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I Racconti di Gamara: “L’uomo che cuciva anime”

11 febbraio 2013

– Vuole decidersi? – insistette Sara, sempre più insofferente alle inspiegabili esitazioni del Prete che rimaneva comodamente seduto invece di eseguire il suo volere.
– E’ ancora dell’idea di non uscire dalla stanza? – chiese quello di rimando.
Credeva forse che potesse rimanere impressionata?
Braccia conserte, Sara si limitò ad un cenno del mento verso il letto: – Lo guardi: ha mai veduto cosa più patetica? –
– E’ suo padre… –
Avrebbe dovuto significare qualcosa? – Proceda. – Comandò fredda.
Il Prete, nel fruscio delle vesti nere, si alzò lentamente, riponendo il rosario che – era sicura – non aveva recitato, sebbene fosse stato in quella stanza fin dalla mattina.
Nessuno poteva dire di no ad una Meridia: il Prete avrebbe impartito l’estrema unzione e forse, dopo, suo padre si sarebbe finalmente deciso a morire. Il Prete lo avrebbe fatto, avrebbe ubbidito. Come chiunque altro.
Tuttavia ne dubitò quando il Prete… come aveva detto di chiamarsi? … si accostò al letto senza stringere in mano alcun simbolo della sua Fede.
– Gabriel Meridia… Io ti conosco… –
L’uomo nel letto, improvvisamente, sgranò gli occhi incavati e l’attimo dopo fu colto da una terribile crisi: tossì sangue scuro sulle maleodoranti lenzuola ricamate, cercando invano di inspirare.
Il rumore la disgustò.
Muori! MUORI!
La consunzione lo divorava insaziabile.
– …e tu, mi riconosci? –
Suo padre iniziò a scalciare. Ad artigliare l’aria. Squassato dalla tosse, soffocato dal proprio sangue.
Indifferente, il Prete iniziò a tracciare strani segni sulle mani e sui piedi e poi sul petto e sulle spalle dell’infermo.
Non erano croci: anche se il movimento delle dita era rapido, sembrava piuttosto che il Prete stesse tirando fili invisibili e disfacendo trame.
E ad ogni gesto sembrava che suo padre patisse dolori più atroci: il viso, di un giallo malsano, si ricoprì di un velo untuoso di sudore, stravolto dal dolore.
Eppure non urlava: dalla bocca aperta uscivano gorgoglii raccapriccianti e lamenti soffocati.
Poi il Prete incominciò…a tirare!
E il petto di suo padre si gonfiò, anche se non c’era aria nei suoi polmoni, e la schiena prese ad inarcarsi, tra gli spasmi, quasi un artiglio invisibile lo stesse strappando via dal suo letto, da quella vita cui ostinatamente restava attaccato.
Poi accadde qualcosa di inatteso: suo padre la supplicò. Non ricordava di averlo mai visto piangere, né supplicare: erano le sue vittime a farlo. Non lui. Ma quella volta gli occhi del potente Meridia piangevano e supplicavano.
Anche solo perché qualcuno – lei? – ponesse termine a quel supplizio.
Poi…lo strappo.
…Insieme alle vesti del sangue di Nesso intrise, brandelli della sua carne….
L’urlo fu agghiacciante.
Ma non era suo padre ad urlare.
Poi, finalmente, fu silenzio.

Il Prete uscì da casa Meridia poco dopo. Chiuse gli occhi e assaporò il dolore che il capofamiglia aveva fatto patire ad ogni uomo e donna che aveva incontrato, specie a sua figlia. Gustò le torture e le violenze. Ed infine assaporò il dolore dello stesso Meridia.
Il brandello di anima corrotta che gli aveva cucito addosso poco dopo la sua nascita aveva attecchito bene. Tanto nel profondo da trasferirsi nella figlia. Evento inatteso e foriero di inimmaginabili, floride conseguenze.
Tornò lento alla cappella che tutti veneravano non sapendo che fosse sconsacrata da anni.
Quando la coppia bussò alla sua porta era pronto.
– Padre siamo qui per…-
– Lo so. Come intendete chiamarlo? –
– Marco – risposero senza esitazione.
Il Prete prese tra le proprie le mani del bambino. Che prese a piangere. E poi i suoi piedi.
E intanto cuciva…
– Marco. Lieto di fare la tua conoscenza. –

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2 commenti

  1. un grande ritorno…


  2. e poi e poi?? 😀



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