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I Consigli del Mentore – Fantasy: Libri Singulares (1)

2 novembre 2007

Non sono molti i Fantasy che riescono a narrare una storia nei ristretti limiti di un solo volume, per quanto corposo. Penso che nella mia oramai più che ventennale vita di appassionato lettore avrò incrociato non più di una diecina di libri singulares… Ma fra questi, alcuni piccoli tesori.

Ecco allora presentarVi, nella categoria Imprescindibili, nel caso non ne abbiate ancora sentito parlare o non abbiate ancora avuto l’occasione di leggerlo,

L’ECO DEL GRANDE CANTO

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di David Gemmell, il noto autore della Saga dei Drenai, venuto prematuramente a mancare, all’età di 58 anni, il 28 luglio 2006 per complicazioni successive all’intervento di bypass coronarico al quale si era sottoposto. L’ultima sua fatica così, una rivisitazione della Guerra di Troia che ho notato parecchio pubblicizzata in libreria, rimarrà incompiuta, non avendo potuto l’autore portare a termine l’ultimo volume della trilogia. Risulta tuttavia che l’editore provvederà comunque ad una uscita postuma, sfruttando il contributo della moglie di Gemmell che sarebbe riuscita a portare a termine il non facile compito sfruttando i rigorosi appunti del marito.

L’Eco del Grande Canto, edito dalla Fanucci, uscì in Italia nel 1998 (Titolo originale Echoes of the Great Song: 1997), talché non dovrebbe risultare difficile il suo reperimento.

L’Eco è un libro memorabile, affascinante, coinvolgente. Se le prime 70 pagine non sembrano essere di particolare pregio, dopo si è come avvolti dalle invincibili spire di un gorgo possente: lo disse il Codino commentando le pagine dell’Illiade; senz’altro Gemmell non è Omero, eppure è altrettanto certo che accostandosi all’Eco del Grande Canto risulta difficile smettere di leggere, forse impossibile.

I personaggi sono indimenticabili. La storia originale. L’atmosfera perfetta. Ma sono ritmo e toni a rendere il libro di Gemmell davvero uno dei migliori che abbia letto. E tra i pochi ad essermi rimasto davvero nel cuore.

Gemmell è riuscito nell’ardua impresa di unire sentimento ed epica. Si sente in alcune pagine l’afflato suadente della grande storia, del mito indimenticato. Nella dolorosa sofferenza dell’inevitabile decadenza contro cui, nonostante la perfetta consapevolezza, comunque si combatte con ogni forza.

Nell‘Eco palpita l’ultimo battito d’ali di un glorioso rapace che ha volato più in alto di quanto altri abbia mai fatto. Violento, vendicativo, altezzoso, ingiusto ha segnato un’epoca, ha forgiato il tempo a sua immagine e a suo desiderio. Nel suo più alto volo non è mai stato amato: al più temuto.

Eppure quando, vecchio e stanco, per l’ultima volta si alza in volo, la prima volta per una causa giusta, nessuno può rimanere indifferente. Ed anche il più odiato nemico, diviene mito intramontabile.

Giudizio: 9

Per tentare di essere il più oggettivo possibile, segnalo che il mio giudizio, condiviso da tutti coloro ai quali ho regalato copia, non è il medesimo di molte riviste specializzate, per le quali l’Eco è sì un buon libro, ma nulla di veramente rimarchervole.

La critica più severa rileva che il Canto sembra approssimativo in alcune scelte, diverso dallo stile e dalla precisione cui Gemmell ha abituato, talché non è addiruttara mancato chi ha avanzato l’ipotesi che non sia frutto dell’autore di copertina.

E’ una opinione che non condivido. Ho letto molti libri di Gemmell e, semmai, con l’Eco del Grande Canto l’autore è riuscito a raggiungere le vette solo sfiorate in libri quali “i Cavalieri dei Gabala” e “La Perla Nera” (dei quali mi occuperò forse in altra occasione). Che poi sia assente il carattere principe dei personaggi di Gemmell, la continua interiore lotta tra forze opposte di differente natura, è una clamorosa svista. Gemmell ha abituato il lettore al modello del protagonista interiormente diviso, che ha spesso un passato oscuro e che solo in ultimo trova la propria redenzione (in quale misura e per quali motivi tratterò altrove). Nell’Eco mi sembra piuttosto che il motivo venga universalizzato e più semplicemente non si tratti del singolo, ma di un intero popolo.

Lascio comunque al lettore il giudizio finale.

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