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I Racconti di Gamara: “L’Ombra del Mercante” (III parte)

12 settembre 2013

Un gradino.
E poi un altro ancora.
Una lenta discesa. Mentre, intorno, la luce di una fiaccola coglie forme annerite, i cui contorni sembrano danzare nelle alcove delle pareti.
Statue. Antichi monumenti.
Ma paiono morti che si destano dalle loro nere cripte.
Un gradino. E ancora un passo.
Laggiù qualcosa attende…

…Poi la luce.
Oltre le palpebre chiuse.
E, lontano, il suono di una campana.
Quanti rintocchi?
Aprì gli occhi.
La luce filtrava oltre gli scuri delle finestre. Il sole era già alto.
Come aveva fatto a dormire così a lungo?
Fuori, le tante voci di uomini e donne rivelavano che Gamara era già ben desta.
Si alzò, ma senza avvertire alcuna reale urgenza, nonostante l’ora: era strano, ma in fondo piacevole.
Era abituato a lavorare fino a tardi e a destarsi con le prime luci dell’alba. Ogni giorno dell’anno. Quali che fossero le condizioni del tempo.
Del resto, il suo lavoro non prevedeva la necessità di sortite all’esterno.
A lui bastavano i suoi libri, qualche foglio di carta, meglio ancora se di preziosa pergamena, inchiostri e penne. Erano gli altri a cercarlo e a compiere per lui tutte quelle attività che avrebbero richiesto incontri, lunghi dialoghi, estenuanti contrattazioni…e pagamenti.
Sebbene un poco intontito, i ricordi del sogno appena lasciato che andavano sbiadendo rapidamente,
Demien si alzò; nudo, raggiunse la finestra, aprì in parte gli scuri e per qualche momento studiò la sottostante strada: alcuni volti noti, una moltitudine di sconosciuti. Eppure sembravano libri aperti, davanti ai suoi occhi, le loro storie così profondamente incise nel loro modo di muoversi, atteggiarsi e rapportarsi con il mondo, da essere tanto facilmente leggibili, quanto prive di reale importanza. Ecco i garzoni delle varie botteghe artigiane indaffarati a cercare di soddisfare le impossibili richieste dei loro padroni; le guardie cittadine che si facevano pagare un extra dai mercanti della via per la loro protezione e che la notte avrebbero esatto dai ladri la loro quota concordata sulla refurtiva; le madri di famiglia che conducevano le loro figlie più giovani dal ricco signore in fondo alla via al fine dichiarato di farle prendere a servizio come sguattere nella sua casa, ma nutrendo l’inconfessabile speranza che almeno quelle vergini stuzzicassero prima e soddisfacessero poi i suoi più reconditi e perversi appetiti in modo da incassare laute ricompense.
Demian sorrise.
Storie già lette.
Storie poco interessanti.

finestra buia
Abbandonò il proprio studio, già divenuto tedioso, e riportò il suo sguardo all’interno della stanza.
Lì vide gli abiti del giorno prima, fradici e sporchi, abbandonati sull’assito del pavimento.
Per qualche momento li osservò come se appartenessero ad un’altra persona: non sarebbe mai stato tanto sbadato e distratto da lasciarli in quelle condizioni. Poi però ne riconobbe il tessuto e il valore. Ricordò dove e a che prezzo li aveva comprati.
Cercò ugualmente di convincersi che l’ansia e l’allarme che andavano comunicandogli erano solo impressioni, probabilmente conseguenza di qualche bicchiere di troppo bevuto la notte precedente.
Poi vide gli strappi.
E le macchie scure.
E il cuore mancò un battito.
EleinEleinEleinElein
Alzò lo sguardo.
E si ritrovò davanti uno sconosciuto.
Sussultò.
Lunghi capelli neri, sciolti fino alle spalle, che non riuscivano a nascondere l’ovale sgraziato del volto di un colorito insano.
Occhi scuri, cerchiati ed incavati, come pozzi infetti.
Braccia troppo esili.
E spalle cadenti, di diseguale altezza.
L’odiosa gobba…
EleinEleinEleinElein
– Non sono così! Non sono più così! –
Si scagliò in avanti.
Ma inciampò negli abiti lasciati a terra.
E cadde bocconi, davanti allo specchio.
Il maledetto specchio che aveva lasciato scoperto.
Era…patetico.
Iniziò a piangere.
– Non è successo. Non è mai successo… –
Istintivamente si guardò il palmo delle mani.
Sporchi.
Di terra….e di…fuliggine?
Ma non di sangue.
Calma.
Pioveva. Molto forte. Ed era buio.
– Sì. Pioveva. –
Nessuno poteva aver sentito o visto qualcosa.
Certo non avrebbero mai potuto riconoscerlo.
EleinEleinEleinElein
Si rialzò.
Sedette sui talloni per qualche momento.
Poi si avvicinò di nuovo alla finestra, pensando di aprirla per prendere un po’ d’aria.
Ma cambiò idea: qualcuno avrebbe potuto accorgersi della sua presenza. Tornò al letto, senza coricarvisi, fissandone, inorridito, le lenzuola macchiate. Andò alla scrivania, ingombra di carte, ma non si sedette, incapace di rimanere fermo.
Nervoso, all’erta, come la sua mente, che valutava ipotesi, scartava vie d’uscite, analizzava altre soluzioni. Ancora annebbiata dalla speranza che si fosse trattato solo di un sogno.
Ma gli abiti erano sempre là, al centro della stanza,in un mucchio scomposto, i ricchi ornamenti e la preziosa stoffa rovinati.
Aveva speso in quegli abiti ben più di quanto fosse ragionevole fare. Ma gli accorgimenti di Namart, il miglior sarto di quella parte di Gamara, gli erano indispensabili.
Quando li indossava la gobba spariva e la sua figura guadagnava altezza, eleganza ed equilibrio.
Insieme alle scarpe, che cancellavano la diversa lunghezza delle gambe, lo trasformavano in un uomo distinto che tutti avrebbero creduto di nobili origini, anche se nel suo sangue non scorreva una sola goccia di nobiltà.
Del resto erano pochi anche nella ristretta cerchia degli Antichi Nobili dell’Aquila a potersi permettere gli abiti di Namart.
Quello che contava davvero erano i soldi. E a Demien non facevano certo difetto.
Ora però rischiava di perdere anche quello.
Tutto.
Calma.
Non c’erano testimoni.
Come potevano arrivare a lui?

[fine terza parte]

Luca Germano

[Leggi la seconda parte]

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2 commenti

  1. […] tamen quasi sint « I Racconti di Gamara: “L’ombra del Mercante” I Racconti di Gamara: “L’Ombra del Mercante” (III parte) […]


  2. […] [Leggi la parte terza] […]



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