Archive for the ‘Rethorica’ Category

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Antonomasia, Iperbole, Litote.

20 febbraio 2008

Sembrerà strano, ma due dei posts in assoluto più letti in questo blog sono quelli dedicati alla retorica. Probabilmente la circostanza è determinata da una non certo elevata quantità di siti o blog che si occupano di un argomento del genere. Dal momento che, per mio particolare interesse, avrei continuato a trattarne, il fatto che molti lettori siano interessati mi induce a ritornare sull’argomento.

Si è già parlato di metafora, sineddoche, metonimia.

Allargando un poco lo sguardo e procedendo per classificazioni generali, può utilmente aggiungersi che metafora, sineddoche, metonimia sono figure retoriche* di significazione, ossia Tropi (dal greco trépo=volgo, trasferisco): come si è visto riguardano il cambiamento di senso delle parole.

In questo si affiancano ANTONOMASIA, IPERBOLE e LITOTE.

L’Antonomasia consiste infatti nel sostituire un nome comune con un nome proprio (ad esempio: L’Avvocato per indicare Agnelli) oppure un nome proprio con una caratterizzazione, universalmente conosciuta, del possessore.

Il diritto commerciale conosce l’istituto della volgarizzazione del marchio, che si ha appunto quando un prodotto individuato con un determinato marchio assurge, per diffusione e notorietà, ad indicare non più uno specifico prodotto all’interno di una categoria, ma la categoria stessa: es. Nylon per copertura trasparente impermeabile.

La perifrasi (o circonlocuzione**) può essere utilizzata per indicare un’antonomasia: il flagello di Dio (Attila).

Il Morier (Dictionnaire de poétique et de rhétorique, Parigi 1975) identificava l’antonomasia con un caso particolare della metonimia.

Nell’Iperbole si utilizzano parole esagerate per esprimere un concetto oltre i limiti della verosimiglianza: es. E’ un secolo che non ti vedo.

Nella Litote si afferma un concetto negando il suo opposto: es. Don Abbondio non era nato con un cuor di leone (Manzoni). Si ha quindi una diminuizione o attenuazione semantica che richiede al lettore una operazione inversa di corretta integrazione di senso.

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* Con inversione logica rispetto a più corretta struttura esemplificativa tratterò della natura delle figure retoriche successivamente ad una loro iniziale classificazione: ciò è dovuto all’occasione della trattazione dell’argomento retorica in questi luoghi.

**la Circonlocuzione o Perifrasi consiste nell’indicare una persona o una cosa indirettamente, attraverso appunto un giro di parole. Alcuni, per il vero, distinguono i due termini, usati invece solitamente come sinonimi: si avrebbe Circonlocuzione allorché il fine fosse evitare un punto delicato, aggirando la difficoltà; Perifrasi si avrebbe invece quando il fine fosse evitare una espressione volgare od ornare stilisticamente il discorso (ancora Morier: vd. sopra).

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Metafora e Sineddoche: approfondimento

21 agosto 2007

Dati in precedenza brevi ragguagli su Metafora, Sineddoche e Metonimia, ritorno sull’argomento per qualche breve aggiunta ed approfondimento.

Per Jakobsonlo sviluppo di un discorso può aver luogo secondo due differenti direttrici semantiche: un tema conduce ad un altro sia per similarità, sia per contiguità. La denominazione più appropriata per il primo caso sarebbe direttrice metaforica, per il secondo direttrice metonimica, poiché essi trovano la loro espressione più sintetica rispettivamente nella metafora e nella metonimia” (che per J. comprende anche la sineddoche: n.d.r.*; Jakobson R., Saggi di linguistica generale, Milano 1966).

Nella Metafora sono cioè confrontati termini che hanno un rapporto paradigmatico, di somiglianza: i due termini rimangono l’uno esterno all’altro (es.: capelli e oro); nella Metonimia il rapporto è sintagmatico, di contiguità: il rapporto tra i termini è interno (es.: vela per nave).

Per Henrynella metafora l’intelletto sovrappone i campi semici di due termini appartenenti a campi associativi diversi (e talvolta anche assai lontani l’uno dall’altro), finge di ignorare che vi è un solo tratto comune (raramente ve ne sono di più) e opera la sostituzione dei termini (Henry A., Metonimia e Metafora, Torino 1975).

In capelli d’oro i due campi semici** relativi l’uno a capelli, l’altro a oro hanno un unico tratto o elemento in comune: il colore giallo, che permette lo spostamento semantico e rende possibile la metafora.

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Secondo gli autori della Retorica Generale la sineddoche si esprime secondo due moduli differenti:

– nel primo modulo (o scomposizione esocentrica) le proprietà di un elemento sono distribuite alle parti costituenti; attribuisco alle parti di albero (a foglie, rami, tronco) i semi di albero;

– nel secondo modulo (o scomposizione endocentrica) le stesse proprietà di un elemento (es: albero) sono attribuite a sottoclassi di elementi omogenei (pioppo). Il rapporto che unisce classi e sottoclassi è quello di genere a specie. “La scomposizione questa volta non è distributiva ma attributiva, riferendosi ogni parte ad un albero al quale sono attribuiti tutti i semi dell’albero, più dei determinanti specifici“.

La Sineddoche può inoltre essere particolarizzante o generalizzante.

La sineddoche particolarizzante è del tipo vela per nave; quella generalizzante si ha ad esempio con il termine mortali, per uomini, derivante dalla soppressione parziale di semi (mortali sono anche gli animali).

Come più sopra ricordato, per Eco la sineddoche è un caso di interdipendenza semica, consistente nella selezione di un sema per il semema cui appartiene (vela per nave) o viceversa, ossia di un semema per uno dei suoi semi (mortale per uomo).

Si considerino le frasi “ho sette bocche da sfamare” e “hai la bocca per rosicchiare“.

Il lessema “bocca” decontestualizzato ha una costituzione semantica che può teoricamente rappresentarsi almeno secondo due linee che muoveranno in due direzioni diverse. Il punto di maggior vicinanza si ha con faccia e denti. Una linea, quella che per così dire parte da faccia raggiungerà in mete successive testa, corpo, persona, uomo; l’altra, quella che parte da denti, proseguirà con lingua, palato e via dicendo.

Nel primo esempio bocca è uno dei semi che formano il semema persona, sovraordinato rispetto a corpo, testa, faccia, ed, ovviamente, a bocca.

Nel secondo esempio bocca sostituisce denti: il processo è generalizzante perché il termine traslato è un semema che sta al posto di un sema sotto ordinato.

Su questa via, per gli autori della Retorica Generale la Metafora è la risultante di due operazioni consistenti nell’addizione e nella soppressione di semi. Come tale è il prodotto di due Sineddochi, una particolarizzante di primo modulo ed una generalizzante di secondo modulo.

Si consideri la metafora: la betulla è la fanciulla dei boschi

La prima sineddoche (generalizzante) è tra fanciulla (termine di partenza) e flessibile (termine intermedio); la seconda sineddoche (particolarizzante) è tra flessibile (termine intermedio) e betulla (termine di arrivo).

Per Eco, invece, la Metafora è una catena di Metonimie.

[Cliccate sul relativo link per chiarimenti in materia di Antonomasia, Iperbole, Litote]

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* Per Eco Sineddoche e Metonimia sono entrambi casi di interdipendenza semica: l’interdipendenza consiste nella selezione di un sema per il semema cui appartiene (vela per nave) o viceversa, ossia di un semema per uno dei suoi semi (mortale per uomo). Si veda oltre.
** Seme è l’unità minima di significato che si realizza nell’ambito di una configurazione semantica: ogni parola (lessema) può essere scomposta in semi; la differenza fra i lessemi è dovuta alla diversa composizione semica. Il Semema è il fascio di tratti semantici (appunto semi) che si realizza in un lessema. Ma si veda meglio in narrativa…

[Per la redazione del presente post mi sono avvalso del contributo imprescindibile di Marchese, Dizionario di retorica e stilistica, Mondadori, 1992]

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La Metonimia, la Sineddoche e la Sinestesia

30 aprile 2007

Parlando della metafora si sono nominate la metonimia e la sineddoche.

La Metonimia, citando il Marchese, “è una figura di trasferimento semantico fondata sulla relazione di contiguità logica e/o materiale tra il termine letterale e il termine traslato“. Con la metonimia si ha quindi la sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo un rapporto di contiguità. Capiterà così che nell’enunciato si sostituisca la causa con l’effetto e viceversa; il concreto con l’astratto e viceversa; l’oggetto con la materia; il contenuto con il contenente; l’autore al posto dell’opera.

Gli esempi spiegano molto di più di mille parole. Prendiamo l’enunciato: “bevi un bicchiere”. E’ ovvio che non si trangugerà il vetro, ossia il recipiente, ma il suo contenuto. Il termine” bicchiere”, nella frase, è usato in sostituzione di un altro (vino, acqua, ecc…) che con quello ha una evidente relazione. “Ho comprato un Raffaello”: è ovvio che l’amante di arte non avrà comprato il pittore, ma una sua opera. Anche qui il termine “Raffaello” è usato al posto di un altro (quadro). “Talor lasciando le sudate carte“: nella frase di Leopardiana memoria viene esemplificata la sostituzione dell’effetto con la sua causa. Vengono tralasciati gli studi impegnativi che fanno sudare sui libri.

La Sineddoche, come la metonimia, è una figura semantica che verte sul trasferimento di significato da una parola a un’altra, in base ad una relazione di contiguità. Però mentre nella metonimia la contiguità è spaziale, temporale o causale, nella sineddoche la relazione è di maggiore o minore estensione.

La Sineddoche rappresenta quindi: la parte per il tutto (vela per nave) e viceversa; il genere per la specie (mortali per uomini) e viceversa; il singolare per il plurale e viceversa. Anche qui un esempio che mi pare illuminante: “Le vele presero il largo nel meriggio”. Con questo enunciato evidentemente sottintendo che siano delle barche a prendere il largo. Dico “vele” ma intendo “barche” che stanno alle vele in rapporto di maggiore a minore: la barca comprende anche la vela.

In ultimo la Sinestesia, che è una particolare forma di metafora (da qui il motivo per trattarne ora). Nella sinestesia si associano termini appartenenti a sfere sensoriali diverse. Esempio: fredde luci (tatto e vista); oscura voce (vista e udito).

Al seguito, i necessari approfondimenti.

Cliccate sul relativo link per chiarimenti in materia di Antonomasia, Iperbole, Litote

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La Metafora, la Similitudine, l’Allegoria

29 aprile 2007

In una di quelle solite serate in cui capitava di spontaneamente trascorrere dalla narrazione delle nuove disavventure dello Skrondo alla creazione di massimi sistemi, accadde che, complice una divergenza di opinioni tra l’Esecrabile (allora “il Mostro”) e Due Neroni (se non vado errato), si addivenisse a disquisire in merito alla differenza tra metafora, similitudine e allegoria. Non ho memoria delle conclusioni cui allora si pervenne: con tutta probabilità l’argomento venne tralasciato al comparire delle pizze o all’inizio di qualche divagazione digressiva del Signore della Morte e Della Distruzione (ammesso fosse lui l’altro interlocutore – cosa della quale sinceramente non posso dirmi certo).

Questo il kairòs, mi piace ritornare sull’argomento. E quindi, caro lettore, preparati al peggio.

In retorica, la metafora fu originariamente definita “similitudo brevior“(Quint. VIII, 6, 8 ) e tradizionalmente è in effetti considerata una similitudine accorciata.

La Similitudine è, come noto, tropo fondamentale della retorica: figura semantica, è di norma costituita da un raffronto o un paragone tra immagini introdotto da come, simile a, ecc. Es: Alessio è cieco come una talpa.

Nella Metafora, il paragone espresso è tralasciato: l’oggetto è ancora designato per il tramite di altro, legato da un rapporto di similitudine, ma questo si sottace. Es: Alessio è una talpa.

Su questo punto già si arrivò, mi pare, anche in quella famosa sera: il lettore più attento, seppur digiuno di studi di retorica, avrà senz’altro notato però una ulteriore radicale differenza tra Metafora e Similitudine, cui ovviamente dà cagione l’eliminazione nell’enuciato del “come”. In verità, in pari modo di Metonimia e Sineddoche, la Metafora opera un particolare effetto di traslazione semantica. Quando si dice “Alessio è una talpa” non si afferma che Alessio è precisamente quell’animale, che ha cioè quattro zampe, una coda, ecc. La metafora “è una talpa” non indica un referente, ma un significato traslato diverso da quello letterale. Così anche la metafora “capelli d’oro”: i capelli non sono del materiale dal simbolo chimico AU, ma sono chiari come chiaro, biondo, è l’oro.

Lo spostamento semantico può avvenire tramite un termine intermedio che accomuna proprietà inerenti ai due termini che sono punto di partenza (in retorica: veicolo della metafora) e punto di arrivo (tenore della metafora). Ad esempio: la metafora “il dente della montagna” s’incardina sulla traslazione “cima” – “dente”, resa possibile dal termine intermedio “appuntito” sotteso ad entrambi.

Nell’Allegoria un termine (denotazione) si riferisce ad un significato più profondo e nascosto (connotazione). Ad esempio, le tre fiere di Dante allegoricamente alludono alle disposizioni peccaminose che ostacolano la conversione dell’uomo singolo e distruggono i fondamenti dell’ordine politico ed etico: lussuria, superbia e cupidigia. Così, ancora, a livello denotativo “veltro” significa cane da caccia; la connotazione allegorica è costituita da un riformatore spirituale.

Al prosieguo gli inevitabili e necessari approfondimenti.

Cliccate sul relativo link per chiarimenti in materia di Antonomasia, Iperbole, Litote

[Per la redazione del presente post mi sono avvalso del contributo imprescindibile di Marchese, Dizionario di retorica e stilistica, Mondadori, 1992]