti può proteggere da lei. Nè dal suo Guardiano. Sai cosa vuol dire questo, vero? –

– Che se ti uccido, lui verrà a riprendersi la spada…e la troverà a casa mia.-

– E sai che non si limiterà ad ucciderti. –

– C’è qualcosa di peggio della morte, per quanto dolorosa possa essere.- Pronunciò quelle parole lentamente, soppesandole una ad una. Aveva ben presente di quale entità fosse il pericolo se l’uomo che le stava davanti stava dicendo il vero. Era vecchia. E stanca. Il suo potere era andato per la gran parte perduto. Era riuscita ad avere la meglio sui briganti che di tanto in tanto arrivavano alla sua casa ed immaginava che per qualche tempo ancora vi sarebbe riuscita. Ma ogni volta diventava sempre più difficile. Un tempo sarebbero bastate poche parole. Ora doveva ricorrere alla parte più profonda del suo essere. Sarebbe riuscita ad abbattere ancora molti uomini, forse, ma certo mai lo spirito guardiano di una spada Norith. Probabilmente non ci sarebbe riuscita nemmeno quando era giovane.

– Dunque? – Incalzò la sventura.

La Megera lo studiò attentamente. Chi era quell’uomo che osava così tanto? Come faceva ad avere con sè una spada del genere? Di quei tempi molte strane creature si aggiravano nel mondo, letali e pazze. Ma quelle creature normalmente stavano lontane dalla sua casa. Non sapeva il perché. Sicuramente non temevano la sua forza. Un tempo forse sarebbe stata in grado anche di distruggerne un buon numero, ma ora una soltanto di quelle avrebbe potuto farle conoscere il vero dolore. Forse era diventata così vecchia e debole da farla considerare una preda di poco conto. Non aveva tanto sangue in corpo quanto un umano qualsiasi, né aveva l’energia che un tempo avevano i maghi. Sì, davvero forse era inutile. Tanto da essere ignorata. Invece quel cavaliere era venuto da lei direttamente, ben sapendo cosa avrebbe trovato. Cosa poteva significare?

Ripensò a quello che aveva detto il ragazzo. Ripensò alla descrizione della cavalcatura, agli occhi che erano in grado di rivoltare le budella. Sì. Aveva usato proprio quelle parole.

Un dubbio la percorse. Quasi senza accorgersene si ritrovò a richiamare il suo potere più profondo. D’improvviso tutta la stanza divenne più buia. Vedeva soltanto il cavaliere e, poco più in là, la donna violentata. Anche quella donna era strana: se ne era accorta quando aveva cercato di unire il suo potere al corpo di lei cercando le lesioni interne più insidiose. Ma per il momento doveva accantonare ogni pensiero al suo riguardo. La sua prima proccupazione era l’uomo che le stava davanti. Non poteva distrarsi.

Fissò il suo sguardo negli occhi freddi e distanti del cavaliere. Lo fece con scaltrezza, celando il suo potere fino all’ultimo momento; poi lo riversò in un’unica onda direttamente nella sua testa. Avrebbe saputo ogni cosa: per quanto forte potesse essere quell’uomo non sarebbe riuscito a resistere, non ad un attacco del genere.

Accadde invece l’impossibile. La mente dell’uomo era completamente nera. Di più! Non era come se una pesante coltre scura la coprisse, segno inequivocabile di una barriera di protezione: semplicemente sembrava che il cavaliere non avesse una mente. O meglio, era come se non esistesse alcun uomo davanti a lei. La sopresa la scosse in profondità. Cercò di penetrare oltre il buio, alla ricerca di qualcosa, di qualsiasi cosa. Non trovò nulla. Perchè non c’era nulla da trovare. E la cosa era ovviamente impossibile, perché non c’era nessun essere al mondo che non avesse una mente! Non era possibile!

All’improvviso sentì un gelo sterminato ed un cupo terrore si fece largo dentro di lei.

Immediatamente cercò di ritrarsi, ma non ci riuscì. Si lasciò prendere dal panico: non le era mai successo niente del genere! Cercò di ripiegare la mente lungo il filo che, per penetrere nella mente del cavaliere, aveva svolto. Cercò la via del ritorno.

Trovò il risultato opposto, cadendo ancora più lontano, nelle profondità scure di un abisso che non sembrava avere fondo. Era caduta in una trappola.

Fu il suo ultimo pensiero coerente.

Poi la tenebra l’avvolse.

(…continua…)

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