Archive for dicembre 2007

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Ancora Auguri!

31 dicembre 2007

 

BUON NUOVO ANNO

 

A

 

TUTTI!!!

 

 

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BUON 2008!

 

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Amarcord: I Cavalieri del Re (Speciale 1)….e Paola Cortellesi

28 dicembre 2007

Dal momento che ho già ricordato alcune delle più belle canzoni de “i Cavalieri del Re” mi permetto di segnalarne alcune re-interpretazioni piuttosto…originali…

Non poteva mancare l’incontro…:

[Per i precedenti posts sui Cavalieri:

Prima Puntata

Seconda Puntata]

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Capitolo V – Il Buio nella Mente (5)

27 dicembre 2007

In virtù del contatto con la mente della Megera, Sorien sapeva già cosa avrebbe trovato al di là della porta: non perse quindi tempo a frugare tra i tanti oggetti che erano stati appositamente là posti per disorientare e trarre in inganno, ma si diresse d’immediato verso un vecchio baule, a terra, spostato alla destra dell’ingresso e seminascosto da lenzuoli tarlati e maleodoranti. Ne studiò forma e particolari per qualche momento, soffermandosi sulla serratura arruginita ed i vecchi cardini. Da quello che aveva percepito, nel baule si trovava la fonte segreta alla quale la strega attingeva solo per i suoi ineluttabili e pressanti bisogni e l’unica possibile cura per l’Ammorbata.

Sorien si interrogò sulla sua reale natura.

Guardò verso sinistra: là, su mensole malferme, erano nascoste, tra pozioni nocive e specchi per allodole, erbe curative rare delle quali la donna si serviva con moderazione e solo nei casi che riteneva meritevoli secondo giudizi non sempre comprensibili. Non v’era dubbio alcuno che Sorien avrebbe fatto buona scorta dei fiori di An, del Bacio di Casia e del Soffio di Amantio: piante che, quando ancora il mondo sembrava retto da una superiore ragione capace di risolvere in se stessa ogni apparente contraddizione, apparivano tesori preziosi ed ora, quando l’Incubo aveva sovvertito ogni legge, dissolvendo il confine tra logica e follia, erano divenute vere e proprie reliquie. Non prenderle sarebbe equivalso a scacciare la buona sorte e probabilmente inimicarsela per tutti i tempi a venire. Ma tali insperate risorse non sarebbero venite incontro alle loro necessità: la Megera se ne era già servita con l’Ammorbata senza successo.

Nel baule doveva quindi trovarsi qualcosa di ancora più potente e raro.

Sorien lo studiò ancora per qualche momento, si assicurò che non nascondesse ulteriori insidie, dopodiché ne forzò la serratura.

Al suo interno rinvenne solo una tunica ingiallita e poi, tra le sue pieghe, due scuri involti. A parte il penetrante odore della muffa e quello irriconoscibile delle lenzuola non ne percepì alcun altro che gli potesse essere d’aiuto. Non avvertendo la presenza di alcuna minaccia aprì il primo involto.

Artiglio Rosso

Inutile per i suoi scopi immediati. Prezioso per i pazzi ed i suicidi. Lo prese con sè.

Soppesò nell’altra mano il secondo involto. Leggero. Quasi fosse vuoto. Lo aprì.

Dopo tutto quello che aveva vissuto e visto, immaginava che nulla sarebbe più riuscito a stupirlo. Aveva ritenuto un tempo che solo gli uomini potessero riservare sempre qualche sorpresa, mostrando del proprio carattere un nuovo aspetto fino a quel momento celato; dei propri sentimenti, nuovi impulsi taciuti financo a se stessi; del proprio animo, un nuovo catartico afflato. Ma quelli erano i giorni in cui ancora, rapito, attentamente osservava la pioggia tamburellare sui tetti, scivolare lungo gli spioventi, levarsi in mirabili esili castelli nelle vie e nelle piazze; quando la foglia danzava nel vento senza mai posarsi e la luna sembrava potesse essere imprigionata nel riflesso di un lago.

Erano giorni in cui aveva ancora una meta ed una speranza, quando il sorgere del sole era la promessa di un futuro da scegliere e non la condanna che perpertuava nella luce l’insostenibile inquietudine della notte; quando il vento recava le storie di popoli lontani e non ruggiva la sofferenza dei suppliziati. Quando la parola sogno non equivaleva a morte.

Quando Leilani era ancora viva.

Ora, di tutto quello che era stato, non v’era che un’eco lontana della quale non poteva liberarsi, inscindibile il vincolo che la legava al suo tormento. Una traccia. Una pallida ombra.

Eppure fu per questa riminescenza antica e quantomai dolorosa che Sorien si scoprì a trattennere il respiro davanti a quanto l’involto custodiva.

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Auguri!

25 dicembre 2007

AUGURI

 

di

 

BUON NATALE

 

A

 

TUTTI

 

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Capitolo V – Il Buio nella Mente (4)

21 dicembre 2007

– E’ morta? – chiese il Pazzo, osservando dubbioso il corpo della Megera a terra.

– No.-

– Capisco. Quelle come lei hanno la pelle dura. Non sarebbe sopravvisuta fino ad oggi altrimenti. –

Sorien non commentò. Poteva solo vagamente immaginare di quale entità fosse stato fino a quel momento il prezzo di una sopravvivenza così lunga in un mondo tanto ostile ed oscuro. Quante vite erano state sacrificate dalla necessità e quante per mero piacere? La donna che aveva di fronte aveva certo iniziato ad utilizzare il suo potere aiutando glisventurati: a questo scopo aveva forse votato la sua anima e gli anni migliori della sua esistenza. Ma poi quello stesso potere che le era stato concesso apparentemente per un grande disegno di salvazione, era stato trasmutato, dall’istintiva forza dell’autoconservazione e poi dalla sete cieca ed irrefrenabile, in qualcosa di assolutamente diverso.

Sorien non ritornò comunque alla propria spada e non considerò, se non per un breve attimo, l’idea di uccidere la Megera. In effetti suscitava in lui uno strano senso d’inquieta ammirazione e crudele indifferenza. La studiò per qualche momento.

Lo aveva sorpreso. Si era ovviamente accorto dei dubbi della donna e dei suoi crescenti sospetti: sapeva che prima o poi avrebbe cercato di scoprire quanto più possibile su di lui ed altrettanto bene sapeva che tale tentativo sarebbe stato compiuto per il tramite dell’unica arma efficace che le era rimasta, la magia. Quello che non aveva valutato era la rapidità con cui la vecchia sarebbe passata dalla mera ideazione, all’atto vero e proprio. L’attacco della strega era stato rapido e preciso. Se avesse impugnato una spada, avrebbe dato vita ad un affondo diretto ad un punto vitale, là dove scudo e braccio non potevano arrivare. Era stata lesta, forse impulsiva e forse pazza. Ben più di quanto si era atteso.

E molto abile: almeno per quanto concerneva l’idea di sfruttare al meglio la sorpresa, la Megera non aveva del tutto fallito.

Per sua sfortuna, cercando di insinuarsi nella mente di Sorien, la Megera non aveva che fatto scattare una delle tante trappole che le erano state tese. Talchè se lei si era persa nell’oscurità ottenebrante, Sorien aveva ora gran parte delle risposte che aveva cercato.

La Megera non gli aveva del tutto mentito: aveva in effetti provato a curare l’Ammorbata. Solo che non aveva provato tutto quello che avrebbe potuto. Non lo aveva fatto per paura di esaurire le sue forze e di rimanere poi in balia, se non di lui stesso, di quelli che eventualmente sarebbero potuti venire dopo di lui.

Non la biasimò: avrebbe fatto lo stesso, se si fosse trovato al suo posto.

Ma nemmeno si sentì pervadere dalla pietà o dalla compassione. L’essere che aveva di fronte era una fimma stentata che ardeva sulle ceneri dei malcapitati che aveva sacrificato alla sua fame di sopravvivenza. Molti erano certo stati odiosi e ripugnanti vermi che lordavano il mondo con la loro pallida esistenza di parassiti. Ma il passo che aveva condotto molti altri a quello sperduto asilo era stato quello della trepidante speranza, poi tradita ed avidamente consumata.

Conseguentemente distolse lo sguardo dalla Megera e tornò a guardarsi intorno.

Si avvicinò all’Ammorbata che per tutto il tempo era rimasta immobile. Evitò il suo vacuo sguardo analizzando il suo corpo. La vecchia doveva aver usato un unguento speciale e le sue particolari doti per eliminare quelle infezioni delle quali lui era stato capace solo in parte di rallentare. Tuttavia era vero: in quelle condizioni farla cavalcare sarebbe equivalso a strapparle lentamente la carne dalle ossa. Non ce l’avrebbe mai fatta, quali che fossero gli espedienti che di volta in volta avrebbe potuto trovare.

Ma la vecchia aveva anche agito risparmiando forze, risorse ed energie. Posto che per Sorien non sarebbe stato invece di alcun problema sottrargliene anche più del necessario, forse qualcosa si poteva ancora tentare.

Incontrò lo sguardo del Pazzo: fissava l’Ammorbata senza quasi respirare.

– Non ho bisogno del tuo aiuto.-

– Non è la prima volta che la vedo così. Erano giorni che ci tormentavano. Certe volte mi costringevano a guardare…-

– Fai come vuoi.- Il Pazzo non era un suo problema al momento. Se si fosse limitato a stare lì in piedi, non sarebbe stato di intralcio.

Non degnando nemmeno di uno sguardo la porta socchiusa, si girò nella direzione opposta, trovandone un’altra, di più ridotte dimensioni, il cui legno in alcuni punti sembrava marcito. Sorien, grazie a quello che aveva appreso dalla vecchia, sapeva invece che quella porta era tutt’altro che fragile e non sarebbe stato possibile abbatterla senza al contempo sacrificare quello che le stava dietro.

Fece ancora un passo, poi appoggiò le dita della mano destra alla superficie, quasi a valutare la qualità di un prezioso tessuto. Il legno emanava un vago odore di fumo e muffa. Ma era solido e sinistramente freddo.

Quella porta era stata incantata in modo che solo la padrona di casa potesse aprirla senza correre rischi. La stanza delle erbe era una trappola per gli incauti e gli stolti; questa invece per coloro che si fossero dimostrati un poco superiori alla media.

Passò la mano lungo la superficie finchè non trovò un punto che giudicò adatto. Esercitò una leggera pressione.

Sotto il legno qualcosa si mosse.

L’antico allenamento condusse la mente di Sorien lungo vie oscure. La fece pulsare della medesima energia che era stata liberata nel legno; le fece assumere la stessa intensità, forza e forma. Finché Sorien non sentì la vischiosità della cosa, dell’essere che era divenuto un simbionte del passaggio. Accarezzò le sue sinuose forme; scivolò lungo la sua superficie, quasi lo cullò. Fino a carpire la sua fiducia. Così prese a scivolare dentro la cosa stessa. In profondità. E quando la cosa fu intorno alla sua mente e la sua mente intorno a lei, l’una nell’altra, in un tutt’uno, cambiò il ritmo della sua forza e modificò in tempesta la placida onda. Impose alla cosa di assumere una consistenza che agguantò d’immediato e strinse. Il simbionte cercò di sottrarsi alla presa, ma era troppo tardi.

Sorien, sconvolgendo la sua natura, le impose una forma rigida.

Pensieri solo in parte coerenti raggiunsero la sua mente. Il passaggio di stato ruppe in uno stridio di lamenti sinistri il legame che tratteneva la cosa al mondo, dissolvendola. La porta, con un cigolio che pareva l’urlo di un morente, si aprì pochi attimi dopo.

(…continua…)

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Come d’Incanto – Enchanted: La disillusione

9 dicembre 2007

Per quanto molti ne abbiano parlato più che bene, Come d’Incanto NON è certo il film che gli amanti del fantastico devono assolutamente vedere.

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Il trailer è buono ed induce a pensare ad un prodotto vario, capace di soddisfare le “aspettative di grandi e piccini“:

La visione del film spezza l’incanto.

Ci sono un paio di ottime scene, davvero spassose, che non fanno rimpiangere, per trovate e soluzioni tecniche, le migliori di Stardust. Ma il punto è proprio questo: sono solo un paio. E per giunta già ben riassunte nel trailer. Tutto il resto del film è monotono, privo del ritmo necessario, talchè la sensazione è quella di un trascinamento stanco verso un finale la cui scontatezza non è nemmeno il peggiore dei difetti.

Per intitolarsi “Come d’Incanto“, il film manca della sostanza prima ed imprescindibile: l’atmosfera incantata appunto. La poesia. Quell’incontro alchemico di trovate, delicatezza e sogno ad occhi aperti che invece avrebbero dovuto esserne il tratto essenziale.

Il film fallisce proprio nel suo principale scopo: riuscire a combinare fiaba e realtà. L’intento, chiaro, è quello di appalesare una possibilità di sogno: che fiaba e realtà, l’una apprendendo dall’altra, colmino le rispettive lacune e diventino migliori. Sotto questo profilo i dialoghi sono sufficientemente ben strutturati: manca però il fondamentale apporto di una recitazione all’altezza dei ruoli ed una sceneggiatura di sostegno convincente ed avvincente.

Le canzoni che accompagnano la storia, come nella migliore tradizione fiaba-Disney, sono orecchiabili. A volte le coreografie piacevoli. Ma chi, per interderci, è stato a Gardaland e ha visto l’ottimo musical che trova luogo accanto all’Acquario, si aspetta ben di più da un film che può contare su spazi decisamente più grandi, su effetti ben più ricercati, su ballerini e semplici comparse ben più numerose. L’effetto è deludente.

Il ritmo del film, come anticipato, è lento. Troppo. Se l’intento era quello di introdurre brevi pause che potessero far meglio apprezzare poesia e atmosfera, davvero può dirsi che questo è stato completamente mancato. Il film spesso si trascina tra scene ovvie, ripetitive e, quel che è peggio, prive di sentimento.

I personaggi non sono ben tratteggiati: sono al più sagome da sfondo. La principessa si salva, è convincente e piacevole. Ma la bambina ed il padre sono figure abusate, per nulla originali, stanche imitazioni che non hanno l’energia neppure per annoiare.

Quello che recita meglio poi, è lo scoiattolo. Un personaggio digitale. Tutto solo, abbandonato nel vuoto stanco della sceneggiatura, è abbandonato a cercare di colmare l’incolmabile. Strappa qualche sorriso, ma non può rimediare a tutte le altri gravi pecche del film.

Se fosse arrivato prima di Shrek, Come d’Incanto avrebbe potuto definirsi quantomeno “trovata originale”. Arrivando ben dopo 3 film di quel tipo, è una rivisitazione con attori in carne ed ossa che non riesce ad aggiungere nulla quanto a profondità di contenuti, è misera in trovate, poco divertente e piatta.

A voler essere davvero generosi il giudizio è Mediocre: 5/6 (E se la sufficienza è quasi raggiunta è solo grazie allo scoiattolo ed alla scena delle “pulizie di casa”).

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Go Go Go! Mach 5! Il Film

5 dicembre 2007

Ignoro il perchè dello sviscerato amore che gli americani provano per il buon “Bolide rosso” (che era bianco)…

Quello che comunque rileva è che Mach 5 ora è un film.

Ecco le prime immagini:

Questo era il messaggio di lancio di circa un anno fa…

La presentazione della macchina:

Per gli amanti del passato rinvio al mio precedente post, dove troverete la sigla originale italiana ed un breve riassunto della trama e qualche particolarità di altre serie di allora molto apprezzate che avevano come protagoniste improbabili corse automobilistiche.

Di Speed Racer esiste anche un remake del 2002, Speed Racer X:

Il sito ufficiale del film è questo: Speed Racer.