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Capitolo V – Il Buio nella Mente (4)

21 dicembre 2007

– E’ morta? – chiese il Pazzo, osservando dubbioso il corpo della Megera a terra.

– No.-

– Capisco. Quelle come lei hanno la pelle dura. Non sarebbe sopravvisuta fino ad oggi altrimenti. –

Sorien non commentò. Poteva solo vagamente immaginare di quale entità fosse stato fino a quel momento il prezzo di una sopravvivenza così lunga in un mondo tanto ostile ed oscuro. Quante vite erano state sacrificate dalla necessità e quante per mero piacere? La donna che aveva di fronte aveva certo iniziato ad utilizzare il suo potere aiutando glisventurati: a questo scopo aveva forse votato la sua anima e gli anni migliori della sua esistenza. Ma poi quello stesso potere che le era stato concesso apparentemente per un grande disegno di salvazione, era stato trasmutato, dall’istintiva forza dell’autoconservazione e poi dalla sete cieca ed irrefrenabile, in qualcosa di assolutamente diverso.

Sorien non ritornò comunque alla propria spada e non considerò, se non per un breve attimo, l’idea di uccidere la Megera. In effetti suscitava in lui uno strano senso d’inquieta ammirazione e crudele indifferenza. La studiò per qualche momento.

Lo aveva sorpreso. Si era ovviamente accorto dei dubbi della donna e dei suoi crescenti sospetti: sapeva che prima o poi avrebbe cercato di scoprire quanto più possibile su di lui ed altrettanto bene sapeva che tale tentativo sarebbe stato compiuto per il tramite dell’unica arma efficace che le era rimasta, la magia. Quello che non aveva valutato era la rapidità con cui la vecchia sarebbe passata dalla mera ideazione, all’atto vero e proprio. L’attacco della strega era stato rapido e preciso. Se avesse impugnato una spada, avrebbe dato vita ad un affondo diretto ad un punto vitale, là dove scudo e braccio non potevano arrivare. Era stata lesta, forse impulsiva e forse pazza. Ben più di quanto si era atteso.

E molto abile: almeno per quanto concerneva l’idea di sfruttare al meglio la sorpresa, la Megera non aveva del tutto fallito.

Per sua sfortuna, cercando di insinuarsi nella mente di Sorien, la Megera non aveva che fatto scattare una delle tante trappole che le erano state tese. Talchè se lei si era persa nell’oscurità ottenebrante, Sorien aveva ora gran parte delle risposte che aveva cercato.

La Megera non gli aveva del tutto mentito: aveva in effetti provato a curare l’Ammorbata. Solo che non aveva provato tutto quello che avrebbe potuto. Non lo aveva fatto per paura di esaurire le sue forze e di rimanere poi in balia, se non di lui stesso, di quelli che eventualmente sarebbero potuti venire dopo di lui.

Non la biasimò: avrebbe fatto lo stesso, se si fosse trovato al suo posto.

Ma nemmeno si sentì pervadere dalla pietà o dalla compassione. L’essere che aveva di fronte era una fimma stentata che ardeva sulle ceneri dei malcapitati che aveva sacrificato alla sua fame di sopravvivenza. Molti erano certo stati odiosi e ripugnanti vermi che lordavano il mondo con la loro pallida esistenza di parassiti. Ma il passo che aveva condotto molti altri a quello sperduto asilo era stato quello della trepidante speranza, poi tradita ed avidamente consumata.

Conseguentemente distolse lo sguardo dalla Megera e tornò a guardarsi intorno.

Si avvicinò all’Ammorbata che per tutto il tempo era rimasta immobile. Evitò il suo vacuo sguardo analizzando il suo corpo. La vecchia doveva aver usato un unguento speciale e le sue particolari doti per eliminare quelle infezioni delle quali lui era stato capace solo in parte di rallentare. Tuttavia era vero: in quelle condizioni farla cavalcare sarebbe equivalso a strapparle lentamente la carne dalle ossa. Non ce l’avrebbe mai fatta, quali che fossero gli espedienti che di volta in volta avrebbe potuto trovare.

Ma la vecchia aveva anche agito risparmiando forze, risorse ed energie. Posto che per Sorien non sarebbe stato invece di alcun problema sottrargliene anche più del necessario, forse qualcosa si poteva ancora tentare.

Incontrò lo sguardo del Pazzo: fissava l’Ammorbata senza quasi respirare.

– Non ho bisogno del tuo aiuto.-

– Non è la prima volta che la vedo così. Erano giorni che ci tormentavano. Certe volte mi costringevano a guardare…-

– Fai come vuoi.- Il Pazzo non era un suo problema al momento. Se si fosse limitato a stare lì in piedi, non sarebbe stato di intralcio.

Non degnando nemmeno di uno sguardo la porta socchiusa, si girò nella direzione opposta, trovandone un’altra, di più ridotte dimensioni, il cui legno in alcuni punti sembrava marcito. Sorien, grazie a quello che aveva appreso dalla vecchia, sapeva invece che quella porta era tutt’altro che fragile e non sarebbe stato possibile abbatterla senza al contempo sacrificare quello che le stava dietro.

Fece ancora un passo, poi appoggiò le dita della mano destra alla superficie, quasi a valutare la qualità di un prezioso tessuto. Il legno emanava un vago odore di fumo e muffa. Ma era solido e sinistramente freddo.

Quella porta era stata incantata in modo che solo la padrona di casa potesse aprirla senza correre rischi. La stanza delle erbe era una trappola per gli incauti e gli stolti; questa invece per coloro che si fossero dimostrati un poco superiori alla media.

Passò la mano lungo la superficie finchè non trovò un punto che giudicò adatto. Esercitò una leggera pressione.

Sotto il legno qualcosa si mosse.

L’antico allenamento condusse la mente di Sorien lungo vie oscure. La fece pulsare della medesima energia che era stata liberata nel legno; le fece assumere la stessa intensità, forza e forma. Finché Sorien non sentì la vischiosità della cosa, dell’essere che era divenuto un simbionte del passaggio. Accarezzò le sue sinuose forme; scivolò lungo la sua superficie, quasi lo cullò. Fino a carpire la sua fiducia. Così prese a scivolare dentro la cosa stessa. In profondità. E quando la cosa fu intorno alla sua mente e la sua mente intorno a lei, l’una nell’altra, in un tutt’uno, cambiò il ritmo della sua forza e modificò in tempesta la placida onda. Impose alla cosa di assumere una consistenza che agguantò d’immediato e strinse. Il simbionte cercò di sottrarsi alla presa, ma era troppo tardi.

Sorien, sconvolgendo la sua natura, le impose una forma rigida.

Pensieri solo in parte coerenti raggiunsero la sua mente. Il passaggio di stato ruppe in uno stridio di lamenti sinistri il legame che tratteneva la cosa al mondo, dissolvendola. La porta, con un cigolio che pareva l’urlo di un morente, si aprì pochi attimi dopo.

(…continua…)

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4 commenti

  1. Finalmente!:)


  2. In effetti ho fatto aspettare molti. Ma mi farò perdonare… 😉


  3. Buon Solstizio d’inverno Sommo Mentore!!!! 😉
    E che il 2008 possa portare il Suo risveglio!


  4. Ti ringrazio, Viandante Oscuro, e contraccambio sentitamente i Tuoi auguri!



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