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Erikson – La Dimora Fantasma

21 novembre 2007

Avevo espresso un giudizio tutto sommato lusinghiero del primo libro della saga di Erikson. Preso dalla curiosità, mi sono lasciato quindi, a breve distanza di tempo, alla lettura del seguito: La Dimora Fantasma.

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E di sicuro non ho sbagliato: sono semplicemente entusiasta.

Erikson crea una storia davvero complessa che s’innesta nel quadro tutt’altro che lineare cui ha dato vita nel precedente romanzo. Volutamente lascia nella trama accenni ad eventi confusi, apparentemente tanto lontani nel tempo e irrilevanti, quanto in realtà necessari se non fondamentali per la comprensione del grande intricato disegno che il lettore percepisce dietro ogni avvenimento, senza però mai essere in grado di afferarne appieno caratteri e limiti.

Permangono quegli elementi caratteristici che disturbano molti lettori e che, in effetti, non poche volte inducono al dubbio, all’errore, comunque allo smarrimento. Talchè non manca il timore di aver abbandonato la tesa attenzione che questo tipo di lettura richiede e la precipitosa ricerca verso le pagine passate, verso i capitoli letti giorni addietro, nella convizione, a volte speranza, di aver perso qualcosa di fondamentale tra i tanti avvenimenti, nel gioco spesso ardito di immagini e parole. Erikson tuttavia è volutamente fuorviante, ambiguo, ingannatore: gioca con il lettore una partita impari, lanciando di pagina in pagina sfide cui è pressoché impossibile resistere, ma delle quali già in partenza si conosce il nome del vincitore.

Perché dietro il primo inganno, ve n’è senza dubbio un secondo. Perché quando si crede di iniziare a comprendere, si viene sorpresi dall’evento traumatico che rimescola le carte in tavola. Un gioco ardito, che pochi sanno mantenere vivo senza stancare o indispettire oltre il limite. In effetti molti sono coloro che odiano Erikson e che dopo le prime pagine de “I giardini della Luna” gettano la spugna ed approdano ad altri lidi.

Ma ne “La Dimora Fantasma” Erikson mostra, di là di ogni ragionevole dubbio, che la complessità che offusca non è affatto il frutto dell’incapacità di un confuso narratore, ma il riflesso costruito ad arte di un mondo folle del quale si vuole rendere partecipe al massimo il lettore.

I Flashback tanto temuti del primo romanzo e, a volte, senza dubbio eccessivi, sono ridotti in momento e frequenza; l’avventura è meno frammentaria; le linee principali da subito individuabili. Si entra subito in medias res e subito si è presi dalla tensione, dalla curiosità, dalla passione.

Anche questa volta Erikson non rinuncia a mettere in campo una moltitudine variegata di personaggi, anche qui di insospettabile ed insperato spessore. Benché, sorprendentemente, siano solo quattro i nomi che il lettore conosce dal primo libro: Crokus, Kalam, Apsalar, Fiddler. Altri nomi ben noti, come Ben lo svelto, compariranno solo verso la metà della storia; altri (Rake, Brood) non avranno apparentemente alcuna importanza. Solo Trono d’Ombra, La fune ed i Segugi avranno un ruolo di rilievo.

I nomi però che resteranno davvero nella mente del lettore sono altri: Coltaine, Icarium e, soprattutto, Duiker.

Come mia oramai consolidata prassi non disvelerò nulla di rilevante della trama, volendo quivi dar vita ad una breve presentazione piuttosto che ad una approfondita recensione.

Mi preme tuttavia solo sottolineare come Erikson sia riuscito a creare nuovamente personaggi indimenticabili che, pur nella volutamente caotica trama, rifulgono come pochi altri nella narrativa contemporanea, benché lontani dai mai del tutto desueti epigogni dell'”eroe senza macchia e senza paura” verso i quali solitamente vanno le preferenze anche inconsce dei lettori.

Travolti da un mondo teatro di lotte titaniche, dove i disegni degli dei si scontrano con le mai sopite aspirazioni di antichi che il tempo confina nel mito, i personaggi di Erikson combattono strenuamente contro tutto e tutti, capaci di gesta eroiche ed impulsi abbietti, tra superiori afflati e bassi istinti. Travolti ma non annientati, vivono di continue rinascite e dolorose sconfitte. Smarriti in un mondo astruso, violento ed impietoso.

Come il lettore. Che viene quivi avvinto dalla storia vorticosa ed appassionante, da leggersi su più piani, inscindibilmente connessi.

In effetti Erikson riesce in un solo libro a legare epica e romanzo d’avventura, horror e fantasy. Le battaglie tra mostruose creauture si inseriscono tra quelle degli eserciti. Il duello si affianca al massacro. In un quadro grandioso e potente che pulsa di immagini vivide che colpiscono e seducono, inquietano e turbano. Tradimenti, torture, sacrifici. Distruzioni apocalittiche. Dei irrequieti. Antichi che tornano a destarsi. Anime perse e maledette.

Di fronte ad un simile elenco chiunque penserebbe all’incontro casuale e fastidioso, quindi malriuscito, di generi diversi e storie diverse, “Tanto materiale avrebbe potuto dare vita a più libri: un delitto mischiare così tanto”. Ed invece il risultato è mirabile. In effetti, rispetto al primo libro che risente senz’altro della prima esperienza, Erikson sublima le già evidenziatesi sue abilità, creando un quadro armonico dove nulla stona davvero: quando pare di aver appena udito la stonatura, si riesce a comprendere che vi è qualcosa in più, che al momento sfugge ma che in futuro, forse dopo centinaia di pagine, troverà spiegazione.

Così la storia, lungi dal crollare su se stessa, vive del suo particolare ritmo (si direbbe afflato) avvincendo ed appassionando.

Davvero indimeticabili molte scene.

Persuasivo. Toccante. Crudele. Epico.

Davvero uno dei migliori romanzi che abbia letto.

Giudizio: 8+

Ringrazio sentitamente l’amico Alessio che mi ha consigliato Erikson!

Unica vera nota dolente la pessima scelta editoriale che ha reso la copertina del libro una delle peggiori che abbia mai visto.

[Questo è il post numero 101. Non avrei mai pensato di scriverne così tanti. Grazie agli affezionati lettori]

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