Archive for the ‘Saggi Brevi’ Category

h1

Antonomasia, Iperbole, Litote.

20 febbraio 2008

Sembrerà strano, ma due dei posts in assoluto più letti in questo blog sono quelli dedicati alla retorica. Probabilmente la circostanza è determinata da una non certo elevata quantità di siti o blog che si occupano di un argomento del genere. Dal momento che, per mio particolare interesse, avrei continuato a trattarne, il fatto che molti lettori siano interessati mi induce a ritornare sull’argomento.

Si è già parlato di metafora, sineddoche, metonimia.

Allargando un poco lo sguardo e procedendo per classificazioni generali, può utilmente aggiungersi che metafora, sineddoche, metonimia sono figure retoriche* di significazione, ossia Tropi (dal greco trépo=volgo, trasferisco): come si è visto riguardano il cambiamento di senso delle parole.

In questo si affiancano ANTONOMASIA, IPERBOLE e LITOTE.

L’Antonomasia consiste infatti nel sostituire un nome comune con un nome proprio (ad esempio: L’Avvocato per indicare Agnelli) oppure un nome proprio con una caratterizzazione, universalmente conosciuta, del possessore.

Il diritto commerciale conosce l’istituto della volgarizzazione del marchio, che si ha appunto quando un prodotto individuato con un determinato marchio assurge, per diffusione e notorietà, ad indicare non più uno specifico prodotto all’interno di una categoria, ma la categoria stessa: es. Nylon per copertura trasparente impermeabile.

La perifrasi (o circonlocuzione**) può essere utilizzata per indicare un’antonomasia: il flagello di Dio (Attila).

Il Morier (Dictionnaire de poétique et de rhétorique, Parigi 1975) identificava l’antonomasia con un caso particolare della metonimia.

Nell’Iperbole si utilizzano parole esagerate per esprimere un concetto oltre i limiti della verosimiglianza: es. E’ un secolo che non ti vedo.

Nella Litote si afferma un concetto negando il suo opposto: es. Don Abbondio non era nato con un cuor di leone (Manzoni). Si ha quindi una diminuizione o attenuazione semantica che richiede al lettore una operazione inversa di corretta integrazione di senso.

 * – * – *

* Con inversione logica rispetto a più corretta struttura esemplificativa tratterò della natura delle figure retoriche successivamente ad una loro iniziale classificazione: ciò è dovuto all’occasione della trattazione dell’argomento retorica in questi luoghi.

**la Circonlocuzione o Perifrasi consiste nell’indicare una persona o una cosa indirettamente, attraverso appunto un giro di parole. Alcuni, per il vero, distinguono i due termini, usati invece solitamente come sinonimi: si avrebbe Circonlocuzione allorché il fine fosse evitare un punto delicato, aggirando la difficoltà; Perifrasi si avrebbe invece quando il fine fosse evitare una espressione volgare od ornare stilisticamente il discorso (ancora Morier: vd. sopra).

Annunci
h1

Le anticipazioni del Mentore: Altare ed il Santo Graal

28 novembre 2007

Non è possibile! La trasmissione Voyager della Rai si è trascinata goffamente per puntate e puntate trattando di argomenti miserrimi dei quali oramai tutti sanno financo i minimi dettagli, posto che la “novità” degli argomenti non è esattamente il punto di forza della trasmissione. Basterà, a titolo di esempio, rammentare che nella puntata della scorsa settimana si è pensato bene di riproporre la “bufala” del cucciolo di drago sott’aceto quasi fosse ancora uno dei misteri più grandi ed irrisolti del secolo. La cosa dà particolare fastidio se si considera che del medesimo argomento il conduttore si era già occupato negli anni precedenti più e più volte.

Nella puntata di 3 giorni fa, il “trascurabile” difetto di riproporre immagini e notizie stantìe (esempio foto del big foot, oggetto già di pesante trasmissione un anno fa) si è ripresentato con pervicacia, soffocando letteralmente la trasmissione con “già visto, già sentito” presentati come novità assolute. Logico che l’ascoltatore con un minimo di buon senso cambi canale appena può ed ignori poi il prosieguo della trasmissione.

Nella trappola sono caduto anch’io. Pur avvisato del fatto che si sarebbe parlato dei misteri di Altare, in provincia di Savona, dove abito, stanco del ritrito, ho cambiato canale. E ho perso il servizio.

Andando sul sito della trasmissione, ho recuperato solo qualche immagine. Da amici e parenti solo qualche informazione.

Per chi nulla sapesse in merito, ecco intanto un’immagine suggestiva di una delle più belle ville in Altare:

altarevillajpg.jpg

Le informazioni ricevute, seppure ridotte in momento e di pochi particolari, sono state tuttavia sufficienti ad incuriosirmi. Sicchè, fatte le dovute ricerche, ho scoperto cose molto interessanti, delle quali intendo rendervi partepi.

“Ma è proprio il caso?” vi chiederete.

“Sì” rispondo io. Perché si dà il caso che alcuni elementi significativi, quantomeno per scriverci un piccolo post, ci sono. E “Sì” perché si dà il caso che la mia famiglia abbia in Altare una cascina, che proprio cascina non è (si veda subito di seguito).

Chi ha visto la trasmissione sa già che esistono strani punti di contatto tra Altare e Rennes-Le-Chateau. Provvederò ad approfondirli. Ed ora i lettori di questo blog sanno anche che io in Altare ho una cascina…una antica cascina, per l’esattezza. Che all’inizio della sua storia era un convento. Negli stessi anni in cui il misterioso Don Bertolotti (di cui alla trasmissione) era parroco di Altare.

Non ho al momento tempo di approfondire la questione. Lo farò nei prossimi posts serali.

A presto!

[Messaggio di ordine personale: tra i lettori vi è qualcuno che voleva fare il cavaliere senza testa utilizzando come base neanche tanto segreta la mia cascina… Sull’esoterismo dei quei luoghi non avevi sbagliato!]

h1

Playstation…e Tribunale Penale: “Chippare” la console era (ed è) reato…

3 settembre 2007

“Chippare” la console perché legga cd masterizzati è reato…e lo era anche prima dell’espressa previsione legislativa del 2003.

E’ stata pubblicata oggi, 3 settembre, una sentenza della Suprema Corte di Cassazione che si pone in una linea interpretativa innovativa (Cass. Pen. numero 33768).

La fattispecie in esame è la seguente: un ragazzo di 28 anni nel 2002 detiene e vende chips che modificano le playstations e le rendono in grado di leggere cd masterizzati.

In primo grado il Tribunale lo condanna; la Corte di Appello lo assolve; in ultimo, la Cassazione, modifica completamente i principi ai quali si è tenuta la Corte di Appello e ne cassa la sentenza con rinvio.

In effetti la normativa in tema di diritto di autore è stata oggetto di successive stratificazioni, sicchè è tutt’altro che facile orientarsi. La normativa di riferimento è la seguente:

Nel 2002 erano (già) in vigore le seguenti disposizioni:

Art. 171 ter lett. d legge 633 del 1941 (così come introdotto dalla legge numero 248 del 2000), il quale punisce

chiunque produce, utilizza, importa, detiene per la vendita, pone in commercio, vende, noleggia o cede a qualsiasi titolo, sistemi atti ad eludere, decodficare o rimuovere le misure di protezione del diritto di autore o dei diritti connessi

Art. 171 bis legge 633 del 1941 (così come introdotto dall’art. 10 del dlgs numero 518 del 20 dicembre 1992 e come modificato, in ultimo, dalla legge numero 248 del 2000), il quale vieta:

qualsiasi mezzo inteso unicamente a consentire o facilitare la rimozione arbitraria o l’elusione funzionale di dispositivi applicati a protezione di un programma per elaboratore

Nel 2003 vengono introdotte nuove disposizioni:

Art. 171 ter lett. f bis) legge 633 del 1941

Chiunque per uso non personale e a fini di lucro fabbrica, importa, distribuisce, vende, noleggia, cede a qualsiasi titolo, pubblicizza per vendita o noleggio, detiene per scopi commerciali, attrezzature, prodotti o componenti ovvero presta servizi che abbiano la prevalente finalità o l’uso commerciale di eludere efficaci misure tecnologiche di protezione di cui all’art. 102 quater [vedi sotto] ovvero siano principalmente progettati, prodotti, adattati o realizzati con finalità di vendere o facilitare l’elusione delle predette misure

Art. 102 quater

1. I titolari di diritti d’autore e di diritti connessi nonché del diritto di cui all’art. 102-bis, comma 3, possono apporre sulle opere o sui materiali protetti misure tecnologiche di protezione efficaci che comprendono tutte le tecnologie, i dispositivi o i componenti che, nel normale corso del loro funzionamento, sono destinati a impedire o limitare atti non autorizzati dai titolari dei diritti.
2. Le misure tecnologiche di protezione sono considerate efficaci nel caso in cui l’uso dell’opera o del materiale protetto sia controllato dai titolari tramite l’applicazione di un dispositivo di accesso o dì un procedimento di protezione, quale la cifratura, la distorsione o qualsiasi altra trasformazione dell’opera o del materiale protetto, ovvero sia limitato mediante un meccanismo di controllo delle copie che realizzi l’obiettivo di protezione.
3. Resta salva l’applicazione delle disposizioni relative ai programmi per elaboratore di cui al capo IV sezione VI del titolo I.

Come noto, in diritto penale, vale il sommo principio: “nullum crimen, sine lege“: perché un soggetto possa essere punito dalla legge penale deve aver posto in essere un fatto che per la legge, al momento della sua commissione, costituisce reato. Esempio: nel 2020 entra in vigore una legge che vieta totalmente di bere alcolici. Chi dopo il 2020 berrà alcolici, sarà punito dalla legge penale. Ma chi fino al 2020 avrà bevuto, non sarà punibile.

Per la Corte di Appello, nel 2002 era in vigore la sola lettera d) dell’art. 171, la quale da un lato non sarebbe stata applicabile ai videogiochi (i quali diventerebbero categoria autonoma di software con apposita tutela solo con l’introduzione nel 2003 dell’art. 102 quater); dall’altro avrebbe punito le sole modifiche ai supporti e non le modifiche agli apparecchi che li leggevano. Conseguentemente la Corte di Appello ha ritenuto non punibile il fatto commesso dall’imputato in quanto al momento della sua commissione non era previsto come reato.

La Suprema Corte di Cassazione si pone su diverso piano interpretativo.

Per la Suprema Corte, l’art. 171 ter lett f) bis non ha introdotto una fattispecie crimonosa nuova, ma ha soltanto “introdotto un elemento di chiarezza rispetto ad una formulazione che poteva prestarsi ad una lettura non più al passo con l’evoluzione tecnologica e dei diritti digitali“. Insomma, per la Corte l’art. 171 lett ter d) sanzionava già di per sè “l’elusione e la rimozione di sistemi integrati fra supporto informatico ed apparato destinato ad essere utilizzato” (senza necessità di alcuna successiva norma: quella introdotta nel 2003 ha solo valore interpretativo).

[il presente post ha mero valore introduttivo; ben più approfondite osservazioni le potete trovare qui: punto.informatico. A prossimi posts i necessari approfondimenti. Per allora spero di poter essere più preciso ed esauriente. Al momento il tempo è tiranno!]

h1

Il Circolo Dante

27 agosto 2007

Tra le mie ultime letture vi è stato Il Circolo Dante, di Matthew Pearl.

librodante.jpg

Esistendo un sito ufficiale ben fatto che diffusamente ne tratta, non mi sembra sinceramente il caso di aggiungere molto, nè tantomeno di smentire le buone recensioni riportate.

In effetti il libro è di piacevole lettura e coinvolgente. Alcune scene sono sapientemente descritte e di gran forza; la trama è buona, con colpi di scena ponderati e personaggi credibili.

Giudizio: 7

Non posso dire molto riguardo alla ricerca effettuata dall’autore, non conoscendo sufficientemente la storia della letteratura americana.

Mi permetto solo una breve nota alla lettura.

Nel romanzo si tratta spesso dei canti della Divina Commedia. Per non disvelare nulla della trama, altro non aggiungerò di specifico. Nemmeno quello che può facilmente leggersi nei risvolti della copertina. Mi limiterò solo a rilevare come ad un certo punto si tratti della pena sofferta dagli ignavi e come alcuni dei protagonisti identifichino il “colui che fece per viltà il gran rifiuto” in Celestino V.

In effetti i commentatori più antichi (Iacopo della Lana, Pietro di Dante) ritenevano che il personaggio nominato da Dante fosse l’eremita Pier da Morrone che divenne appunto papa nel 1294 con il nome di Celestino V e solo cinque mesi dopo l’investitura rinunciò all’ufficio, lasciando via aperta a quel Bonifacio VIII causa, a giudiizo di Dante, di tutte le sue pene e della rovina della stessa Firenze.

Già il Boccaccio aveva qualche perplessità in merito a tale identificazione (“chi costui si fosse, non si sa con certezza“) tant’è vero che il Benvenuto riconosceva nell’ignavo invece Esaù, che rinunciò al diritto di primigenitura in favore di Giacobbe.

In realtà molto induce a non ritenere valida l’identificazione con Celestino V: l’attacco di Dante è forte, del tutto ingiustificato se sol pensiero si volge al fatto che l’eremita rinunciò all’ufficio per consapevole scelta e fermo umile riconoscimento dei propri limiti, non certo per vile rinuncia. Per i nemici di Bonifacio VIII, Celestino V, canonizzato già nel 1313, era addirittura segno di virtù da contrapporsi al papa “politico” suo successore.

Personalmente ho sempre ritenuto che l’ignavo che fece il gran rifiuto fosse Pilato, sia per la gravità intrinseca che per la rinomanza proverbiale del suo atto.

Ovviamente tale interpretazione in nulla vuol porsi contro quella mirabile dottrina che vede nello stesso Pilato uno strumento del Gran Disegno di Salvazione e Redenzione.

h1

Metafora e Sineddoche: approfondimento

21 agosto 2007

Dati in precedenza brevi ragguagli su Metafora, Sineddoche e Metonimia, ritorno sull’argomento per qualche breve aggiunta ed approfondimento.

Per Jakobsonlo sviluppo di un discorso può aver luogo secondo due differenti direttrici semantiche: un tema conduce ad un altro sia per similarità, sia per contiguità. La denominazione più appropriata per il primo caso sarebbe direttrice metaforica, per il secondo direttrice metonimica, poiché essi trovano la loro espressione più sintetica rispettivamente nella metafora e nella metonimia” (che per J. comprende anche la sineddoche: n.d.r.*; Jakobson R., Saggi di linguistica generale, Milano 1966).

Nella Metafora sono cioè confrontati termini che hanno un rapporto paradigmatico, di somiglianza: i due termini rimangono l’uno esterno all’altro (es.: capelli e oro); nella Metonimia il rapporto è sintagmatico, di contiguità: il rapporto tra i termini è interno (es.: vela per nave).

Per Henrynella metafora l’intelletto sovrappone i campi semici di due termini appartenenti a campi associativi diversi (e talvolta anche assai lontani l’uno dall’altro), finge di ignorare che vi è un solo tratto comune (raramente ve ne sono di più) e opera la sostituzione dei termini (Henry A., Metonimia e Metafora, Torino 1975).

In capelli d’oro i due campi semici** relativi l’uno a capelli, l’altro a oro hanno un unico tratto o elemento in comune: il colore giallo, che permette lo spostamento semantico e rende possibile la metafora.

* – * – *

Secondo gli autori della Retorica Generale la sineddoche si esprime secondo due moduli differenti:

– nel primo modulo (o scomposizione esocentrica) le proprietà di un elemento sono distribuite alle parti costituenti; attribuisco alle parti di albero (a foglie, rami, tronco) i semi di albero;

– nel secondo modulo (o scomposizione endocentrica) le stesse proprietà di un elemento (es: albero) sono attribuite a sottoclassi di elementi omogenei (pioppo). Il rapporto che unisce classi e sottoclassi è quello di genere a specie. “La scomposizione questa volta non è distributiva ma attributiva, riferendosi ogni parte ad un albero al quale sono attribuiti tutti i semi dell’albero, più dei determinanti specifici“.

La Sineddoche può inoltre essere particolarizzante o generalizzante.

La sineddoche particolarizzante è del tipo vela per nave; quella generalizzante si ha ad esempio con il termine mortali, per uomini, derivante dalla soppressione parziale di semi (mortali sono anche gli animali).

Come più sopra ricordato, per Eco la sineddoche è un caso di interdipendenza semica, consistente nella selezione di un sema per il semema cui appartiene (vela per nave) o viceversa, ossia di un semema per uno dei suoi semi (mortale per uomo).

Si considerino le frasi “ho sette bocche da sfamare” e “hai la bocca per rosicchiare“.

Il lessema “bocca” decontestualizzato ha una costituzione semantica che può teoricamente rappresentarsi almeno secondo due linee che muoveranno in due direzioni diverse. Il punto di maggior vicinanza si ha con faccia e denti. Una linea, quella che per così dire parte da faccia raggiungerà in mete successive testa, corpo, persona, uomo; l’altra, quella che parte da denti, proseguirà con lingua, palato e via dicendo.

Nel primo esempio bocca è uno dei semi che formano il semema persona, sovraordinato rispetto a corpo, testa, faccia, ed, ovviamente, a bocca.

Nel secondo esempio bocca sostituisce denti: il processo è generalizzante perché il termine traslato è un semema che sta al posto di un sema sotto ordinato.

Su questa via, per gli autori della Retorica Generale la Metafora è la risultante di due operazioni consistenti nell’addizione e nella soppressione di semi. Come tale è il prodotto di due Sineddochi, una particolarizzante di primo modulo ed una generalizzante di secondo modulo.

Si consideri la metafora: la betulla è la fanciulla dei boschi

La prima sineddoche (generalizzante) è tra fanciulla (termine di partenza) e flessibile (termine intermedio); la seconda sineddoche (particolarizzante) è tra flessibile (termine intermedio) e betulla (termine di arrivo).

Per Eco, invece, la Metafora è una catena di Metonimie.

[Cliccate sul relativo link per chiarimenti in materia di Antonomasia, Iperbole, Litote]

* -* – *

* Per Eco Sineddoche e Metonimia sono entrambi casi di interdipendenza semica: l’interdipendenza consiste nella selezione di un sema per il semema cui appartiene (vela per nave) o viceversa, ossia di un semema per uno dei suoi semi (mortale per uomo). Si veda oltre.
** Seme è l’unità minima di significato che si realizza nell’ambito di una configurazione semantica: ogni parola (lessema) può essere scomposta in semi; la differenza fra i lessemi è dovuta alla diversa composizione semica. Il Semema è il fascio di tratti semantici (appunto semi) che si realizza in un lessema. Ma si veda meglio in narrativa…

[Per la redazione del presente post mi sono avvalso del contributo imprescindibile di Marchese, Dizionario di retorica e stilistica, Mondadori, 1992]

h1

Della Fallacia Naturalistica e della Deontica: premessa

29 giugno 2007

Quand’anche ciò apparisse d’effetto assurdo e spaesante, ossia “bello quanto il fortuito incontro su un tavolo operatorio di una macchina da cucire e di un ombrello” (citando Isidore Ducasse de Lautréamont), chi da tempo scorre queste brevi pagine già sa che accanto a passi legati ad un tempo passato che non si vuol abbandonare, pone solida base anche l’ardita analisi; che accanto alla disimpegnata fuga verso lidi lontani, preme forte e vincente l’afflato verso la ricerca, lo studio, la riflessione.

E se vari sono gli interessi e breve il tempo; se lo sguardo segue il volo radente e poi ardito di un’intuizione, così pure lo scritto mutevole appare, e sempre diverso, quasi guida alcuna vi sia a stringerne le redini, “mentre laggiù l’Eridano attende“.

Che rischio vi sia, in un molteplice divagante, non v’è ragione di dubitare. Ma poiché nella sede attuale non v’è neppur ragion di seguire alcuna regola accademica stringente (se non la veridicità delle fonti), così accanto alla mera fuga potrà sempre apparire la digressione che vuol farsi pensiero compiuto, pur nella transeunte immanenza dell’occasione, della circostanza.

Ecco allora che trattar di fallacia non totalmente fuor di luogo appare, non sussistendo alcun reale canone di coerenza stringente che impedisca il salto, che neghi al pensiero il suo slancio o alla passione il soddisfacimento.

A presto dunque il primo passo.

h1

Amarcord – Così conoscemmo il Giappone… ed un po’ della sua storia (4)

19 maggio 2007

BATTLESHIP YAMATO – STARBLAZERS

Uno dei più noti e visti anime degli anni ’80 fu senz’altro quello che in Italia conoscemmo come Starblazers. L’anime, in 3 serie, enarra le avventure di una nave spaziale (in Italia chiamata Argo), dotata del potentissimo Cannone ad onde moventi, lanciata nel disperato tentativo di salvare la terra.

We're off to outer space
We're leaving Mother Earth
To save the human race
Our Star Blazers

Searching for a distant star
Heading off to Iscandar
Leaving all we love behind
Who knows what danger we'll find?

We must be strong and brave
Our home we've got to save
If we don't in just one year
Mother Earth will disappear

Fighting with the Gamilons
We won't stop until we've won
Then we'll return and when we arrive
The Earth will survive
With our Star Blazers

Ecco la versione orecchiabile, molto meno epica, italiana.

Potrete trovare l’elenco ed il riassunto di tutte le puntate di tutte le serie qui. Ulteriori informazioni qui.

Forse non tutti sanno però che caratteristica principale dell’anime è quella di far rivivere, nella finzione, il mito storico della grande nave da battaglia della Seconda Guerra Mondiale, orgoglio della marina imperiale nipponica, YAMATO. Nell’anime infatti la grande nave da battaglia viene riportata alla luce dopo il suo lungo sonno. Il relitto viene completamente recuperato, dotato di motori antimateria e trasformato in nave spaziale.

Nella realtà, la storia della Yamato non fu affatto gloriosa. La nave, dopo aver combattuto nella battaglia dei Coralli, avrebbe dovuto poi fornire appoggio basilare nella battaglia di Midway (4 giugno 1942) ed al successivo sbarco. Sopresa dall’intraprendenza americana, perse tutte e 4 le portaerei, la marina giapponese dovette però rivedere radicalmente i suoi piani e la Yamato dovette ritirarsi senza avere sparato nemmeno un colpo. Poco tempo dopo, la Yamato perse il suo condottiero, l’ammiraglio Yamamoto, e per il resto del conflitto non ebbe invero alcuna fortuna, segnando infine purtroppo tragicamente il destino dei quasi 3.000 uomini del suo equipaggio.

La Yamato era una corazzata grandiosa, dalla capacità di fuoco impressionante e dalla manovrabilità incredibile. Non vi era alcuna nave al mondo in grado di resisterle in uno scontro diretto.

Stazza a vuoto: 63.200 t; dimensioni: 253m x 38,9m x 10,9m; armamento: 9 cannoni da 460mm (3 torrette trinate): i cannoni più grandi di cui fu mai dotata una nave da battaglia, dalla gittata massima di 42.000 metri!; 12 cannoni da 155mm; 12 cannoni da 127mm; 24 contraerei (poi146) da 25mm.

Dopo la terribile disfatta di Leyte (la più grande battaglia navale della storia) dalla quale la Yamato scampò per miracolo (e dove conobbe invece la fine la gemella Musashi), il Giappone aveva perso oramai ogni speranza di vincere la guerra in mare e l’ultima missione affidata all’ammiraglia della marina imperiale fu quello di raggiungere Okinawa con il solo scopo di arenarsi lungo la costa per fornire l’ultimo baluardo con i suoi potentissimi cannoni. La Yamato non potè però portare a termine nemmeno questo suo ben triste e folle compito: ancora una volta l’ingenuità strategica della marina imperiale segnò il destino della più potente nave costruita fino ad allora. Appena salpata, fu intercettata da un sommergibile americano che senza difficoltà riuscì a segnalare la sua posizione: più di 300 aerei americani si lanciarono così contro l’ammiraglia e la sua misera scorta. Praticamente sola, benché più opportunamente riarmata, la Yamato, soverchiata dal numero dei nemici contro cui la potenza di fuoco era assolutamente inutile, resistette finché potè. Quella mattina del 7 aprile 1945, al largo di Kyusho, la Yamato veniva al fine colpita da 7 bombe e 12 siluri.

[Attenzione: le immagini seguenti sono molto forti e cruenti; per gli animi sensibili è meglio proseguire oltre…]

L’agonia si protrasse a lungo fin quando le fiamme raggiunsero i depositi delle munizioni. La Yamato letteralmente esplose inabbissandosi per sempre. Furono salvati poco più di 200 membri del suo equipaggio che, al momento della battaglia, le fonti riportano ammontasse a 2.767 uomini.

yamatofine.jpg

Per ulteriori informazioni premete qui.

Nonostante l’assurda fine, il mito della yamato permane ancora… e nell’anime trova una nuova gloriosa rinascita.

Ecco l’originale giapponese (uchuu senkan yamato/ space battleship yamato):

Segnalo infine l’esistenza di alcuni lungometraggi sulla saga di starblazer (Yamato per sempre e Yamato, l’ultimo viaggio rispettivamente del 1980 e del 1983) e di un videogioco per playstation2 del 2005 ad essa ispirato.

A significare il grande impatto culturale dell’anime, così fortemente rievocativo, sottolineo che spesso le bande della Marina Militare Giapponese ne riproducono il tema musicale e che nel centro della città di Tsuruga, nella prefettura di Fukui, fanno bella mostra di sè due dozzine di statue che ne raffigurano personaggi ed eventi. Erette nel 1999, tali statue, afferenti anche la nota serie Galaxy Express 999, celebrano Leiji Matsumoto, creatore anche di Capitan Harlock, la Regina dei Mille Anni e Danguard.

(Cliccate sulle foto per ingrandire)

yamatotsuruga02.jpg

yamatotsuraga011.jpg

yamatotsuruga041.jpg

yamatotsuruga08.jpg

Per vedere ulteriori foto, premete qui!

Note: Le immagini relative all’ultima battaglia della Yamato sono tratte dal film Otokotachi no Yamato, del 2005. Dato rilevante ed assai significativo è che, per la realizzazione del film, è stato ricostruito, nei cantieri navali di Onomichi, prefettura di Hiroshima, un modello a dimensione naturale della stessa Yamato. Al perchè non si sia ricorsi alla computer grafica, il produttore del film Haruki Kadokawa ha così risposto: “La computer grafica non sarebbe stata in grado di trasmettere la grandezza della Yamato. Non avrebbe dato un effetto reale. Sul grande schermo la differenza sarebbe stata lampante. Un film ha successo oppure non lo ha a seconda di quanto riesce a dare un’impressione di realtà, perciò abbiamo fatto di tutto per simulare al meglio una situazione reale“.

Il Museo dedicato alla Yamato è a Kure, prefettura di Hiroshima. Tra i resti conservati si distingue in particolare una notevole sezione del relitto, pari nel complesso ad un decimo della nave stessa (visita il sito del museo di kure).

E se non avete idea di quando potrete visitarlo, ecco un’anticipazione di quello che potreste trovarvi:

E se Vi capitasse di fare un giro sulla nave vera e propria... ecco cosa potreste vedere:

Sulla prua della corazzata Yamato campeggia un fiore: è il crisantemo imperiale (se ponete attenzione lo riconoscerete anche nella parte anteriore delle macchine della polizia in molti anime).

Altri articoli dell’Oracolo sulla Yamato: vedi categoria omonima a lato

Altrimenti per Link diretti:

Yamato e Blue Noah

Yamato e… modelli (Lego)

yamato31.jpg