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Critico Tv: Addio Wrestling ?!?

29 giugno 2007

Dal Corriere della Sera: “Coraggiosa iniziativa editoriale della direzione di Italia 1 «nel rispetto dei più piccoli»: non trasmetterà più combattimenti di wrestling. Una iniziativa innescata dalla tragedia che nei giorni scorsi ha visto come protagonista e vittima al tempo stesso il campione Chris Benoit, componente della WWE, la World Wrestling Entertainment. Benoit ha ucciso dapprima la moglie, quindi il figlioletto e poi si è impiccato, il tutto nella propria lussuosa abitazione in Georgia.
STOP AL WRESTLING – Il direttore di Italia 1, Luca Tiraboschi, ha fatto sapere che si tratta di una rinuncia al programma di successo «Wrestling Smack Down!», in onda ogni domenica alle 10.45, fatta «nel rispetto del pubblico dei più piccoli che non può correre il rischio di confondere la realtà con la fantasia». Tiraboschi sottolinea in una dichiarazione che «finché si trattava di botte tra personaggi al confine tra i supereroi dei fumetti e i protagonisti dei cartoni animati, tutto funzionava nei giusti canoni dello spettacolo e del divertimento. Quando poi la cronaca nera più efferata contamina la nostra proposta, allora Italia Uno non ci sta più»
“.

Non nascondo la mia perplessità.

Il wrestling è stato al centro di vive polemiche fin dalle prime apparizioni sulla televisione italiana. Se ne depracava la violenza e l’incoraggiamento alla pericolosa imitazione. Le medesime critiche hanno costretto non molti mesi or sono tale spettacolo (perchè di mero spettacolo si tratta) all’abbandono della prima serata del sabato ed il ritorno al ben più infelice orario della domenica mattina e poi del sabato mattina.

Incoraggiamento all’imitazione. Incitazione alla violenza. Critiche che, come nei posts pubblicati solo ieri, Malaspina ricordava essere state mosse a Goldrake. Chissà perchè io che guardavo il catch giapponese, Goldrake, Zambot III…su su fino a Ken il Guerriero non ho mai picchiato nessuno né ho mai dato il tormento a nessuno. Sull’argomento molto e bene si è già intrattenuto il buon Carlo Becchi, al cui post totalmente rinvio, nulla in particolare avendo da aggiungere o tantomeno da eccepire.

A mio avviso, il wrestling non era ragionevolmente considerabile una minaccia per “i più deboli”, per coloro che più facilmente potevano essere impressionati, ossia i bambini. Se c’era e c’è un pericolo, questo era ed è certo insito nel ruolo di supplenza educativa che spesso i genitori assegnano alla televisione abdicando, di buon grado, per incapacità o superficialità, ai loro obblighi. Il pericolo è insito in quei genitori che si scagliano contro i professori che “fascistamente” (come ho letto in un blog non molto tempo fa) precludono “durante l’ora delle lezioni”(!!!!) l’uso del telefonino agli studenti; che si preoccupano che i loro figli non facciano la figura degli stupidi e provvedano a “farsi furbi”, cercando di ottenere sempre con il minimo sforzo (magari a spese di altri) il massimo risultato; che lungi dal premiare l’impegno e la serietà non insegnano alcun valore; che abbracciando l’imperante relativismo etico dei nostri giorni insegnano che sostanzialmente non esiste alcuna distinzione tra giusto e sbagliato. Salvo poi ovviamente lamentarsi con gli insegnanti che non hanno fatto “il loro mestiere” e non hanno insegnato niente…e con i responsabili delle televisioni per aver mandato in onda messaggi sbagliati che hanno negativamente influenzato la debole prole…(!!!!)

Ovviamente il ragionamento dei responsabili Mediaset nel frangente attuale spero si ponga su un piano diverso, per quanto in realtà i timori resi palesi dalle dichiarazioni rilasciate lascino purtroppo adito a qualche dubbio.

La cronaca della vita reale ha dimostrato che un “buono” del ring è stato capace di uccidere l’intera sua famiglia. Il buono della finzione è risultato essere un cattivo della realtà. Sotto questo profilo ritengo sinceramente che qualche spiegazione ai più piccoli sarebbe stata opportuna: per spiegare che non bisogna smettere di credere “nei buoni” perchè uno di loro si è dimostrato essere tutt’altro; per dar sostegno nel momento della caduta del mito e del risveglio dal sogno. Insomma: per educare.

Da qui, arrivare a sopprimere un programma e, soprattutto, questo programma, mi rende, come anticipato, sinceramente perplesso. Se la finzione dei cartoni e dei programmi come il wrestling spaventa tanto, perché non si provvede nella stessa misura, nel perseguimento dei medesimi fini, nei riguardi di programmi ben più violenti e diseducativi, specie perché reali? Perché, se si teme l’imitazione, se davvero si crede che la mancanza di valori certi possa disorientare, la scure della censura non si abbatte su trasmissioni come i reality e Lucignolo? I primi inculcano nelle menti deboli il principio del “tutto fare pur di apparire”; i secondi mostrano quale assoluta mancanza di valori, quale deriva, intellettuale e morale, conoscono i giovani, presto preda del facile piacere dello “sballo” (in tutte le accezioni possibili).

Mi si dirà: gli orari di trasmissione sono diversi e diverse sono le fasce di età degli spettatori.

Non è vero. I reality “pescano” assidui spettatori nelle fasce dei più giovani: io stesso, in treno, ricordo intere scolaresche accesamente dibattere sulle vicessitudini dei reclusi del Grande Fratello, con tutt’atro che sporadiche imitazioni dei gesti meno nobili di quei sub-normali acclamati agli altari della notorietà come “personaggi”. E molti spezzoni di Lucignolo vengono presentati in fascia pomeridiana.

Che la verità sia ambigua, di difficile interpretazione, non v’è dubbio; che i personaggi nascondano fragilità e debolezze, meschinità e malignità umane è altrettanto certo. Ciò però, lungi dall’indurre all’abdicazione da ogni principio, deve esser sprone per spiegare ed educare, non rinuncia, non resa.

Se la finzione spaventa, se non si è in grado di spiegare il perché un eroe nella realtà possa essere tutt’altro, come si riuscirà a spiegare l’ambiguità, la difficoltà, la tragicità della vita reale?

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