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Capitolo I – Sorien

21 febbraio 2007

Sorien contemplò in silenzio la piana superficie del lago scuro che aveva di fronte, incapace di distinguere il confine tra il suo cupo cuore e quella notte priva di luna e di stelle. Perso in una dimensione sospesa, di impenetrabile oblio e arcano silenzio, placatasi oramai anche la voce del vento, non avrebbe saputo certo reagire alla sorpresa di un attacco, né questa consapevolezza sarebbe certo riuscita a scuoterlo. Con tale bramosia aveva cercato un solo momento di pace, che certo in lui nessun particolare interesse destava il pressante allarme che i suoi pur intorpiditi sensi continuavano a lanciare. Non si sarebbe mosso, non avrebbe il pensiero seguito nuovamente il ritmo incalzante dell’inesorabile trascorrere del tempo: fosse pure per lui giunto il momento del trapasso. Se pure dietro le antiche querce, ora anch’esse ombre indistinguibili, si celava la presenza del nemico, lui nulla avrebbe fatto per porsi al riparo; si tendesse pure la corda dell’arco: la freccia, se questo era il suo destino, avrebbe colpito il bersaglio. E tutto sarebbe finito. Con probabilità il suo corpo sarebbe sprofondato nelle acque scure e sarebbe scomparso, dimenticato e presto consumato. Non gli importava.

– Ti inganni. P er te non sarà così facile lasciare questo mondo – sussurrò però Elaiath nella sua mente ed il suo cuore vacillò.

– No. – si sentì mormorare appena, privo di forze.

Ma già nell’aria immobile e pesante della palude si diffondeva ora una fragranza conosciuta che fece mancare al cuore un battito e vacillare tutta la sua determinazione.

Leilani.

Pochi attimi dopo, ecco: i suoi passi. Non v’era possibilità di errore. Ben li conosceva ed ovunque il avrebbe riconosciuti.

Leilani era quanto di più prezioso il destino aveva posto di fronte al suo cammino: una gemma rara, il primo raggio di sole che dissipa la tenebra e riconduce il giorno. Non conosceva persona più gentile, animo più forte, mente più acuta. Leilani non era di nobile origine: non aveva ricevuto il tipo di educazione che le sue capacità avrebbero richiesto. Non aveva precettori, né alcuno che potesse al suo posto compiere tutte quelle attività che le rubavano il prezioso tempo che le era stato concesso: le sue mani si rovinavano nel lavoro, mentre avrebbero potuto carezzare con maestria sublime le corde dell’arpa; il suo corpo si affaticava, mentre avrebbe potuto seguire il vento in leggiadre evoluzioni di danza.

Ma certo non vi era nobildonna che potesse con lei competere: aveva letto più di loro, aveva più talento di loro. Incomparabili sensibilità e animo.

Ed il cuore di Sorien aveva sussultato ogniqualvolta i loro sguardi, anche per breve momento, si erano incontrati; la sua mente si era aperta a nuovi pensieri; la sua anima aveva dispiegato ali grandiose.

No: non poteva ingannarsi. Colei che si stava avvicinando era Leilani. Lo sentiva. Lo sapeva.

Sai che è Leilani. –

Due passi. Dietro di lui. Come sempre leggeri, eppur risoluti. Leilani era una ragazza dolce, ma dalla volontà ferma. Differentemente da lui, il dubbio non le era proprio. Quando la decisione era presa, nulla l’avrebbe fermata.

Ancora qualche passo. Poi, se si fosse voltato, avrebbe potuto anche soltanto tendere la mano.

E avrebbe accarezzato il suo viso. Avrebbe dimenticato l’oscurità che era il suo destino.

Ma non era il tempo. Non ancora.

Il suo respiro si fece affannoso; le gambe si fecero deboli.

La mano scivolò lungo il fianco. Tormento era lì. La spada era pronta: non avrebbe disubbidito al suo comando, non avrebbe esitato. Non appena la mano ne sfiorò l’elsa, la fredda consapevolezza del potere letale dell’arma gli gelò il sangue nelle vene.

Ma non lo fermò. Nemmeno lui avrebbe avuto esitazione alcuna nel ripetere i gesti che l’ossessivo addestramento aveva reso quasi innaturalmente veloci e precisi.

Leilani gli aveva insegnato a perseverare, quando la scelta era compiuta, e per quanto cercasse ancora di ingannarsi, ben prima di arrivare sulla sponda di quel lago, Sorien aveva già compiuto la sua scelta. Ora avrebbe dovuto proseguire sulla via che aveva intrapreso. Era stata una delle cose più importanti che Leilani gli aveva insegnato. E sarebbe dovuta divenire una sua ragione di vita.

Poiché la decisione aveva valicato il crinale per lui sempre arduo del dubbio, ora il corpo semplicemente eseguì, con maestria, lo spartito tante volte, fino allo sfinimento, provato.

Ruotò il busto, ma non colpì di taglio, all’altezza del capo, così come tante volte aveva saputo fare senza lasciare scampo al nemico. Sapeva che questa volta avrebbe dovuto colpire al cuore.

E così fece.

Chiuse gli occhi, per non incontrare il volto di lei, gli occhi colmi di dolorosa sorpresa in una muta domanda che non avrebbe avuto risposta. Del resto, non aveva bisogno di vedere: conosceva alla perfezione quel corpo che pure la sua mano non aveva mai sfiorato; così tante volte nel dettaglio lo aveva misurato nel tempo di un incauto sospiro.

E colpì. Tormento aveva una lama perfetta: penetrò in profondità rapida, diretta, mortale. Sorien quasi nemmeno sentì la lieve resistenza che gli opposero le costole che scheggiò nell’affondo. Poi, data una vigorosa spinta, lasciò la presa sull’arma che seguì Leilani nella caduta all’indietro. In ogni modo avrebbe evitato che il suo ultimo respiro raggiungesse il suo volto.

Leilani cadde con un tonfo sordo: nell’aria si spanse un odore pungente di resina e fango. Dalla sua bocca proruppe un gorgoglio doloroso che si placò quasi subito.

Per qualche momento Sorien riuscì a rimanere in piedi. Poi le gambe cedettero del tutto. Trovò ancora la forza di voltarsi dall’altra parte: poi, percorso da violenti spasmi e conati, si ritrovò a terra. Solo dopo qualche tempo aprì gli occhi.

Non aveva ancora finito. Lo sapeva. Ma dove avrebbe trovato la forza?

Eppure, quasi a guidarlo non fosse la sua volontà, si ritrovò in piedi, accanto al corpo della donna che unica aveva profondamente amato. Dopo qualche tempo, riuscì anche ad estrarre la spada, che scivolò via senza alcuna difficoltà.

Aveva deciso. Aveva ucciso. Non era la prima volta. Certo non sarebbe stata l’ultima. E quello che aveva appena fatto, non era nulla di fronte a quello che ancora lo aspettava.

Sentì lontana la risata di Elaiath

Era stato via troppo a lungo. Ora doveva tornare al campo, dove lo aspettavano il ragazzo pazzo e la donna ammorbata.

Se ne andò senza dare sepoltura alcuna a quello che era stato il suo unico amore.