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Amarcord – Così conoscemmo il Giappone (14)…ed i Cavalieri del Re (2)

6 novembre 2007

Continua la visione e l’ascolto delle migliori sigle dei Cavalieri del Re.

Sempre al 1983 risalgono le sigle di alcuni veri e propri miti:

Kimba il leone bianco

Molti si ricorderanno di questo piccolo leoncino, ritornato alla cronaca per essere “l’archetipo” del “Re Leone” della Disney…

La storia narra le vicende prima di Caesar, poi del figlio Kimba. Caesar è un saggio leone bianco che cerca di insegnare agli animali della foresta a vivere insieme in armonia. Portatore di una messaggio di comunione universale, Caesar commette però l’errore di liberare anche il bestiame dei vicini villaggi. Privati delle loro fonti di sostentamento, gli abitanti provvederanno a mettere sulle sue tracce un temibile cacciatore bianco che, sfruttando l’amore che Caesar nutre per la compagna Snowene, riuscirà a far cadere quest’ultimo in trappola e ad ucciderlo.

Kimba nasce sulla nave dove Snowene è prigioniera. Gettatosi in mare, sarà salvato dai pesci…e poi dagli uomini. Sarà il degno successore del padre.

Il lungometraggio di Kimba, del 1967, vincerà il Leone D’Oro alla XIX Mostra del Cinema per Ragazzi di Venezia.

Molte altre utili informazioni sulla wikipedia.

Lady Oscar

Ambientato negli anni della Rivoluzione Francese, l’anime segue le vicende di Oscar De Jarjayes, nata donna, ma cresciuta dal padre, capitano delle Guardie Reali, come un uomo. A soli 14 anni, Oscar diverrà guardia personale di Maria Antonietta e Luigi XVI e sarà quindi direttamente coinvolta nei tragici eventi che segneranno la loro vita.

La storia di Oscar è tragica: il vero amore della sua vita Andrè verrà riconosciuto tale solo verso la fine dell’anime…poco prima che questi muoia durante i tragici eventi della Rivoluzione. Oscar lo seguirà nel medesimo destino.

Il cartone è stato ritrasmesso non molto tempo addietro ancora su Italia1. Il delirante tentativo di sostituire una delle migliori sigle televisive di sempre si arenò fortunamente contro il muro di critiche che i tanti fans avevano elevato.

Cartone e sigla ebbero un successo enorme, di là di ogni ragionevole previsione e, come non di rado era già accaduto, molto, molto al di là di quelle dei responsabili RAI che, con “gran acume”, ritenendolo troppo violento e piatto, decisero di non mandarlo in onda e passarono i diritti a Canale5. Tanto per dovere di cronaca, la sigla Lady Oscar arrivò addirittura nella TopTen italiana di quegli anni e l’anime risulta essere uno dei più veduti e noti della storia.

Esiste anche un film ispirato dalla serie, però non di successo.

In Giappone, l’autrice, Riyoko Ikeda, provvide anche ad una realizzazione teatrale.

Orecchiabile anche la sigla originale giapponese che propongo interpretata dalla cantante di allora…

L’uomo Tigre

Quel che si rammenta della prima serie dell’uomo tigre è certo l’inaudita violenza della maggioranza dei combattimenti (ricordate quello con Maschera di Morte?). Gli incontri divenivano lotte per la sopravvivenza: mentre gli inutili arbitri apparivano solo all’inizio per presentare i lottatori ed alla fine per alzare il braccio del vincitore, sul ring accadeva di tutto, mentre veri e propri fiumi di sangue innondavano il tappeto e gli spettatori più vicini. E’ impensabile che al giorno d’oggi, quando si censurano DragonBall, Naruto e HunterXHunter con tagli ignobili che rendono persino incomprensibili le puntate, l’uomo tigre riappaia. Salvo ovviamente l’intervento di qualche rete locale di buon cuore…

La prima serie dell’Uomo Tigre certo non si segnalava per perizia nel disegno: gli uomini a volte avevano la pelle blu o rosa acceso; i movimenti erano totalmente privi di plasticità (oltre a risultare spesso impossibili) e gli ambienti ridotti al minimo, fino al limite della semplice macchia di colore.

Eppure la serie affascinava. La storia di Naoto Date, colui che si nascondeva sotto la maschera della tigre, aveva qualcosa di poetico ed affascinante: l’orfano scappato dall’istituto dopo aver profondamente indagato lo sguardo di una tigre, si rifugia nella Tana delle Tigri, una società segreta che allena i migliori combattenti del mondo, inculcando in loro un odio smisurato e la totale indifferenza per le sorti degli avversari. Gli allenamenti sono inumani e “ad eliminazione (fisica) diretta”: si combatte contro bestie feroci; si saltano dirupi senza alcuna protezione; si cerca di evitare decine di lame assassine… e via dicendo. Quando giunge il momento il lottatore viene lanciato nella mischia dei combattimenti dei professionisti. A lui la gloria dei trionfi…alla Tana delle Tigri le maggiori entrate economiche. E così per tutta la vita.

Per chi tradisce la Tana delle Tigri non c’è salvezza: la società lo seguirà fino in capo al mondo…per ucciderlo. Molti coloro che per scappare alla persecuzione si suicideranno.

Naoto finisce nell’elenco dei nemici giurati della Tana delle Tigri dopo essere stato uno dei suoi migliori campioni. E questo non per avidità personale ma per il fatto di aver donato quanto sarebbe spettato alla Tana alla stessa casa per orfani nella quale era cresciuto, ora condotta da due suoi amici di allora…

Ma per coloro che già sanno, la storia è ben fissa nella mente, sicché mi sento autorizzato a non aggiungere altro…e per coloro che se lo sono perso, auguro che la fortuna consenta loro di reperirne le puntate: ne vale la pena. Dire altro in merito sarebbe davvero rovinare la sorpresa.

Su un piano ben diverso si collocava

Chappy

Una delle tante streghette che affollavano la televisione degli anni ’80… e che paiono appartenere ad un genere ancora in gran moda al giorno d’oggi.

Sinceramente non ricordo molto del cartone in questione, molto lontana da miti intramontabili affini ma ben diversi quali Creamy, Magica Emy o Rancy.

(…continua…)

Leggi il precedente post sui Cavalieri del Re

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2 commenti

  1. […] – Seconda Puntata] […]


  2. […] – Cosi conoscemmo il Giappone 14 […]



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