Archive for the ‘Nova’ Category

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“Il Marito”: L’ultimo Thriller firmato Koontz

6 luglio 2008

Teso ed avvincente

Con “Il Marito” Koontz ritorna al genere che gli ha dato forse maggior successo e notorietà: il Thriller puro, diretto, rapido, avvincente.

Non che, per il vero, negli altri suoi romanzi, il brivido teso e l’azione rapida siano assenti (con l’unica eccezione, forse, di Sussurri). Ma gli amanti di Koontz ben conoscono quale rilevante distanza separi romanzi quali Là fuori nel buio, L’uomo che amava le tenebre o Fuoco Freddo, da altri quali Intensity o Velocity.

Come noto, le tamatiche care a Koontz sono varie: mutazioni genetiche fuori controllo (Mostri, Mezzanotte, L’Uomo che amava le Tenebre); manipolazioni mentali e del subconscio (La Casa del Tuono, Quando scendono le tenebre, Falsa Memoria); mostri dai temibili poteri psichici (Il posto del Buio, Incubi, Fuoco Freddo, Sopravvissuto) e più raramente creature sovrannaturali (Là Fuori nel Buio, Phantoms) e alieni (Strangers, L’ultima porta del cielo).

In questi romanzi l’elemento “fantanscientifico” o “sovrannaturale” è preponderante, ma la narrazione è comunque incentrata su quanto accade in pochi giorni, a volte in una sola notte, talché gli eventi si susseguono incalzanti, senza inutili pause, digressioni, cadute di intensità. Si tratta, in poche parole, di veri e propri Thriller-Horror.

In altri romanzi l’elemento sovrannaturale viene lasciato ai margini, a volte appena palpabile, e tutto ruota intorno ad un ristretto numero di personaggi, coinvolti, spesso per caso, negli oscuri piani di invincibili ed astuti serial killers o assassini di professione (Intensity, Velocity).

Il Marito“, agile romanzo di solo 359 pagine, appartiene a questa ultima linea narrativa.

L’elemento sovrannaturale, come anticipato, non dispare totalmente, ma rimane ai margini dello sguardo: si stratta al più di percezioni, presentimenti, tali da aggiungere “un qualcosa in più” alla narrazione, senza però divenire elemento focale.

L’affezionato lettore ritrova qui i tanti elementi oramai distintivi: l’ironia accattivante (anche se non ai livelli forse eccessivi di Thomas Odd), l’azione fotografata nel dettaglio, il colpo di scena convincente mai forzato.

E ritrova ovviamente la descrizione minuziosa di giardini e piante californiane, le battute, i personaggi curiosi. Immancabile la presenza, seppur qui defilata, di un golden retriever*.

Della trama non posso però davvero anticipare nulla, se non giusto l’inizio:

Mitch è un giardiniere. Lunedì 14 maggio si trova al lavoro, come tutti gli altri giorni, con l’amico Iggy, buono, disponibile, ma certo non molto perspicace. Inattesa, alle 11.43, giunge la telefonata di Holly, la moglie di Mitch. Poche parole. Poi alla sua si sostituisce la voce di uno sconosciuto. E ha inizio l’orrore…

Altro non potrebbe da parte mia davvero aggiungersi: pagina dopo pagina, in un vorticare continuo di eventi, il lettore non ha mai modo “di tirare il fiato”.

Le sorprese ed i colpi di scena non mancano certo.

Lo devo ammettere: una volta sono davvero stato colto di sorpresa anche io.

Voto: 8

[* Per chi ancora non lo sapesse, il riferimento è all’affezionato amico di una vita, Trixie, il golden retriever di Koontz, morto qualche tempo fa]

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L’ultimo libro della saga di Terry Goodkind: Scontro Finale (Confessor)

25 giugno 2008

Un libro intenso e avventuroso, nello stile del miglior Goodkind.

Con Scontro Finale (titolo originale Confessor) giunge alla sua risolutiva fine la lunga e fortunatissima saga de La Spada della Verità, presto trasposta sul piccolo schermo da Sam Raimi (!).

Goodkind porta a conclusione una storia affascinante, brillante ed avvincente, mantenendo intatte nell’originale afflato tensione e spirito: le pagine scorrono rapide, mentre le immagini si fissano con forza nella mente del lettore.

Con il primo romanzo dell’ultima trilogia, Goodkind aveva trasformato molti dei suoi personaggi riuscendo nella davvero difficile impresa di mantenere intatti indole e personali propensioni, ma al contempo modificando quei pur fondamentali tratti della personalità che, svanita dall’esistenza colei che maggiormente li aveva influenzati, dovevano trasformarsi in qualcosa di nuovo.

A seguito dell’evocazione della Catena di Fuoco, Kahlan è infatti stata cancellata dai ricordi di tutti: è come non fosse mai esistita; è divenuta davvero una sorta di Fantasma (da cui il titolo del secondo libro della trilogia). Conseguentemente, i principali alleati di Richard Rahl che maggiormente sono stati influenzati dalla sua tenacia, dal suo profondo amore per la vita, mutano sensibilmente: Ann, la ex Priora delle Sorelle della Luce, ridiventa la fredda mente calcolatrice che brama controllare, pur nel perseguimento di un nobile fine, la vita e le scelte di tutti, mentre Zedd perde gran parte dei tratti più squisitamente umani.

Non sono certo le uniche perdite, ma al protagonista Richard vengono meno risorse sulle quali ha sempre potuto contare, seppur in diversa misura.

Ed intanto, intorno, la Magia muore.

In Scontro Finale viene dunque ancora narrato il tentativo ostinato di Richard, apparentemente senza speranza, di recuperare l’amore della sua vita e di difendere tutto quello che ha più caro, comprese le persone la cui vita sente di sua responsabilità, dalla forza apparentemente inarrestabile e sconfinata dell’Ordine Imperiale.

E’ un’impresa che non può che essere tentata su più piani contemporaneamente: Richard deve impedire che l’Ordine conquisti il Palazzo del Popolo; deve evitare che Jagang si impossessi, attraverso la decifrazione dei Libri delle Ombre Importanti, del potere dell’Orden, unico capace di rompere l’incantesimo della Catena di Fuoco; deve salvare Kahlan dalla prigionia; deve riacquistare il suo Dono ed imparare ad utilizzarlo al massimo delle sue potenzialità. E soprattutto deve riuscire a sconfiggere qualcosa di più potente di qualsiasi magia od esercito: deve trionfare su una ideologia distorta ed ammorbante.

Più volte nel testo si legge infatti che Richard e Nicci (colei che ha lasciato le fila dell’Ordine ed è rinata a nuova vita proprio grazie al cercatore della Verità) sono ben consapevoli che la morte del Tiranno dei Sogni non fermeremme l’esercito oscuro che si è accampato fuori dalle apparentemente inespugnabili mura del Palazzo del Popolo. Bramoso di uccidere, devastare, struprare, ogni uomo del Vecchio Mondo non si fermerebbe nemmeno davanti alla morte del suo condottiero.

Il nemico è dunque qualcosa di tanto potente quanto impalpabile: pur disfatto il potere della Catena di Fuoco e così arrestata la morte della Magia conseguente alla contaminazione dei Rintocchi, la vera vittoria non sarebbe ugualmente conseguita; prima o poi Jagang sarebbe sostituito ed il massacro ripreso.

Pur spesso soggiogato dalla consapevolezza della steriilità di molti suoi sforzi, Richard non si darà però mai per vinto: lui, del resto, anche senza la Spada della Verità, è detentore di entrambe le anime della Magia; sa ballare la Danza della Morte ed essere conseguentemente il più letale degli spadaccini; ma soprattutto è il Cercatore, nato per difendere e far trionfare veri valori morali sull’oscurità annichilente della menzogna.

Scontro Finale non è infatti solo un romanzo Fantasy: l’intera saga è evidentemente nel progetto dell’autore una sorta di manifesto ideologico, la trasposizione romanzata del vibrante ed inconciliabile scontro tra due visioni della vita completamente contrattaposte.

Da una parte il razionalismo positivista strenuo difensore dell’intrinseco valore della vita; dall’altro l’irrazionalismo fideistico antistorico e pessimista che odia perché invidia e che distrugge perché incapace di creare.

Così l’avventura diviene ammaestramento morale, compiuto mito filosofico della riscoperta e conquista da parte dell’individuo delle proprie radici etiche, contro la deriva corruttibile e contaminante della massa cieca, volubile, stolta, facile contemporaneamente al relativismo etico ed alla disarmante stolidità contraddittoria della falsa fede.

La struttura ideologica portante del romanzo (Goodkind è largamente influenzato dall’Oggettivismo di Ayn Rand) non è tuttavia mai tale da soffocare il ritmo incalzante di una narrazione che si mantiene come sempre ancora piacevole e scorrevole.

Ancora una volta il lettore troverà le grandi battaglie, i capovolgimenti di prospettiva, le strabilianti magie, gli imprevisti, gli angoscianti orrori. E come sempre si perderà nei meandri oscuri della Magia così come creata e modellata da Goodkind, in un difficile equilibrio di infinite complicazioni e risoluzioni luminose e trancianti.

Vi saranno molti incontri, in una storia che si chiude simbolicamente quasi a cerchio con il ritorno sulla scena di molti personaggi che sembravano dimenticati od oramai privi di importanza, ed alcune perdite.

Il finale è per molti versi sorprendente e non del tutto scontato.

Per chi ha letto i precedenti volumi della Saga, ovviamente imperdibile!

Voto: 7

[Per più approfondita recensione, visita il sito di Terre di Confine]

Qui subito di seguito il link al blog del traduttore di “Scontro Finale“, che ho avuto modo di conoscere attraverso il sito Anobii (che consiglio vivamente a tutti i lettori e del quale, prima o poi, parlerò un poco nel blog): La Nota del Traduttore

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Goodkind – Fantasma: successo meritato

5 agosto 2007

E’ da poco uscito in Italia “Fantasma” il 12° libro della seguitissima saga “La Spada della Verità

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Anche questa volta Goodkind non tradisce le aspettative.
Costituendo solo l’ennesimo capitolo di un ciclo che ha appassionato milioni di lettori in tutto il mondo da diversi anni, non tenterò di riassumerne in breve la trama avvincente, vibrante di rivelazioni e nuovi afflati, ma mi limiterò ad una breve visione di insieme che consenta anche a chi non conosce Goodkind e la sua opera di trarre qualche informazione utile per le sue prossime letture.

“Fantasma” è il capitolo centrale della nuova trilogia del ciclo de “la Spada della Verità” che ha avuto inizio con “La Catena di Fuoco”. Sono presenti tutte le tamatiche care a Goodkind: i lunghi dialoghi afferenti la natura della magia; le riflessioni esistenzialistiche su bene e male, loro natura ed interazione; il rapimento, il sopruso, la ribellione morale; la confusione, la rivelazione, il nuovo insondabile enigma. Centrale come sempre il ruolo dell’individuo (Goodkind ha abbracciato da diversi anni la filosofia oggettivista di Ayn Rand).

Soprattutto, riecheggiando con nuovi accenti e nuove luci quella presente ne “La Fratellanza dell’Ordine“, è fermamente ribadita ancora la codanna morale, vibrante, incondizionata ed assoluta di ogni dottrina che predichi l’ipocrita necessità di umiliazione e privazione, piatto egualitarismo e decadimento sociale.

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A chi cerchi la riflessione distaccata di là dalla tempesta in cui la trama sapientemente sa avviluppare, Goodkind ripresenta in “Fantasma” tutti i temi cui ha abituato, negli anni, i tanti accaniti suoi lettori. Invano si cercherebbe l’innovazione assoluta, la totale novità. Nel corso della storia narrata dal Ciclo della Spada della Verità il protagonista, Richard Cypher è stato più volte rapito e privato della possibilità di ricorrere ad ogni suo potere: la salvezza verrà sempre dalle sue capacità interiori, dalla sua forza morale. “Fantasma” non è sotto questo profilo un’eccezione: anche qui Richard viene privato di una delle sue più grandi risorse. Nuovamente è solo in un mondo che gli si presenta radicalmente ostile.

Eppure il lettore non si stanca.

Il gioco sapiente dei cambi di prospettiva; la suspance creata ad arte; la trama intensa e le continue rivelazioni che sono solo occasione di nuovi enigmi e nuovi slanci, attirano con mesmerica forza, catturano e più non liberano.

Forti, come sempre, le immagini di gratuita violenza. Da brividi il racconto della distruzione di una delle città più belle delle Terre Centrali, (il Nuovo Mondo) e della susseguente occupazione. Come sempre vibrante di spietata determinazione la pena che si abbatterrà su alcuni dei responsabili…nella promessa di una giustizia assoluta che non conosce pietà.

Fantasma” è certo solo un racconto ponte, la preparazione necessaria dell’ultimo risolutivo capitolo (pubblicato da poco in America e quindi non ancora uscito in Italia: Confessor). Mancano le battaglie leggendarie… ma non ne manca affatto la promessa.

Per chi già conosce Goodkind, “Fantasma” non è che una meta intermedia. Ma le rivelazioni che giungono finalmente a ricomporre in un affresco potente e convincente un quadro che negli anni l’autore aveva sapientemente saputo confondere la rendono vitale ed imprescindibile.

Da non perdere.

Giudizio: 7 1/2

[Nota: rilevo solo a margine che la traduzione italiana è purtroppo in molti punti carente. Mi fa specie che non poche volte il congiuntivo sia obliato ed erroneamente sostituito con tempi dell’indicativo, cosa appena tollerabile nel parlato, assolutamente da censurare nello scritto, specie se pubblicato. Ignoro ovviamente se si tratti di “distrazione” del traduttore o svista del correttore. Il fatto che in uno degli ultimi capitoli venga inspiegabilmente inserito brano che fa parte dell’ultimo, induce senz’altro a ritenere che in ultima battuta sia stato tralasciato il controllo definitivo. Spero sinceramente che tali errori, per quanto difficile, siano presenti solo nella mia copia]

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Dean Koontz: Nel labirinto delle ombre (Forever Odd)

9 giugno 2007

Il romanzo si pone come seguito de “Il luogo delle Ombre” (Odd Thomas). Ritroviamo Pico Mundo, cittadina nel deserto del Mojave, e i personaggi che Koontz ci ha fatto ben conoscere: lo sceriffo Wyatt Porter (“il Capo”); lo scrittore Oswald Boone (“little Ozzie”); Terry Stambaugh (precedente gestore del Pico Mundo Grille), Chester (lo strano gatto di “little Ozzie”) ed, ovviamente, lo spirito di Elvis Presley. Entrando subito in medias res Koontz ricrea d’immediato l’atmosfera che già fu de “Il luogo delle Ombre“, al contempo introducendosi nella dimensione di più rapido movimento propria di romanzi come Intensity.

Odd Thomas è rimasto quello che abbiamo già conosciuto: un nuovo Candido, puro di cuore, dall’animo sensibile e dolce che la sua capacità di vedere i defunti e la forza degli eventi conducono nel pericolo estremo.

La storia, nel perfetto stile del Koontz autore di grandi thrillers, si svolge nell’arco di sole 24 ore, da notte a notte. L’azione vede il protagonista prima vagare tra le strade deserte di Pico Mundo, poi nelle sue viscere (il che dà l’occasione a Koontz per strizzare l’occhio ai corridoi lugubri di basi militari abbandonate di suoi precedenti successi), poi nel deserto. Luogo principale di azione sono però le rovine di un vecchio albergo-casinò, dove Odd Thomas incontra gli spiriti di coloro che, nel devastante incendio di cui fu oggetto, persero tragicamente la vita.

Il romanzo è scritto in prima persona. Stile e forma sono quelli consueti dei thrillers di Koontz: descrizioni rapide per rapide azioni, rallentamenti brevemente digressivi. Decisamente accentuati sono i toni ironici, già conosciuti ne “il luogo delle ombre” ma del tutto assenti in romanzi quali il già nominato Intensity. Giusto un esempio. Odd Thomas ha i minuti contati. E’ in ciò che rimane dell’albergo devastato dalle fiamme; decide, per raggiungere i piani superiori ed evitare di farsi scoprire dai rapitori di un suo amico, di utilizzare il vano dell’ascensore. Si arrampica quindi come può per quasi tredici piani utilizzando al minimo la torcia di cui dispone: “Tredici piani è una lunga caduta in qualsiasi condizione di luce, ma la prospettiva di precipitare tanto lontano nel buio nero come l’inchiostro era particolarmente terrorizzante. Non avevo un’imbracatura di sicurezza, non avevo una cinghia robusta da fissare al sostegno. O un paracadute. Mi ero impegnato nell’arrampicata libera. Fra le altre cose nel mio zainetto c’erano dei Kleenex, un paio di barrette proteiche con uvette e noce di cocco, delle salviettine umidificate profumate al limone, confezionate in bustine di carta d’alluminio. Le mie priorità, al momento di fare i bagagli, mi eramo parse del tutto sensate. Se fossi precipitato per tredici piani…per lo meno avrei potuto soffiarmi il naso, fare un ultimo spuntino e pulirmi le mani, evitando quindi l’ignominia di morire con le narici moccicose e le dita appiccicaticce

Giudizio: 6/7 : Certo non il miglior romanzo di Koontz che abbia fino ad oggi letto (e li ho letti tutti tranne Il tunnel dell’orrore [che ho comunque in casa] e Progetto Proteus). La storia è buona, ma non avvincente: i colpi di scena ci sono, nel miglior stile koontziano, ma nulla che inchiodi alla poltrona il lettore che già conosce Koontz. Il vero punto di forza, come del resto certo ben compreso anche dall’autore, è Odd Thomas. Un personaggio che piace, come in fondo sempre piacciono “i tipici bravi ragazzi” di animo gentile e cuore puro di disarmante semplicità, ritratti con tutte le loro debolezze, i loro dubbi, le loro paure…ma anche la grande forza ed il coraggio. Già abbiamo conosciuto l’alieno de “l’Ultima Porta del Cielo“: in Odd ritroviamo gran parte di quel personaggio. Odd certo non è il bambino che non sappia cosa sono le dentiere e sospetti due anziani coniugi di essere serial killers (cit. l’Ultima Porta del Cielo), ma certo l’affinità non può trarsi in dubbio: lo sguardo di entrambi i personaggi è il medesimo. L’ironia, sotto questo profilo, non stona, certo ben adattandosi ad un personaggio come Odd.

Nel Labirinto delle Ombre” è libro che precipuamente si pone come fine l’unire la suspance del Thriller ad una ironia forte ma non soffocante, in un difficile equilibrio, apprezzabile e piacevole. Certo buono, rispetto al fine, il risultato.

Trama in breve: Qualcuno ha ucciso in modo feroce Wilbur Jessup e ne ha rapito il figlio adottivo, Danny, un ragazzo affetto da osteopsatirosi, “la malattia delle ossa di vetro”. Risultati del tutto errati i primi sospetti, Odd Thomas, amico di Danny, si lancia all’inseguimento, aiutato dai suoi poteri particolari che lo conducono nella Pico Mundo sotterranea…