Thomas Covenant: l’antieroe [Recensione]

Ho un nitido ricordo del primo incontro con Donaldson, autore molto noto fuori dai confini nazionali e fonte di ispirazione per lo stesso Stephen King (come espressamente dichiara, in premessa, ne L’ultimo Cavaliere, primo libro della potente saga de La Torre Nera).

Dopo Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli ero ancora affamato di fantasy; non ero però rimasto appagato dalla lettura de Il Silmarillion e non particolarmente convinto né dai Racconti Perduti, né dai Racconti Ritrovati. Orfano di Tolkien (siamo nel 1989), a 13 anni mi ero trovato in seria difficoltà: mi fu proposto Dune, di Herbert, ma non ero ancora pronto per approdare alla fantascienza – non sapendo, allora, quanta epicità si può trovare anche in alcune pagine di quest’altro mondo…ma non divagherò – e lo scorrere i vari titoli nella carto-librerie dove ordinavo i libri scolastici non mi consentiva di superare lo scoglio della sfiducia. In effetti, cosa avrei mai potuto trovare di meglio di Tolkien?

La domanda era effettivamente mal posta. Ancora oggi, a più di trent’anni di distanza e diverse migliaia di pagine di libri fantasy (e horror) lette (come mi ricorda Anobii), riconosco ne Il Signore degli Anelli un punto di arrivo, un arresto pressoché invalicabile: grazie anche alla traduzione della Alliata, quel libro rapiva e rapisce immergendo ogni descrizione in una dimensione “magica”, che agli occhi di un lettore adolescente diveniva – e diviene senz’altro ancora – esperienza irripetibile. Non era certo un caso se, passeggiando per la mia città, trasfiguravo piazze e vie di consueto transito nei luoghi della mia più grande avventura: il parco dove si temeva l’incontro con i bulli di scuola era Bosco Atro; la casa dell’amico di sempre assurgeva ad ultimo baluardo contro il Male, tanto da venir direttamente nominata durante le telefonate (con il grigione SIP – che ho ancora) Minas Tirith; la scuola diventava ora Mordor, ora Minas Morgul. Persino nelle passeggiate nei boschi i luoghi più ameni prendevano sempre il nome di Agrifogliere e Lothlòrien.

Senza contare ovviamente il fatto che, quando si giocava all’Amiga con pietre miliari del mondo videoludico quali The Eye of the Beholder e l’indimenticabile Dungeon Master della FTL, il nano si chiamava immancabilmente Gimli, l’elfo Legolas, il Mago Gandalf, ecc…

Non ho mai trovato, in effetti, qualcosa di meglio di Tolkien. Ma mi sono imbattuto, diverse volte, in qualcosa di diverso che mi ha fatto vivere avventure di pari livello e che ha senza dubbio comunque influenzato il mio modo di scrivere, di guidare campagne durante le partite nei giochi di ruolo, di rapportarmi con le più svariate letture e, senza tema di caduta nella facile retorica, di “vedere” il mondo.

Se la memoria non mi è fallace, negli anni avrei poi successivamente fatto la conoscenza delle saghe di Jordan (i primi volumi de La Ruota del Tempo, nella edizione mai portata a termine della Mondadori – Interno Giallo), Williams (per anni sono stato neanche troppo segretamente innamorato di Miriamele), Gemmel (che con L’Eco del Grande Canto raggiunse forse una delle vette più alte), Eddings, Lawhead, Brooks (per il tramite de Il Magico Mondo di Landover e non Shannara) fino ad approdare a Goodkind, Turtledove e poi, molto più recentemente, a Erikson, Wexler e Ruthfuss.

Il primo incontro con “qualcosa” che poteva ricordare Tolkien (ambientazione latu sensu medievaleggiante, grande uso della magia, varie razze ad affiancare quella umana), ma che se ne differenziava per altri tratti grandemente, avvenne, come ho anticipato, un pomeriggio del secondo semestre della terza media.

Mia mamma era rientrata dal lavoro e, come al solito, “aveva fatto un passo” nella consueta cartolibreria (La Liguria – c’è ancora, se vi può interessare) e aveva comprato “La Guerra dei Giganti” di Stephen Donaldson, volume de Le Cronache di Thomas Covenant, l’Incredulo.

La copertina dell’edizione Mondadori interno giallo era splendida e, unita a quelle degli altri due volumi, La Conquista dello Scettro e L’Assedio della Rocca, avrebbe composto una immagine molto evocativa e accattivante.

Benché mi fossi accorto di quanto a mia mamma era invece sfuggito (ossia che si trattava del secondo volume di una trilogia della quale non possedevo il primo tassello) diedi comunque una opportunità a quanto veniva sottoposto alla mia attenzione (i compiti, svolti come al solito con accesa la televisione o con le cuffie nelle orecchie, avrebbero potuto attendere).

Una rapida occhiata, una breve lettura dell’incipit…e tempo qualche minuto eccomi sprofondato nella Landa, la terra oltre il mondo “del quotidiano” nella quale sono ambientate le “gesta” del più inusuale degli anti-eroi.

Ero abituato ad Aragorn. A scuola (e a casa) leggevo con avidità di Achille ed Ettore. Avevo ancora vivido il ricordo delle letture mattutine con le quali, fino a non molti anni prima, mia mamma mi avvicinava all’epica e ai miti di tutto il mondo. Conoscevo Gilgamesh, Orlando, diverse varianti dei miti arturiani. Mi ritrovai a seguire i grossolani errori, gli atti vili e gli scostanti atteggiamenti di un uomo sconfitto dalla vita e per questo arido, freddo e caustico e che, giunto nel nuovo mondo, non ne riconosce la reale esistenza, ritenendolo frutto soltanto di una complessa allucinazione. Tanto da guadagnarsi l’appellativo, appunto, di Incredulo. Tanto da comportarsi e agire come se nulla avesse reale importanza ed effettive conseguenze, per sé e per gli altri. Un incontro, in una parola, disorientante.

Così, mentre gli amici, anch’essi alla ricerca del dopo-tolkien, affrontavano Lovecraft (al quale mi sarei accostato poco dopo) e Shea (La Leggenda di Nifft), io conoscevo Donaldson, tutt’ora tra i miei preferiti.

L’autore, che aveva vissuto fino ai 16 anni in India, insieme al padre missionario, per anni occupatosi della cura dei lebbrosi, plasma l’antieroe per “eccellenza”. Thomas Covenant è infatti uno scrittore fallito che, contratta la lebbra in America e perse a causa dell’infezione alcune dita della mano, viene lasciato dalla moglie e trattato come un reietto dalla comunità della quale fa parte, ritrovandosi così costretto a vivere da solo, isolato, macerandosi tra rimpianto, amarezza e disillusione, e tenendo a stento a freno una grande rabbia che rischia di deflagrare in ogni momento.

Poi, d’improvviso, a seguito di un incidente, si ritrova catapultato in un luogo ignoto, la Guglia di Kevin, scambiato per un antico eroe (Berek Mezzamano) e fatto oggetto delle speranze, presto disattese, di chi giunge a prestargli soccorso.

Ne La Guerra dei Giganti Covenant raggiunge per la seconda volta la Landa, questa volta a seguito di un gesto altruistico del quale neppure si riteneva più capace. E’ costretto ad affrontare le conseguenze dei gesti più turpi compiuti nel primo romanzo (tra i quali lo stupro di una giovane innocente), ma anche a farsi carico di responsabilità che non vorrebbe e di decisioni fondamentali per il Destino della Landa relativamente alle quali si sente totalmente inadeguato.

Come in Tolkien, il mondo teatro degli avvenimenti, dominato dalla magia, è abitato da creature fiabesche, che ricordano le leggende nordiche, ma con tratti psicologici più complessi, declinati più al rimpianto o al dolore (come appunto i Giganti) che alla rettitudine e all’eroismo.

I toni della narrazione sono molto più cupi, i nemici ben più terribili di banali orchi e soprattutto l’antagonista è ben più abile dello “sprovveduto” Sauron. Il Sire Immondo, precipitato nella Landa e qui bloccato dall’Arco del Tempo, è un fine ingannatore, un vero genio del male, capace di prevedere ogni mossa delle eterogenee forze legate all’equilibrio e di predisporre conseguentemente le trappole più efficaci perché siano gli stessi “buoni” ad auto annientarsi. Come avrà modo di dire uno dei personaggi più importanti della saga, l’Alto Signore Morham, è infatti impossibile fuggire alle sue trappole, perché ognuna è circondata da molteplici altre.

Nel quadro di una quantomai avvincente partita a scacchi, dove la posta in gioco, come si comprenderà ben presto, non è certo la sola Landa, vengono narrate grandiose battaglie di pari livello a quelle Tolkeniane (anche se di minor numero), ma anche avventure di ricerca e scoperta dalle atmosfere significativamente più “gotiche”, quando non direttamente “horror”.

Ancora oggi, benché non abbia più ripreso tra le mani questo testo, non mi è difficile richiamare alla mente l’inquietudine che avvertii nell’affrontare le pagine dedicate alla missione di alcuni Signori della Rocca partiti alla volta delle lontane città dei Giganti. Rivivo con facilità la potenza di alcune immagini, dal Posseduto che cerca di controllare il mare con il Sasso della Malaterra, all’atroce morte di alcune delle imperturbabili Guardie del Sangue.

Allora, quanto davvero mi sorprese, ammaliandomi, fu la capacità di creare una forte tensione che non veniva mai realmente risolta, se non in eventi che si appalesavano, poco dopo, quali occasione di nuovi scenari ancor più tetri.

Persino quando Covenant riesce a scatenare, grazie alla rabbia e all’oro bianco del suo anello nuziale, il potere primordiale e ad avere la meglio su minacce apparentemente insormontabili, ecco manifestarsi una trappola del Sire Immondo, lo Spregiatore, che spariglia di nuovo le carte e conduce verso nuovi abissi.

Tensione, gioco intellettuale, atmosfere cupe, avventure: un libro in abile equilibrio.

Eppure, leggendo qua e là, le recensioni di lettori più o meno esperti, è facile trovare giudizi assai negativi. Molti dichiarano di aver faticato a portare a termine la lettura del primo libro, La Conquista dello Scettro, e di non aver neppure tentato di leggere La Guerra dei Giganti.

Arrivando direttamente al punto, non si tratta di giudizi così “campati in aria”. Chissà se l’errore di mia mamma non sia stato determinante! Il primo libro manca in effetti di molti punti di forza del seguito. Spesso è lento, a tratti decisamente noioso. Eppure è proprio in questo romanzo che facciamo la conoscenza di uno dei personaggi meglio riusciti, il memorabile Salcuore Seguischiuma, il Gigante che, nonostante le abissali differenze, riuscirà a stringere amicizia con Covenant e a cambiarne, lentamente, assieme ad altri, visione e comportamento. Qui ancora si prende confidenza con l’abilità annichilente dell’antagonista, si inizia a comprendere di quale profondità è il racconto e si ricevono indizi su quanto complessi possano essere i successivi sviluppi.

Se una critica davvero si può muovere a Donaldson è di non aver saputo mantenere al medesimo livello interesse e coinvolgimento in tutti i libri della saga.

A mio sommesso parere, l’opera avrebbe potuto concludersi con il terzo libro, l’Assedio della Rocca.

Purtroppo, spinte di vario tipo – in particolare il successo dei primi romanzi e l’insistenza degli editori – hanno obbligato alla stesura di due successive trilogie (l’ultima delle quali inedita in Italia e, si aggiunge, senza particolari rimpianti).

Il Sole Ferito, immediatamente successivo a L’Assedio della Rocca non manca di introdurre buone idee, ma le diluisce in un impianto che, dopo il primo impatto, non affascina. Il seguito, L’Albero Magico, è forse uno dei peggiori libri che abbia mai letto. Mentre la conclusione della seconda trilogia, ne L’Oro Bianco, non riesce né a sorprendere (come invece quella della prima), né a destare interesse per successivi sviluppi. Senza contare, in questa trilogia, l’introduzione di uno dei personaggi per me più detestabili della narrativa, quella Linden Avery che pare avere tutti i difetti di Covenant, ma non gli innegabili pregi.

Ma questo già condurrebbe a dire troppo, spiegando troppo poco. E non pare davvero questa la sede.

Conclusione sintetica (giudizio)

  • La Conquista dello Scettro: 7 (originalità)
  • La Guerra dei Giganti: 9 (coinvolgimento)
  • L’Assedio della Rocca: 7 (degna conclusione)

L’intera trilogia è stata pubblicata recentemente da Fanucci (la traduzione apporta modifiche ad alcuni dei nomi più rilevanti, pure qui ricordati).

Bibliografia dell’autore:

STEPHEN R. DONALDSON

Romanzi

Ciclo “Le Cronache di Thomas Covenant, l’Incredulo” (The Chronicles of Thomas Covenant, the Unbeliever)

Le Prime Cronache

  • La Conquista dello Scettro (Lord Foul’s Bane – 1977)
  • La Guerra dei Giganti (The Illeath War – 1978)
  • L’Assedio Della Rocca (The Power that preserves – 1979)

Le Seconde Cronache

  • Il Sole Ferito (The Wounded Land – 1980)
  • L’Albero Magico (The One Tree – 1982)
  • L’Oro Bianco (White Gold Wielder – 1983)

Le Ultime Cronache

  • The Runes of the Earth – 2004
  • Fatal Revenant – 2007
  • Against All Things Ending – 2010
  • The Last Dark (previsto per il 2013)

Ciclo The Gap

  • La Scatola della Follia (The Gap into Conflict: The Real Story – 1991)
  • The Gap into Vision: Forbidden Knowledge – 1991
  • The Gap into Power: A Dark and Hungry God Arises – 1993
  • The Gap into Madness: Chaos and Order – 1994
  • The Gap into Ruins: This Day All God Dies – 1996

Ciclo “Mordant” (Mordant’s Need)

  • Lo Specchio dei Sogni (The Mirror of Her Dreams – 1986)
  • I Cavalieri dello Specchio (A Man Rides Through– 1987)

Racconti

Ciclo The Gap

  • Gilden Fire – 1981

Altri Racconti e Saggi

  • The Lady in White (in The Year’s Finest Fantasy 2 – 1979)
  • Cinderella vs The Publishing Business (in Wooster Alumni Magazine – 1981)
  • Doughters of Regals and Other Tales – 1984
  • What makes us Human (in The 1985 Annual World’s Best SF – 1985)
  • Elegy (in The Wooster Review – 1985)
  • Animal Lover (in Tin Stars – 1986)
  • Epic Fantasy in the Modern Wolrd: A Few Observations – 1986
  • The Books That Made a Difference (in American Bookseller 1986)
  • Unworthy of the Angel (in A Very Large Array 1– 1987)
  • The Djinn Who Watches Over the Accursed (in Arabesques 2 – 1989)
  • The Conqueror Worm (in I Shudder at Your Touch – 1991)
  • Reave the Just (in After the King – 1992)
  • The Live Poets Society (in Thinker Review – 1992, volume No. II)
  • The Woman Who Loved Pigs (in Full Spectrum 4 – 1993)
  • The Kings of Tarshish Shall Bring Gifts (in The Book of Kings – 1995)
  • Reave the Just and Other Tales – 1999
  • The Aging Student of the Martial Arts (in Shotokan Karate Magazine – 2004)

Opere scritte originariamente come Reed Stephens

Romanzi

Ciclo “The Man Who

  • The Man Who Killed His Brother – 1980
  • The Man Who Risked His Partner – 1984
  • The Man Who Tried to Get Away – 1990
  • The Man Who fought Alone – 2001

I Consigli del Mentore – Saghe Fantasy (1)

Non molti giorni addietro, un amico, passando in rassegna la libreria di casa mia, mi chiedeva quali saghe fantasy avessi letto e ritenessi di poter consigliare. Con una certa insistenza mi suggeriva di mettere per iscritto tali preferenze e metterle bene in evidenza nel blog (di cui lui è un lettore affezionato).

Accetto di buon grado il sollecito.

Avevo in verità già pensato di trattare delle saghe che nel tempo mi hanno più favorevolmente impressionato, non entrando nello specifico della trama, ma limitandomi a commenti che pur generali potessero comunque dare il polso di qualità e pregi.

L’idea rimane ferma, ma non è fuoriluogo, a mio avviso, in un post iniziale, programmatico e di sintesi, quantomeno nominare le saghe di cui poi, se il tempo non sarà tiranno, tratterrò più diffusamente in futuro.

Ebbene:

Tra gli imprescindibili (oltre ovviamente Il Signore degli Anelli):

Stephen Donaldson: Le Cronache di Thomas Covenant l’Incredulo (trilogia): La Conquista dello Scettro; La Guerra dei Giganti; L’Assedio della Rocca.

La saga, attualmente in ristampa, fu uno dei maggiori successi di fine anni ’80 della Mondadori (le copertine erano tra l’altro semplicemente splendide, molto meglio delle originali inglesi e lontanissime dalle anonime attuali).

Tratti da rimarcare:

  1. l’antieroe protagonista per antonomasia, Thomas Covenant, un lebbroso, cinico e misantropo;
  2. l’idea di un Male machiavellico che prevede ogni mossa del Bene e la ritorce contro i suoi campioni.

Il Mondo di Ambientazione (La Landa) è intriso di magia; le creature che lo popolano sono molte, ma il bestiario non è dei più floridi.

La seconda trilogia delle cronache (Il Sole Ferito; Il Primo Albero; L’Oro Bianco) non è all’altezza della prima. Donaldson sta attualmente lavorando alle Ultime Cronache (in 4 volumi): è già uscito (non in Italia) il primo volume ed è imminente l’uscita del secondo.

Giudizio: 9

Tad Williams: Il Ciclo delle Spade (trilogia): Il Trono del Drago; La Pietra dell’Addio; La Torre dell’Angelo Verde

La saga, pressocché introvabile, risale a metà degli anni 90 e fu pubblicata dalla Mondadori interno giallo.

Update luglio 2008: E’ in uscita per Armenia una nuova edizione della saga: da non perdere!

Tratti da rimarcare:

  1. trama semplice ma molto ben costruita, attorno a personaggi indimenticabili di cui è facile innamorarsi;
  2. fantasy classico, con protagonista un ragazzo dagli oscuri natali che timido ed imbranato scoprirà di avere in se stesso una formidabile fonte di risorse.

Nel mondo di ambientazione sono di primaria importanza, oltre gli uomini, solo due creature, simili agli elfi tolkeniani. Bestiario limitato.

Giudizio: 9

* – * – *

Tra i Vivamente Consigliati:

Terry Goodkind: Il Ciclo della Spada della Verità (15 libri): L’assedio delle Tenebre; La profezia del Mago; Il Guardiano delle Tenebre; La Pietra delle Lacrime; L’ordine Imperiale; La Stirpe dei Fedeli; La Profezia della Luna Rossa; Il Tempio dei Venti; L’Anima del Fuoco; La Fratellanza dell’Ordine; I Pilastri della Creazione; L’Impero degli Indifesi; La Catena di Fuoco; Fantasma; Confessor [ultima uscita].

Pubblicata dalla Fanucci, anche in edizione economica, si caratterizza per idee molto originali ben sviluppate e per una trama accattivante semplice da seguire. Splendide ed indimenticabili talune scene, anche quelle più violente e crudeli.

Tratti da rimarcare:

  1. buona commistione di fiaba, romanzo d’avventura e tipica storia fantasy;
  2. Ben sviluppato il tema di profezie e magie;
  3. buoni meccanismi di trama.

Il mondo di ambientazione conosce molte magie e ne è intriso. Poche le creature fantastiche, ma ben variegato il tipo di poteri cui possono attingere gli umani con il “Dono”.

Rimando comunque alla mia recensione dell’ultimo romanzo della saga pubblicato.

Uscirà a novembre, negli Usa, il telefilm, a firma Sam Raimi, ispirato alla saga: vedi post sull’argomento.

Giudizio: 8