Archive for the ‘I Cavalieri del Re’ Category

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Amarcord – Così conoscemmo il Giappone (17): le civilità perdute (2)…ed i Cavalieri del Re (5)

16 maggio 2008

Ancora agli anni ’80 appartengono le sigle di due ottime serie:

Moby Dick 5 1983

Il titolo originale giapponese dell’anime è Mu No Hakugei, ossia la Balena Bianca di Mu. In effetti è certo protagonista della storia una enorme balena bianca capace di raggiungere inimmaginabili profondità marine ed i più alti cieli.

In un futuro immaginato non lontano, le antiche e mitiche civiltà di Atlantide e di Mu ritornano sulla Terra per la più grande delle battaglie, rinnovando lo scontro che millenni prima condusse la prima ad un esilio siderale e l’altra sull’orlo della distruzione. Ma se gli Atlantidei possono contare su una tecnologia nettamente più avanzata di quella degli uomini, sul numero e su un minerale, l’Olyhalcon, dagli usi bellici inimmaginabili; la civiltà di Mu, che ha sempre fatto affidamento sull’Agrel, controllabile solo con la purezza di cuore e con la serenità, può sperare nel risveglio di cinque grandi guerrieri, il cui spirito riposa in cinque ignari ragazzi.

Costoro, nella prima puntata (che è anche l’unica che ricordo bene) si ritrovano sull’Isola di Pasqua: Ken, che sarà il protagonista della serie, perché quivi condotto da una misteriosa ragazza, Madora, che lo ha salvato dalla furia di una tempesta e da morte certa; gli altri perché quivi chiamati da sogni premonitori inesplicabili.

Sull’isola, i ragazzi vengono a conoscenza del grande pericolo che il mondo tutto sta correndo e che l’unica speranza per l’umanità sono loro stessi. Sotto la guida del saggio Mu, che ha sacrificato se stesso perché per l’umanità vi fosse una possibilità di sopravvivenza, i cinque impareranno a controllare il grande potere della Balena Bianca, direttamente proporzionale alla loro forza di volontà.

Intanto tra Madora e Ken nasce un profondo sentimento che sembra però impossibile: la giovane (nella sigla con i capelli blu) è infatti solo un cyborg. Madora ha sacrificato il proprio corpo ad una immortalità non voluta ma indispensabile perché qualcuno vegliasse sul dormiente potere di Mu e sui cinque eroi quando questi si fossero reincarnati, millenni dopo l’esilio di Atlantide.

A parte l’abusato stereotipo del gruppo di cinque soggetti facilmente identificabili (l’eroe valoroso, il secondo “antipatico e rivale” che diviene fedele amico, la ragazza, il bambino, il ciccione) la storia è buona ed il cartone degno di essere rivisto.

In italia uscirono 26 episodi.

Godam 1984

Serie robotica della Tatsunoko (la stessa casa delle serie Time Bokan – delle quali ho già diffusamente parlato). I cattivoni, appartenenti al temibile Popolo degli Abissi, risiedono nel sottosuolo e sono causa ed origine in realtà di molti apparentemente misteriosi incidenti sul mondo di superficie. I buoni, i Gowapper 5, sono un gruppo parecchio eterogeneo di personaggi, per la prima volta capitanati da una ragazza, Yoko. Il secondo in comando, per così dire, è lo scapestrato Go. I campagni di avventura due bambini ed il tipico ed immancabile ciccione.

Godam è un robot particolarissimo, molto distante per mobilità e caratteristiche da tutti gli altri cari robottoni degli anni 80. Molto poco umanizzato, era praticamente immobile: le sue capacità di movimento erano ridotte al minimo, data la mole. Molto più versatili i mezzi a disposizione dei ragazzi, in chiaro stile Tatsunoko, veicoli eterogeni capaci di rispondere a tutte le necessità.

I nemici sono soldati fatti di sabbia, che i Gowapper 5 provvedono ad eliminare ricorrendo anche ad armi molto poco convenzionali (come ad esempio una sorta di strane trottole). Gran parte della storia è dedicata agli studi su come effettivamente questi strani soldati siano venuti al mondo, chi li controlli e come. Verrà scoperta una misteriosa ameba, fonte di strani poteri…

(…continua…)

Precedenti posts su I Cavalieri del Re:

Così conoscemmo il Giappone 13

Cosi conoscemmo il Giappone 14

Così conoscemmo il Giappone 15: L’inqualificabile Humor Giapponese (1)

Così conoscemmo il Giappone 16: L’inqualificabile Humor Giapponese (2)

Cavalieri del Re: Speciale – Paola Cortellesi.

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Amarcord – Così conoscemmo il Giappone (16): l’inqualificabile humor Giapponese (2)…ed i Cavalieri del Re (4)

9 febbraio 2008

Coccinella (1984)

Non ho un buon ricordo di questo anime della Tastunoko: 104 episodi abbastanza noiosi e ripetitivi che a stento strappavano qualche …sbadiglio.

Nei suoi tratti essenziali la storia narra le vicende di 7 fratelli che stanno insieme ed insieme cercano di darsi aiuto. Rimasti orfani cercheranno di far fronte autonomamente a tutte le difficoltà che la vita porrà loro di fronte benché in realtà il ricchissimo nonno potrebbe dar loro ogni conforto ed agio.

Coccinella è il nome della più piccola dei 7 fratelli ma anche il simbolo della loro unione: 7 sempre insieme come le macchie scure sul dorso di una coccinella.

Tra lacrimoni enormi e moccio la piccola riuscirà a sorprendere sempre gli adulti per spirito e forza vitale. Suoi inseparabili compagni cani pulciosi e maiali (sic!).

Ransie La strega (1985)

Per la verità l’anime in questione appartiene di rigore più alla categoria “commedia romantica” che al genere folle di Time Bokan e del mito del quale tratterò qui subito sotto.

Il titolo originale del manga è Tokimeki TonightBatticuore Notturno.

L’anime narra in toni leggeri le vicende di Ransie, una giovane ragazza che tutti ritengono normale ma che in realtà è figlia di un vampiro e di una donna-lupo. Particolarità di Ransie è quella di poter assumere l’aspetto di chiunque morda: la “vittima” perde i sensi fino a quando Ransie non dismette le sembianze altrui, cosa che può accadere anche per un semplice starnuto.

La storia è carina, quel tanto che basta per non annoiare. Il ragazzo di cui Ransie si innamora, Paul, non è all’inizio ben visto dalla famiglia: è un umano e non potrebbe mai fare la felicità di una creatura magica. Ma nel prosieguo si scoprirà che Paul è in realtà figlio del Sovrano del Mondo Magico di cui tutti i mostri sono sudditi (compresi quindi i genitori di Ransie). Separato dal padre poco dopo la nascita Paul ignora le proprie origini ed è stato cresciuto dalla madre come un umano qualsiasi.

Il manga comprende 30 volumi: l’anime ripercorre solo i primi 16. I numeri successivi trattano del fratello di Ransie (17-22) e della figlia di Ransie (23-30).

Gigi la Trottola (1986)

Indimenticabile! In 65 puntante l’anime folle della Tatsunoko ha segnato un’epoca. Tutti ricordano il “tappo” Gigi, le sue stramberie, la sua mania per le “mutandine bianche” che la sua amata, Anna, appendeva fuori dalla finestra per infondergli coraggio. Quello che si vede nella sigla, per la verità, è già abbastanza indicativo.

La storia enarra le avventure di Gigi Sullivan un tappo un po’ folle ed un po’ (tanto) scemo, che aveva però un talento innato per tutti gli sport…compresa ovviamente anche la pallacanestro. Suo grande amore è Anna, una ragazza timida e buona che alla fine diventerà sua moglie. In mezzo tanti scontri con un suo ex, atletico e possente, e con il suo cane Sansone, capace di parlare ma che solo Gigi riesce a comprendere. Tra esagerazioni di ogni genere, Gigi riuscirà ad eccellere in tutti gli sports ai quali si accosterà, dal baseball al ping-pong.

Il cartone riusciva ad essere pienamente godibile, leggero e divertente, senza mai cadere troppo di stile e senza essere ripetitivo.

(…continua…)

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Amarcord – Così conoscemmo il Giappone (15): l’inqualificabile humor Giapponese…ed i Cavalieri del Re (3)

7 gennaio 2008

I Cavalieri del Re hanno dato la sigla iniziale a veri e propri capolavori, da anime indimenticabili di profondo sentimento come Cuore, a veri e propri miti, cruenti e violenti come l’Uomo Tigre.

La versatilità del gruppo li ha però accostati anche a molti degli anime più spassosi degli anni ’80.

Questo dicasi ad esempio per:

Yattaman… 1977

Celebre la sigla interna lasciata in lingua originale

…e Calendar Men 1981

Yattaman e Calendar Man sono serie accomunate da personaggi, trame e “scenette” assai similari. Lungi dal costituire segno di un plagio, sono invece il loro tratto caratteristico. L’una e l’altra fanno parte infatti di un unico disegno, essendo concepite come capitoli successivi della stessa saga: Time Bokan (letteralmente Time Boom! [bokan è onomatopea giapponese per esplosione]) ideata da Tatsuo Yoshida, fondatore della Tatsunoko (la stessa casa di Polimar e Kyashan).

La prima serie capostipite, Time Bokan appunto (da noi La Macchina del Tempo), diede poi il titolo a tutta la saga ed è una delle più vecchie giunte in Italia. Ne ho ricordi solo vaghi e non gran rimpianto.

La sigla iniziale dei Mini Pops è una cover di Video Kills the radio star dei Buggles. I protagonisti della serie erano due noiosi bambinetti che si scambiavano continuamente reciproche moine. I “cattivi”, invece, erano gli archetipi di tutte le serie successive: il capo una donna bionda, i due fidi compari uno basso tarchiato e l’altro alto e magro.

Il “canovaccio” di tutte le puntate di tutte le serie seguiva una traccia ripetitiva che non lasciava grande spazio alle sorprese ed alle novità: i cattivi progettano una improbabile truffa che ottiene tuttavia buoni frutti in termini economici; il ricavato viene utilizzato per la fabbricazione di altrettanto improbabili macchine da guerra che dovrebbero rendere possibile il raggiungimento della meta finale di ogni puntata, di volta in volta specificata da un oscuro mandate-capo; i buoni vengono a conoscenza della missione; si ha uno scontro corpo a corpo dove i cattivi hanno la peggio, quindi si passa allo scontro tra le macchine; i buoni vincono sempre.

Il termine “canovaccio” è qui quantomai azzeccato: l’idea ispiratrice è che i personaggi siano perfettamente consci di essere semplici attori, di volta in volta ingaggiati per un nuovo spettacolo.

Le missioni ripercorrono vari eventi storici ed episodi fantastici presi da fiabe e racconti.

Le serie Time Bokan sono le seguenti:

  1. 1975: Time Bokan (Tempo Boom) – La macchina del tempo
  2. 1977: Time Bokan Series: Yattaman (TBS: Ce-l’-abbiamo-fatta-man) – Yattaman
  3. 1979: Time Bokan Series: Zendaman – inedito
  4. 1980: Time Bokan Series: Time Patrol Tai OtasukemanI predatori del tempo
  1. 1981: Time Bokan Series: YattodetamanCalendar Men
  2. 1982: Time Bokan Series: Ippatsuman – inedito
  3. 1983: Time Bokan Series: Itadakiman – inedito
  4. 2000: Time Bokan Series: Kiramekiman – inedito

[Fonte: Wikipedia]

In Yattaman tutte le macchine da guerra generano piccoli robottini che affrontano gli avversari. La battaglia è fonte di trovate sempre diverse: è qui l’unico momento “innovativo” della puntata.

In Calendar Men alla fine i “cattivi” cercano sempre di impietosire il “robottone buono” che gli ha sconfitti. Purtroppo per loro, quando sembra che il tentativo sia coronato da successo, compiono sempre qualche atto inopportuno che li condanna alla definitiva disfatta.

Ogni serie aveva i suoi “momenti tipici” con scenette di animaletti robot vari che avevano lo scopo di indicare il pronostico della prossima battaglia. Ricordo bene il maialino che si arrampicava su una palma e prima di strombettare con il naso che diventava enorme commetava: “Anche un maiale può arrampicarsi su un albero, quando viene ADULATO!”

…Maialino che ha avuto da parte degli amatori tanta attenzione da meritare questo:

In Calendar Men c’era la danza Deru Bozu:

Ne I Predatori del Tempo c’era, tra gli altri, il simpatico corvo che rideva delle sventure dei predatori

Il successo di Time Bokan negli anni diede il destro per la realizzazione di 2 OAV, destinati al solo mercato delle videocassette. Il primo, nel 1993, è Chiki-chiki Ugo-ugo Hoge-hoge Machine Mo Race e vede come protagonisti tutti i terzetti cattivi di tutti le serie, coinvolti in una folle corsa ispirata alla serie Wacky Races della Hanna e Barbera.

Il secondo, del 1994, Yattaman Tatsunoko Okoku de Dosokai da Koron vede invece come protagoniste tante vecchie glorie della Tastunoto. Eccone uno stralcio…

IMPERDIBILE!!!! (ma anche inguardabile!)

Per gli appassionati che avessero le conoscenze per recuperarlo segnalo l’esistenza anche di alcuni videogiochi ispirati alle varie serie…

(continua)

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Amarcord: I Cavalieri del Re (Speciale 1)….e Paola Cortellesi

28 dicembre 2007

Dal momento che ho già ricordato alcune delle più belle canzoni de “i Cavalieri del Re” mi permetto di segnalarne alcune re-interpretazioni piuttosto…originali…

Non poteva mancare l’incontro…:

[Per i precedenti posts sui Cavalieri:

Prima Puntata

Seconda Puntata]

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Amarcord – Così conoscemmo il Giappone (14)…ed i Cavalieri del Re (2)

6 novembre 2007

Continua la visione e l’ascolto delle migliori sigle dei Cavalieri del Re.

Sempre al 1983 risalgono le sigle di alcuni veri e propri miti:

Kimba il leone bianco

Molti si ricorderanno di questo piccolo leoncino, ritornato alla cronaca per essere “l’archetipo” del “Re Leone” della Disney…

La storia narra le vicende prima di Caesar, poi del figlio Kimba. Caesar è un saggio leone bianco che cerca di insegnare agli animali della foresta a vivere insieme in armonia. Portatore di una messaggio di comunione universale, Caesar commette però l’errore di liberare anche il bestiame dei vicini villaggi. Privati delle loro fonti di sostentamento, gli abitanti provvederanno a mettere sulle sue tracce un temibile cacciatore bianco che, sfruttando l’amore che Caesar nutre per la compagna Snowene, riuscirà a far cadere quest’ultimo in trappola e ad ucciderlo.

Kimba nasce sulla nave dove Snowene è prigioniera. Gettatosi in mare, sarà salvato dai pesci…e poi dagli uomini. Sarà il degno successore del padre.

Il lungometraggio di Kimba, del 1967, vincerà il Leone D’Oro alla XIX Mostra del Cinema per Ragazzi di Venezia.

Molte altre utili informazioni sulla wikipedia.

Lady Oscar

Ambientato negli anni della Rivoluzione Francese, l’anime segue le vicende di Oscar De Jarjayes, nata donna, ma cresciuta dal padre, capitano delle Guardie Reali, come un uomo. A soli 14 anni, Oscar diverrà guardia personale di Maria Antonietta e Luigi XVI e sarà quindi direttamente coinvolta nei tragici eventi che segneranno la loro vita.

La storia di Oscar è tragica: il vero amore della sua vita Andrè verrà riconosciuto tale solo verso la fine dell’anime…poco prima che questi muoia durante i tragici eventi della Rivoluzione. Oscar lo seguirà nel medesimo destino.

Il cartone è stato ritrasmesso non molto tempo addietro ancora su Italia1. Il delirante tentativo di sostituire una delle migliori sigle televisive di sempre si arenò fortunamente contro il muro di critiche che i tanti fans avevano elevato.

Cartone e sigla ebbero un successo enorme, di là di ogni ragionevole previsione e, come non di rado era già accaduto, molto, molto al di là di quelle dei responsabili RAI che, con “gran acume”, ritenendolo troppo violento e piatto, decisero di non mandarlo in onda e passarono i diritti a Canale5. Tanto per dovere di cronaca, la sigla Lady Oscar arrivò addirittura nella TopTen italiana di quegli anni e l’anime risulta essere uno dei più veduti e noti della storia.

Esiste anche un film ispirato dalla serie, però non di successo.

In Giappone, l’autrice, Riyoko Ikeda, provvide anche ad una realizzazione teatrale.

Orecchiabile anche la sigla originale giapponese che propongo interpretata dalla cantante di allora…

L’uomo Tigre

Quel che si rammenta della prima serie dell’uomo tigre è certo l’inaudita violenza della maggioranza dei combattimenti (ricordate quello con Maschera di Morte?). Gli incontri divenivano lotte per la sopravvivenza: mentre gli inutili arbitri apparivano solo all’inizio per presentare i lottatori ed alla fine per alzare il braccio del vincitore, sul ring accadeva di tutto, mentre veri e propri fiumi di sangue innondavano il tappeto e gli spettatori più vicini. E’ impensabile che al giorno d’oggi, quando si censurano DragonBall, Naruto e HunterXHunter con tagli ignobili che rendono persino incomprensibili le puntate, l’uomo tigre riappaia. Salvo ovviamente l’intervento di qualche rete locale di buon cuore…

La prima serie dell’Uomo Tigre certo non si segnalava per perizia nel disegno: gli uomini a volte avevano la pelle blu o rosa acceso; i movimenti erano totalmente privi di plasticità (oltre a risultare spesso impossibili) e gli ambienti ridotti al minimo, fino al limite della semplice macchia di colore.

Eppure la serie affascinava. La storia di Naoto Date, colui che si nascondeva sotto la maschera della tigre, aveva qualcosa di poetico ed affascinante: l’orfano scappato dall’istituto dopo aver profondamente indagato lo sguardo di una tigre, si rifugia nella Tana delle Tigri, una società segreta che allena i migliori combattenti del mondo, inculcando in loro un odio smisurato e la totale indifferenza per le sorti degli avversari. Gli allenamenti sono inumani e “ad eliminazione (fisica) diretta”: si combatte contro bestie feroci; si saltano dirupi senza alcuna protezione; si cerca di evitare decine di lame assassine… e via dicendo. Quando giunge il momento il lottatore viene lanciato nella mischia dei combattimenti dei professionisti. A lui la gloria dei trionfi…alla Tana delle Tigri le maggiori entrate economiche. E così per tutta la vita.

Per chi tradisce la Tana delle Tigri non c’è salvezza: la società lo seguirà fino in capo al mondo…per ucciderlo. Molti coloro che per scappare alla persecuzione si suicideranno.

Naoto finisce nell’elenco dei nemici giurati della Tana delle Tigri dopo essere stato uno dei suoi migliori campioni. E questo non per avidità personale ma per il fatto di aver donato quanto sarebbe spettato alla Tana alla stessa casa per orfani nella quale era cresciuto, ora condotta da due suoi amici di allora…

Ma per coloro che già sanno, la storia è ben fissa nella mente, sicché mi sento autorizzato a non aggiungere altro…e per coloro che se lo sono perso, auguro che la fortuna consenta loro di reperirne le puntate: ne vale la pena. Dire altro in merito sarebbe davvero rovinare la sorpresa.

Su un piano ben diverso si collocava

Chappy

Una delle tante streghette che affollavano la televisione degli anni ’80… e che paiono appartenere ad un genere ancora in gran moda al giorno d’oggi.

Sinceramente non ricordo molto del cartone in questione, molto lontana da miti intramontabili affini ma ben diversi quali Creamy, Magica Emy o Rancy.

(…continua…)

Leggi il precedente post sui Cavalieri del Re

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Amarcord – Così conoscemmo il Giappone (13)…ed i Cavalieri del Re

28 ottobre 2007

Tra le categorie curate dall’Oracolo dei Venti, il diario-amarcord delle “vecchie” serie televisive e dei “vecchi” cartoni animati di una volta, dei mitici anni ’80, è una di quelle di maggior successo. Non nascondo peraltro che, anche laddove minore fosse stato il numero dei lettori, avrei proseguito imperterrito a scriverne, perché in un solo momento, rivedendo e riascoltando quanto accompagnò intere mie giornate, vengo catapultato indietro, di molti anni, sulla via tracciata da un ricordo e quelle giornate, seppur non in egual misura ed intensità, rivivo ed apprezzo, alla ricerca ed al recupero di quanto si teme perduto e, fino ad oggi almeno, per fortuna, scoperto ancora integro.

Degli anni ’80 ho già trattato, seguendo diverse linee tematiche. Uno degli ultimi post era intitolato “Gli Sports molto poco praticabili”. Chi lo ha letto sa benissimo che vi è ancora molto da dire: non tema! Provvederò in seguito.

Mi sia consentito oggi tuttavia aprire una nuova linea tematica all’interno del diario delle sigle indimenticate: i loro autori.

I Cavalieri del Re sono un gruppo che i fortunati hanno visto ancora esibirsi ai raduni dei fans dei vecchi cartoni. Ecco, in ordine cronologico, alcuni dei loro migliori (ed indimenticabili) successi. Ad ogni sigla allego breve riassunto esplicativo del relativo cartone.

Sasuke (1981) [già segnalato in precedente post]

Sasuke è un ragazzino dell’apparente età di 10 anni. Scampato per miracolo agli assassini della madre, Sasuke si rifugia nella foresta, fin quando il padre, Sarutobi, ninja molto noto e temuto, tornato da una lunga guerra, non riesce a ritrovarlo e ad avvicinarlo di nuovo all’insegnamento delle tecniche ninja. Sasuke riprende così il percorso interrotto anni prima ma mai abbandonato. Spesso cercherà di mettere al servizio dei deboli e degli oppressi quanto da lui appreso e non esiterà a mettere a repentaglio la propria vita. Purtroppo i risultati non saranno quasi mai proporzionali agli sforzi profusi: la cattiveria e la viltà anche di coloro che avrà difeso, risulterà preponderante fino ad annichilire i risultati conseguiti. A volte con il padre, più spesso da solo, il piccolo Sasuke si troverà così a viaggare per un Giappone feudale crudele ed avvilente, dove ai pur conseguiti successi, faranno seguito spesso sofferenza e dolore. Pari o superiori a quelli patiti per ottenerli.

Sasuke è solo in senso molto lato l’archetipo dell’attuale Naruto, anime apprezzattissimo anche in Italia e trasmesso (per ora in replica) su Italia1 alle ore 14 del lunedì, mercoledì, venerdì. Sasuke è un anime ben più violento e spietato: gli ammiccamenti umoristici sono pressocché assenti e, quando vi sono, spesso si tramutano in momenti di tragicidità stordente. Crudo, severo e profondamente triste, l’anime Sasuke è un piccolo capolavoro, dello stesso autore di Ninja Kamui: Sanpei Shirato.

Note: Il personaggio di Susuke Sarutobi è ispirato al personaggio leggendario Kazuki Sasuke, che la tradizione vuole appartenente ai “Dieci di Sanada“, un gruppo di 10 Ninja agli ordini di Sanada Yukimura nella battaglia del castello di Osaka nel Periodo Sengoku (quello nel quale è ambientato Inuyasha e che abbraccia gli anni dal 1478 al 1605).

Sarutobi significa “salto della scimmia”, dai Kanji Saru (sciammia) e Tobi (salto). Il termine ricorre anche in Naruto: è il nome del Terzo Hokage. Anche il nome Sasuke Uchiha richiama l’antico Kazuki.

La Spada di King Arthur (1981)

Ennesima rivisitazione, questa volta giapponese e sinceramente molto discutibile, della leggenda di Re Artù. Le figure meno riuscite erano proprio quelle dei cavalieri della Tavola Rotonda: Lancilloto non aveva spessore e risultava così davvero soltanto una figura di secondo piano; Parcival era ridotto ad un grassone goffo e rivestiva il ruolo dell’elemento divertente da coinvolgere in “simpatici” siparietti; Tristano suonava all’arpa sempre la stessa melodia. Tuttavia la storia (almeno la prima) era apprezzabile: i cavalieri neri di Lavick, la strega Medessa, la figura dell’eremita Narsian…indimenticabili! Come la puntata in cui Medessa evoca gli spiriti di antichi cavalieri oscuri e ne fa orribili non-morti!

L’anime è stato di recente ritrasmesso da alcune emittenti locali.

Questa la sigla completa, con immagini anche della seconda serie:

L’isola dei Robinson (1982)

Per comodità di lettura riporto il testo, davvero ottimo, della sigla:

Con grande tempesta, tuoni e lampi la nostra avventura incominciò,
Il mare in burrasca, i forti venti, il grande veliero affondò.
Tutta la notte cercammo gli assenti ma più nessuno si salvò,
E trascinati da forti correnti finalmente terra si toccò.

Ora siamo su quest’isola poche le comodità,
Ma come in una grande favola noi viviamo in libertà.
Sembra un paradiso l’isola, qui non c’è malvagità,
Mai la vita si fa gelida, regna la serenità.

Ma quando buio si fa verso sera scende la paura,
Il grande fuoco s’accenderà, la capanna resterà sicura.
Tutti in coro si canterà ninna nanna nella luna chiara,
Ed il piccino s’addormenterà.

Vita libera sull’isola, piccola comunità,
La natura ci fa regola con la sua maternità, hey!

Il sole è già alto su nel cielo, i pappagali parlano di già,
Le trappole pronte attendono al suolo, oggi buona caccia si farà.
La piroga è scesa in alto mare, quanto pesce porterà,
Al campo muore l’ultimo fiore nel vecchio mondo chi ci tornerà.

Ora siamo su quest’isola poche le comodità,
Ma come in una grande favola noi viviamo in libertà.
Sembra un paradiso l’isola, qui non c’è malvagità,
Mai la vita si fa gelida, regna la serenità.

Ma quando buio si fa verso sera scende la paura,
Il grande fuoco s’accenderà, la capanna resterà sicura.
Tutti in coro si canterà ninna nanna nella luna chiara,
Ed il piccino s’addormenterà.

Ora siamo su quest’isola poche le comodità,
Ma come in una grande favola noi viviamo in libertà.
Sembra un paradiso l’isola, qui non c’è malvagità,
Mai la vita si fa gelida, regna la serenità, hey!

Vita libera sull’isola, piccola comunità,
La natura ci fa regola con la sua maternità, hey!

Una storia divertente e piacevole. La famiglia Robinson naufraga su un’isola deserta…che non è, né sarà mai, per tutta la lunghezza della serie, un vero e proprio paradiso. Nelle prime puntante Franz, il maggiore, rischia di perdere la vista a causa del veleno di un misterioso insetto; la mamma dovrà lottare da sola contro un branco di lupi inferociti riuscendo, nella disperazione di dover difendere i figli piccoli, a trovare in se stessa inatteso coraggio e quasi inesauribile forza; metà della famiglia prenderà la malaria. Nel prosieguo, molte le avventure e le insidie, alle quali la famiglia sarà sempre far fronte con ingegno e caparbia. Nel vero spirito dell’opera di Defoe.

L’anime è stato di recente ritrasmesso da Italia1, se non vado errato questa e la scorsa estate. La sigla è stata però sostituita da una cantata da Cristina D’Avena. Per quanto meno orribile del solito, quest’ultima sigla non ha però nemmeno possibilità di essere posta a confronto con quella del 1982.

Il Libro Cuore (1982)

Rivisitazione gentile di un classico della nostra letteratura. Un anime attento, ben costruito. Un piccolo capolavoro anch’esso, purtroppo a quel che mi risulta mai più colpevolmente trasmesso in televisione.

Nella versione integrale il testo della canzone è il seguente [in neretto la parte omessa]:

Ricordo ancora il primo giorno a scuola,
le mie matite e i pennarelli blu.
Che lontano quel tempo, come vola,
verdi giorni che non tornan più.

Quanti giorni su quei neri banchi,
quanti sogni non ricordo più.

Ma un pensiero assopito si fa avanti,
è quel libro che leggi ora tu.

Il tamburino sardo
corre senza aver paura,
alto tiene il suo stendardo,
messaggero di ventura.

Va, parte il bastimento,
Genova è ormai lontana.
Marco va nel nuovo mondo,

terra sudamericana.

Oh, caro vecchio libro “Cuore” con la tua semplicità
continui a far sognare i ragazzi d’ogni età.

Mio vecchio libro “Cuore” mai nel tempo scorderò,
le pagine d’amore forse fuori moda un po’.
Ma ieri ho visto il mio ragazzo che
toglieva un po’ di polvere da te.

In castigo dietro alla lavagna,
quante macchie con l’inchiostro blu.
Con la mente che naviga e sogna
su quel libro che leggi ora tu.

Lo scrivano fiorentino,
nel profondo della notte,
scrive sotto un lumicino
cento e mille più fascette.

La vedetta in alto sale,
grande premio al suo valore.
Fiori getta l’ufficiale,
copre tutto un tricolore.

Oh, caro vecchio libro “Cuore” con la tua semplicità
continui a far sognare i ragazzi d’ogni età.

Mio vecchio libro “Cuore” mai nel tempo scorderò,
le pagine d’amore forse fuori moda un po’.
Ma ieri ho visto il mio ragazzo che
toglieva un po’ di polvere da te.
Ma ieri ho visto il mio ragazzo che
toglieva un po’ di polvere da te…

* – * – *

Quanto avete or ora visto e sentito è solo un piccolo assaggio. Davvero le sigle di un tempo erano mille volte superiori alle attuali. Per testi, ricerca, effetti, contenuti.

Ma avremo modo di riparlarne in seguito.