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I Racconti di Gamara: “Un uomo buono si perdona sino a sette volte”

16 settembre 2013

Più Satrian guardava l’uomo inginocchiato ai suoi piedi, più il suo cuore si allargava, anche se anni di devoto sacerdozio lo avevano oramai abituato alle lacrime, alle suppliche e alle richieste di perdono: purtroppo non avrebbe potuto negare di essersi oramai stancato di quelle manifestazioni tanto ostentate di dolore.
Benché Satrian fosse un Giusto, sapeva infatti che molto spesso le persone, anche i suoi fedeli, non lo erano: troppo spesso le richieste di perdono erano state dettate dalla paura della punizione, piuttosto che dalla sofferenza interiore per il peccato commesso.
Talché, laddove non si fosse dato seguito alla condanna emessa, ci sarebbe stata una colpa in più, piuttosto che un reale ravvedimento.
Ma in questo caso…
Satrian guardò oltre le spalle dell’uomo: il corpo nudo della sua giovane figlia giaceva immobile, in una pozza scura che andava allargandosi, la lucente lama ancora piantata nel petto, dritta nel cuore.
La ragazzina non aveva sofferto.
– Vi prego…. Vi prego. Abbiate pietà di me. – supplicava tra i singhiozzi.
Satrian era indeciso, come ben di rado accadeva.
Quel pentimento sembrava così sincero…
– Mareb, guardami. – comandò.
– Non posso, mi vergogno tanto… –
– Guardami – comandò con voce più ferma.
Asciugandosi il volto con le mani, il supplice cercò di rendersi degno dello sguardo di Satrain. Ma non fece altro che spargere il sangue della figlia sulle guance e il mento.
L’orrida maschera del colpevole.
Poi guardò verso Satrian, mentre il suo corpo continuava ad essere percorso da spasmi incontrollabili.
– Negli occhi, Mareb. Guardami negli occhi. –
Tra le fila di adepti e sacerdoti, si diffuse un palpabile disagio e si levarono infiniti sussurri e superstiziose giaculatorie.
– Non posso! Vi contaminerei! Non posso! La Carne proibisce…-
E dicendo questo Merab si ritrasse, facendosi, se possibile, ancor più piccolo ed indifeso.
Satrian ne ebbe compassione.
– Guardami – comandò ancora, per l’ultima volta.
E Mareb ubbidì.
L’incontro di sguardi fu breve. Ma fu sufficiente per Satrian: ogni indugio fu immediatamente fugato.
Sincero. Quest’uomo è sincero. Il suo pentimento reale.
Mareb è un uomo buono.

Rivolgendosi ai suoi fedeli, tutti ora in assoluto silenzio, Satrian decretò: – La colpa è mondata. –
Poi fece cenno a Mareb di alzarsi: – La Carne riconosce la tua debolezza. E la perdona. Tu sei un giusto. Non ti è preclusa la via della redenzione. –
Mareb riprese a piangere. Cercò di alzarsi. Ma le gambe cedettero.

Cripta-ArcFotNaz

Compresa la sua reale difficoltà, Satrian fece segno a due neofiti di prestargli aiuto.
Questi, quasi sollevandolo di peso, condussero il supplice all’arcata meridionale, da dove avrebbero raggiunto la cripta superiore e dove Merab, neofita come loro, avrebbe potuto lavarsi del sangue della figlia e poi rivestirsi.
Satrian sospirò.
La morte della giovane era frutto di un grave peccato. Ma la morte anche di Mareb non vi avrebbe posto rimedio: sarebbe stata intollerabile. Due Carni perdute in un giorno solo… sarebbe stato davvero troppo.
La cosa Giusta è stata fatta.
Nella raggiunta certezza, Satrian si allontanò, consapevole degli sguardi malevoli del suo Secondo Prescelto che evidentemente non aveva condiviso la sua decisione, forse scandalizzato da quel comando che aveva consentito ad un neofita di guardare il Celebrante negli occhi.
Era un problema.
Avrebbe dovuto occuparsene.
Un improvviso vociare lo costrinse tuttavia ad abbandonare quegli scuri pensieri…
– E’ viva! E’ ancora viva! –
L’eccitazione pervase la navata centrale del Tempio della Carne.
Satrian si voltò verso la fanciulla.
E il suo cuore si allargò ancora…
– La Carne ci benedisce! – esclamò con gioia.
La cosa Giusta è stata fatta.
E la Carne ce ne offre ricompensa.

La giovane respirava.
Tossì. Emise un lungo lamento.
Si mosse. Ma il dolore la bloccò a terra.
Si guardò il petto. E vide la lama che la trafiggeva.
Urlò. Ma emise solo un altro rantolo.
Sconvolta, cercò aiuto.
I suoi occhi incontrarono però solo volti sconosciuti.
Decine di persone, nude sotto i mantelli bianchi, uomini e donne, che continuavano a guardarla. Senza osare muoversi.
Alcuni però presero a sorridere.
E qualcosa, illuminato dai fuochi rituali, parve accendersi in quelle bocche immonde.
Non avevano normali denti, ma zanne di metallo.
La giovane cercò di urlare ancora.
Ma non vi riuscì: del resto, sarebbe stato totalmente inutile. Quanto avveniva in quella cripta, cinque piani sotto il suolo, era noto solo agli adepti del Tempio della Carne. E ai suoi protettori nelle sfere più alte di Gamara. Nessuno l’avrebbe udita, nessuno sarebbe venuto a soccorrerla.
Il gesto empio del padre, che invece di infliggerle la Prima Ferita che avrebbe iniziato il Banchetto, aveva, in un ultimo ripensamento, deciso di ucciderla liberandola dal supplizio di venir divorata viva, come i precetti della Carne comandavano, aveva mancato di precisione e convinzione. La lama aveva leso gravemente un polmone, ma non aveva trafitto il cuore.
Così Marialena fu cosciente quando il Celebrante diede il comando.
Fu cosciente quando trenta, tra uomini e donne, giovani e vecchi, le si avventarono addosso, i mantelli bianchi, candidissimi, come era stato quello di suo padre, prima di accoltellarla.
Tutti preda della fame, la Fame della Carne.
E fu cosciente quando i primi morsi la raggiunsero. Sentì il metallo penetrare la sua pelle, i suoi muscoli, fino alle ossa. E sentì la propria vita fluire via, nel suo sangue, del quale tutti bevvero.
Anche il Secondo Prescelto, al quale il Celebrante concesse il cuore della vittima.
Un lampo di riconoscenza nei suoi occhi. E la promessa, muta, che per quel giorno almeno, nulla di grave sarebbe accaduto nell’ordine.
Per questo il Banchetto fu gradito anche al Celebrante, che non vi partecipò.
Guardò in silenzio. Ammirato. Felice per la gioia dei suoi fedeli che vedeva nutrirsi a sazietà.
Di Carne viva.
Se il gesto di Mareb avesse raggiunto il suo scopo, ora tutti avrebbero dovuto nutrirsi di quel corpo solo una volta che fosse stato lavato e purificato dal fuoco.
Invece, mentre la vita vi fluiva ancora, la Carne era sacra e benedetta. E tutti i fedeli ne avrebbero potuto gioire.
Quanta gioia aveva condotto a quel tempio la saggezza di lasciare in vita un uomo buono!
Satrian sorrise felice.

Qualche ora dopo, il Secondo Prescelto si avvicinò a Satrian, umilmente, il sangue della giovane che ancora rendeva lucido il suo corpo perfetto.
Satrian lo osservò con ammirazione ed eccitazione crescente.
Onorando la Carne.
– Avevate ragione a voler lasciare vivo Mareb. La Carne ci ha ricompensato. –
– La Carne non mente.-
– Ma se dovesse fallire di nuovo? Se alla prossima celebrazione di nuovo si riutasse di infliggere la prima ferita e di mordere il frutto della sua Carne? –
– La Carne dice di perdonare. –
– Ma non specifica quante volte. –
– Quanti figli ha ancora Mareb? – chiese quasi distrattamente.
– Sette. Compreso quello di cui è incinta sua moglie. –
– Allora sono disposto a perdonarlo ancora sette volte. –

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