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Capitolo VI – Il Mondo d’Incubo

23 aprile 2008

Quando il doloroso tramonto riabbracciò con meste tinte il mondo che era stato degli uomini, il carro aveva percorso una distanza che Sorien non avrebbe giudicato di sicurezza nemmeno quando, oramai molti anni prima, le insidie della Magia Oscura erano poco più che superstizione.

Aveva sentito la necessità stringente di mettere la maggior distanza possibile tra sè e la Megera che, resasi conto, al proprio risveglio, di quanto le era stato sottratto, non avrebbe certo risparmiato le forze nel disperato tentativo di recuperarne il possesso. Benché vi fosse fondato motivo di ritenere che le energie rimastele non potessero essere tali da nullificare in un solo momento la distanza coperta in più ore, non avrebbe infatti mai corso stupidamente il rischio di perdere, per un semplice errore di valutazione, quanto fortunatamente ed inaspettatamente guadagnato quel giorno.

Aveva quindi raggiunto la via che i ricordi meno vaghi gli consigliavano essere la più rapida ed opportuna, ragionevolmente certo che non avrebbero trovato che qualche difficoltà di scarso momento e solo all’inizio.

Si era sbagliato.

Lo stato di quella che una volta era forse stata una via commerciale di un qualche rilievo – ma che ora sembrava poco più che un sentiero – non consentiva alcun agevole passaggio ed anzi forzava al precario equilibrio ed al rischioso passo.

La bestia che trainava il carro non era né stupida né irrequieta, ed il Pazzo usava con misura risoluzione e dolcezza. Ugualmente, non era possibile evitare ogni solco irregolare ed ogni buca: il carro assumeva pendenze pericolose, mentre l’avanzata diveniva esasperatamente lenta. Aveva correttamente immaginato che viaggiare in quel modo sarebbe stato follia una volta giunti alle montagne dell’Alma; si era illuso che fino a quel momento l’ingombro rappresentato da un mezzo inadeguato sarebbe stato in qualche modo compensato da strade di più facile percorrenza.

Intorno, alberi, pietre ed arbusti avevano continuato a ripetersi stancamente uguali.

Il continuo, stridente cigolio delle ruote ed i sinistri gemiti che ogni sobbalzo impietosamente strappava al legno tormentato, lungi dal perdersi nel desolante silenzio, erano divenuti così assillante compagno e tediosa pena.

Avvinti dal loro arcano e disturbante ritmo, i pensieri di Sorien avevano preso a vagare tra lande ancor più desolate di quelle che sembravano essere l’ultimo regno degli uomini e nessuno dei tentativi di porre limite a tale pericolosa deriva era riusciuto nell’arduo compito: presto avevano assunto l’odiosa forma di ricordi, che tanto divenivano nitidi, quanto penetranti gli affondi di spada che gli trafiggevano il cuore.

Di fronte a loro, Lilith era poca cosa.

Si era riscosso solo quando, accompagnata per lungo tratto una collina e superato un dosso, non si era ritrovato all’improvviso nei pressi di una radura nella quale dominava solitaria una misteriosa stele nera, la cui ombra si allungava sul terreno quasi a raggiungere la strada.

Non si ricordava che in quei luoghi ci fosse mai stato nulla di simile.

Imprecò, poi fece segno al Pazzo di tirare le redini e fermare il carro, ignorando il suo sguardo interrogativo e la muta domanda che leggeva con facilità sul suo volto: “perché cavaliere sei qui su questo carro, invece di salire in groppa alla bestia immonda che è il tuo destriero?”

Lanciò un’occhiata all’Ammorbata: benché avesse certo tratto un qualche beneficio dalle cure della Megera, le sue condizioni non le avrebbero consentito di resistere ancora a lungo, quali che fossero le attenzioni e le precauzioni riservatele dal Pazzo. Non bastavano la cautela ed una insospettata abilità nella conduzione: avrebbero dovuto fermarsi presto, anche se la distanza dalla casa della Megera non fosse stata quella ritenuta conveniente.

Ovviamente non era così stolto dal decidere di fermarsi in quel luogo; l’andare oltre, tuttavia, senza sapere cosa esattamente fosse o quale funzione avesse quella misteriosa struttura avrebbe potuto risultare ancor più pericoloso.

Studiò per qualche momento quindi la scura pietra, alla ricerca di qualche incisione, simbolo o parola.

Dalla sua posizione non ne scorse. Forse sarebbe stato opportuno scendere dal carro ed avvicinarsi. O forse avrebbe dovuto dire al Pazzo di lanciare il cavallo nella più folle delle corse, quale che fosse il rischio.

Intorno c’era solo silenzio.

Profondissimo.

E sospeso.

Troppo profondo per essere normale.

Nelle immediate vicinanze non percepiva però alcuna reale minaccia. Tese l’orecchio. Scrutò le ombre. Nulla. Se c’era qualcosa lì intorno, era in grado di celare completamente la sua presenza persino a lui. In quel caso, in uno scontro diretto, probabilmente Sorien non sarebbe stato in grado di avere la meglio: in quei tempi giravano sulla terra creature troppo oscure e troppo potenti perchè Tormento potesse essere davvero una valida difesa. Benché probabilmente fosse una delle armi più letali mai esistite.

– Allora? – chiese il Pazzo. – Qualche tuo amico? –

Sorien quasi non lo sentì: aveva escluso dalla sua mente tutti i rumori e tutti i movimenti che non potessero essergli utili nella ricerca o che non fossero indicativi di qualche minaccia.

Per quanto fosse profonda la sua attenzione, non scorse, non sentì, non percepì però nulla di ostile.

Osservò per qualche momento l’ombra della stele, che lambiva, senza toccarlo, il limite della strada. Stavano viaggiando verso nord; la radura era alla loro sinistra. Il sole lentamente discendeva oltre il confine occidentale del mondo.

La stele sembrava antica, ma la terra intorno era stata smossa non molto tempo prima. L’erba era a stento ricresciuta dove indubbiamente prima c’erano degli alberi. Delle pietre erano state spostate.

Un ritrovamento. Quella… cosa era stata riportata alla luce chissà dove e chissà quando, da qualcuno che aveva pensato bene di porla in quel luogo. A quale scopo? Per segnare il limite di un territorio?

– Allora? – ripetè di nuovo con impazienza il Pazzo.

La Megera era dietro di loro e non era sufficientemente lontana. Non aveva idea di quello che avrebbero potuto trovare oltrepassata la stele. Sicuramente non potevano fermarsi.

Le ombre si allungavano sinistramente. Presto si sarebbero confuse in un grande buio oceano.

Fece segno di proseguire.

Il carro riprese così lentamente a muoversi. Il sinistro cigolio riprese la sua apparentemente infinita cantilena.

Ed il Male protese lo sguardo verso di loro.

(…continua…)

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